Archivi categoria: Pensieri inutili

Riflessioni ancora più trascurabili delle altre

Manifesto della comunicazione non ostile

È uscito il Manifesto della comunicazione non ostile, o meglio una sua bozza, il cui scopo – cito dal sito – è “ridurre, arginare e combattere le pratiche e i linguaggi negativi della Rete”. Continua la lettura di Manifesto della comunicazione non ostile

Fatti, interpretazioni, scemenze

Non ci sono fatti ma solo interpretazioni.
E io son d’accordo con questa affermazione, alla quale però aggiungo subito che non tutte le interpretazioni sono uguali, e alcune sono proprio stupide.

Prendiamo un esempio dalla politica ticinese.
Come interpretare l’esito della votazione popolare sull’iniziativa “Prima i nostri!”?
Che la maggioranza dei votanti ha deciso di modificare la costituzione cantonale inserendo, tra le altre cose, il principio che “sul mercato del lavoro [viene] privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio per rapporto a chi proviene dall’estero”.
Un articolo banalmente compatibile con la dichiarazione che è “meglio un ottimo insegnante straniero che uno residente sufficiente”, perché banalmente se uno è ottimo e l’altro solo sufficiente, non si rientra per nulla nelle pari qualifiche.

Eppure secondo qualcuno – il politico Massimiliano Robbiani, addirittura con un’interrogazione – quella affermazione è “scandalosa” e un “modo particolare di interpretare la votazione popolare”.
Evidentemente per questa persona non conta il testo della norma approvata. Conta lo spirito, il sentimento della popolazione – e trattandosi di un concetto terribilmente vago, è doveroso aggiungere “quello che secondo lui è lo spirito e il sentimento della popolazione”.

Due interpretazioni diverse. Una logica e razionale, l’altra che vaga, indefinita e potenzialmente pericolosa. Vedete voi.

No, non ho previsto la vittoria di Trump

Presidente eletto (foto di Gage Skidmore)
Presidente eletto (foto di Gage Skidmore)

Ero convinto che avrebbe vinto Hillary Clinton. E pure con un certo margine.
Però, col post di ieri, potrei anche spacciarmi per uno che se lo sentiva, che il candidato repubblicano avrebbe sconfitto la candidata democratica. Ovviamente non avrebbe senso, per me, cercare di spacciarmi per un politologo “in sintonia con il vero volto degli USA”. Anche perché quale sarebbe questo “vero volto”? Stiamo parlando di una nazione di oltre trecento milioni di abitanti sparpagliati in 9 milioni di chilometri quadrati: trovo quasi offensivo pensare che una simile moltitudine abbia un unico vero volto.

Il fatto è che ho l’impressione che molti1 di quelli che oggi dicono di aver previsto la vittoria di Trump non siano necessariamente più sagaci di me, ma abbiano semplicemente più faccia tosta.

  1. Molti, non tutti. []

Una parte di me ci spera, che vinca Trump

Trump (foto di Michael Vadon)
Trump (foto di Michael Vadon)

Lo confesso, una parte di me spera che a vincere le elezioni statunitensi sia il candidato repubblicano Donald Trump.
Non perché lo consideri migliore di Hillary Clinton o perché speri che una batosta elettorale possa spingere i democratici a cambiare. Tutt’altro: per quanto Clinton sia tutt’altro che perfetta – ma chi lo è, visto che in politica la perfezione significa spesso “la pensa esattamente come me”? – credo sarà un’ottima presidente degli Stati Uniti. E, siamo onesti, la storia del “non ti voto così impari la lezione” ha mai funzionato? Continua la lettura di Una parte di me ci spera, che vinca Trump

Cinquemila dollari per dio

Sono un agnostico tendente ateo. Tradotto in altre parole: nessuna delle prove dell’esistenza di dio mi pare essere valida, magari esiste ma nel dubbio preferisco agire e pensare come se dio non ci fosse.

Il fatto che non consideri valide le prove dell’esistenza di dio non significa che le schifi, che insomma consideri spazzatura tutta la teologia. Anzi: secondo me è lì che troviamo alcuni tra i ragionamenti più raffinati della cultura occidentale.

Premesso tutto questo, adesso parliamo delle Identity proofs for the existence of God.
Le ho scoperte grazie a una mail di un certo Ruud Schuurman che è circolata in una mailing list accademica. Grazie a non ho capito bene quale finanziatore – forse lo stesso Schuurman, non ho approfondito –, vengono offerti cinquemila dollari per pubblicare un articolo sull’esistenza di dio in un numero speciale della rivista Inquiry. Non un premio al miglior testo, ma proprio un compenso per ogni articolo che sarà pubblicato dalla rivista.

In che cosa consiste una ‘identity proof’? Come spiega nell’email, “basically, Identity Proofs argue that God is identical with something that obviously exists, therefore God exists”. Insomma, come George Edward Moore per dimostrare l’esistenza del mondo esterno sollevò la propria mano dicendo “Questa è la mia mano”, grazia alla prova identitaria possiamo dimostrare l’esistenza di Dio semplicemente dicendo “Dio è la mia mano, e quindi esiste”.
Difficile confutare una simile dimostrazione: a meno di non fare gli scettici a oltranza, come sostenere la non esistenza del proprio corpo? Difficile anche capirne l’utilità, non solo religiosa (da tempo il dio dei filosofi è diverso dal dio della fede) ma pure teologica: che me ne faccio di un dio ridotto a qualcosa di banale?

Sto maramaldeggiando un argomento teologico ben più serio? Può darsi. Ma Schrruman propone un articolo per spiegare la sua prova. Nell’abstract – l’articolo completo non l’ho letto – si legge:

The second proof shows that GOD exists because I am GOD, and I exist.

Era meglio la mano.

This girl is taken

Facebook conosce molte cose di me. Alcune informazioni le ho fornite io direttamente, altre le ha ricavate indirettamente “unendo i puntini”.
Queste informazioni hanno un valore che probabilmente non sono in grado di valutare correttamente – e infatti mi sembra equo dare queste informazioni in cambio di un potente strumento di comunicazione, ma ho il sospetto che lo scambio non sia affatto equo.

A ogni modo, queste informazioni vengono sfruttate anche per propormi l’acquisto di prodotti “su misura”. E visto che mi guadagno da vivere scrivendo su un quotidiano, spesso mi imbatto in tazze o felpe che esaltano la professione di giornalista. L’ultima offerta che mi sono trovato è per questa maglietta, immagino da regalare alla mia moglie/compagna:

Suppongo che il sistema abbia controllato che io non sia single od omosessuale. Non si è invece accorto che trovo quella scritta vagamente offensiva, non tanto per l’idea di “marchiare” una persona evidenziando la sua relazione affettiva, piuttosto per l’idea che questa relazione sia questione di “essere preso”, quasi fossero mele in vendita al mercato.

È questione di sensibilità personale: non dico che quella maglietta sia oggettivamete offensiva o sessista; dico che io la trovo così. E visto che me la ritrovo su Facebook – che a suo modo è uno spazio personale –, trovo la cosa fastidiosa.
Insomma, se vuoi fare la pubblicità mirata e personalizzata, falla bene. Altrimenti mi arrabbio.

Ho comprato due libri

L’altro giorno ero in libreria. E ho trovato due libri interessanti.

Il primo è pubblicato da Mondadori. E riporta sul retro, giusto sopra il codice ISBN, un logo “e book disponibile”.
È disponibile, ma se lo voglio lo devo pagare a parte. A prezzo pieno. L’edizione di carta costa 32 euro, quella digitale la metà; in totale 48 euro, ma onestamente chi se li prende tutti e due? Insomma, quel logo suona un po’ come un “esci dalla libreria e prenditi il libro online”.

L’editore del secondo libro è invece UTET. E sulla copertina c’è un bollino “e-book compreso nel prezzo”. Sono andato sul loro sito, mi sono registrato, ho selezionato il libro che ho comprato, ho inserito alcune parole per dimostrare di essere in possesso di quel libro (tipo “l’ultima parola della seconda riga di pagina 93”) e scaricato l’ebook, senza alcun lucchetto digitale, nel formato per Kindle.

Ora, forse la UTET sbaglia: per quanto non ci siano i costi di stampa e distribuzione, la creazione e la gestione di un documento digitale hanno un costo. Il sistema inoltre non è a prova di furbo: basta prendere il libro in prestito in biblioteca, scaricare l’ebook da cellulare mentre si è in libreria oppure, se si è fortunati, cercare la pagina nell’anteprima su Amazon o Google Books.
L’idea mi pare comunque valida: hai il libro cartaceo? Se me lo dimostri, puoi avere l’ebook a condizioni di favore – gratis, come fa per ora UTET, ma andrebbe bene anche a uno o due euro.

Mondadori, invece, fa solo venir voglia di scaricare illegalmente il loro ebook.

Specisti senza cuore

Pare che Red Ronnie si sia schierato a favore dei pidocchi:

I pidocchi non vanno uccisi. Ogni animale ha degli occhi, una bocca, un cuore e del sangue che circola e dei sentimenti. Hanno paure, di conseguenza devi rispettare gli animali come rispetti gli esseri umani.

Ora, di per sé non me ne fregherebbe nulla di quel che dice Red Ronnie, dal momento che non gli riconosco alcun ruolo di intellettuale – e faccio fatica a capire come altri glielo riconoscano, questo ruolo, dando spazio a quel che dice anche quando non parla di musica.
Perché, quindi, riprendo questo appello ai pidocchi? Perché la trovo interessante per il disperato tentativo di umanizzare i pidocchi. Hanno degli occhi, hanno un cuore – come tutti gli animali, dice, ma non è il caso di metterci a fare i biologi – e quindi dobbiamo rispettarli come rispettiamo gli esseri umani.

Insomma, il suo amore degli animali è molto umano e, soprattutto, specista.

Lo stolto indica l’iPhone, il saggio vede il grattacielo

Apple ha presentato un nuovo iPhone, e per le prossime ore, forse giorni, sarà tutto un gran discutere e litigare su questa o quell’altra caratteristica: “è un passo in avanti”, “è un passo indietro”, “ce l’aveva già il produttore X”, “manca comunque la funzione Y” eccetera eccetera. Continua la lettura di Lo stolto indica l’iPhone, il saggio vede il grattacielo

Il comune senso del pudore

Ieri, domenica 21 agosto, Emilio Giannelli ha pubblicato sul Corriere della Sera questa vignetta:

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Qualche giorno prima, il 17 agosto, sul quotidiano belga Le Soir, è invece apparsa questa vignetta di Kroll, ripresa da Internazionale del 19/25 agosto:

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Non so se Giannelli ha copiato Kroll o se semplicemente ha avuto la stessa idea. Mi interessa di più notare le differenze tra le due vignette.
La prima è che Kroll fa indossare all’agente del 2016 una tenuta antisommossa, una finezza a cui Giannelli non ha pensato, forse per privilegiare la classica caricatura della coppia di carabinieri.
Più interessante il fatto che Giannelli ha invertito le due figure femminili – la donna col due pezzi di ‘ieri’ prende il posto di quella col costume interro di ‘oggi’ –, mentre Kroll ha lasciato immutata la donna col costume “moralmente corretto”.
Ma la differenza più interessante è secondo me l’ultima: nella versione francofona l’indecenza di ieri ha le tette al vento, non un semplice bikini.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che il comune senso del pudore non è proprio comune…