Tutti gli articoli di Ivo Silvestro

Le parole sono importanti

È il mio momento Nanni Moretti, quello in cui mi viene voglia di urlare “le parole sono importanti!”.

Accade che in Ticino si discuta della promozione di un poliziotto condannato per aver condivido post nazisti su Facebook. Sul merito non ho voglia di pronunciarmi – mi limito a osservare che, dovesse essere effettivamente promosso, non potrei non guardare con diffidenza e un po’ di timore tutti i sergenti maggiori della Cantonale – ma, come Nanni Moretti, lasciatemi urlare un “le parole sono importanti”. Continua la lettura di Le parole sono importanti

Dio, il burro, l’assenza di prove e la prova dell’assenza

Consideriamo un semplice problema: c’è del burro nel frigorifero? Se non lo apriamo e non diamo un’occhiata ci sarà un’assenza di prove che il burro c’è, ma questo non equivale a una prova della sua assenza. Se guardiamo dentro il frigorifero, lo esaminiamo a fondo e non troviamo traccia di burro allora abbiamo un’assenza di prove che veramente equivale a una prova di assenza.

Julian Baggini, Ateismo. Una brevissima introduzione, Nessun Dogma 2018

Ottima risposta all’obiezione “l’assenza di prove non è una prova dell’assenza”. Rimane, ovviamente, il problema di mettersi d’accorso su qual è l’equivalente, per la divinità, dell’aprire il frigorifero ed esaminarlo a fondo.

Populismo penale e informazione

Ogni violenza sessuale è un abominio da reprimere: da ciò non discende che tutte le violenze sessuali siano ugualmente gravi e vadano punite allo stesso modo. Un sistema rispettoso delle vittime non è un sistema in cui ogni violenza sessuale — al di là dalle modalità di commissione — sia sanzionata con l’ergastolo, la castrazione del perpetratore, la confisca dei suoi averi e una rigorosissima damnatio memoriae; bensì un sistema in cui le pene siano prevedibili, certe e per quanto possibile proporzionate alle condotte concrete, anche quando si tratti di reati così odiosi

Massimiliano Trovato, Aggravanti che non lo erano – a proposito di un fatto di cronaca che ha scaldato gli animi più del dovuto.

Parole di buon senso – merce sempre più rara, putroppo.

La casta e la mezz’ora gratis in rete

Tutti a perculare Luigi Di Maio e la sua proposta di fornire “gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz’ora al giorno a chi non può ancora permettersela”. E ci sta tutto, il perculo, solo che poi ci si dimentica del contesto.
Per il vicepresidente del consiglio la mezz’ora gratis in rete non è il fine, ma il mezzo per raggiungere quello che è il vero obiettivo: far votare le leggi ai cittadini.

Da sempre, con la forza politica da cui provengo, lavoriamo affinché un giorno ci siano referendum senza quorum propositivi anche via Rete, e che possano diventare la normalità per i cittadini.

Referendum. Propositivi. Senza quorum. In Rete.
In pratica, un migliaio di persone, forse anche meno, possono vincolare il parlamento ad approvare una legge semplicemente prendendo lo smartphone e toccando lo schermo. A casa, sul tram, in vacanza o al lavoro – o sotto gli occhi del datore di lavoro.

Che sia una pessima idea, forse oggi se ne sono resi conto anche quelli del Movimento 5 stelle:

Macerie civili

Di rimbalzo la stragrande maggioranza dei quotidiani riprende la succosa vicenda e la quasi totalità di essi non vuole essere da meno nell’iniettare olio lubrificante nei cingoli delle già roboanti ruspe, fors’anche perché orfane, le redazioni dei giornali, del commento di un giurista, di un avvocato, di un laureato in giurisprudenza o persino di uno studente del terzo anno di legge, che possa rendere chiaro come nella notizia del risarcimento danni a favore del nomade non ci sia proprio nulla di straordinario, d’eccezionale o di paradossale. Almeno in uno Stato di diritto che si regge sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e che non fa differenza, quando si tratta di salvaguardare la vita e la salute degli esseri umani, se a rimetterci la pelle o a finire sulla sedia a rotelle sia un cittadino, uno straniero regolare o irregolare, un evasore o qualcuno che ossequia puntualmente le vessazioni fiscali […].

Rocco Todero, “Ruspe sullo Stato di diritto“, Il Foglio

Di corsa contro le bufale

Ieri, per essere certo dell’ortografia della parola,1 ho cercato “of course” su Google. E nel “knowledge box” – quella parte che ogni tanto figura prima dei risultati e che dovrebbe mostrare la capacità del motore di ricerca di capire le richieste degli utenti – mi ha dato la seguente traduzione:

Più che un falso amico, è un gioco di parole, e infatti proviene da un sito che si chiama “dizionario-stupidario”. Continua la lettura di Di corsa contro le bufale

  1. Non si sa mai. E comunque l’avevo scritto correttamente. []

La guerra verbale di Trump

Trump is subjecting American democracy to a brutal test. Our survival requires that the press halt its unwitting complicity in his power grab. The press has become complicit with Trump by allowing itself to be used as an amplifier for his falsehoods and frames. When the press gives Trump absolute power to dictate coverage, it abdicates its role as a pillar of democracy.

Un sempre interessante George Lakoff spiega sul Guardian come Trump, da bravo piazzista qual è, sappia usare le parole per plasmare la nostra percezione della realtà e le responsabilità della stampa nel dare forza alla sua visione del mondo.

Le tradizioni e il passato

La forza di una tradizione non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente. O addirittura dal fatto che si comincia a insegnarne o a diffonderne i contenuti nel presente, come avviene nel caso delle tradizioni inventate. Nella versione semplificata di questo concetto, una tradizione viene ritenuta tanto più solida quanto più è antica, ovverosia, per restare in metafora, quanto più la sua radice affonda nel passato. Non è esattamente così. Una tradizione è tanto più solida tanto quanto più lo è l’intelaiatura che la sostiene nel presente – cioè quanto più si continua a ripetere e a insegnare che essa è forte e antica.

Maurizio Bettini, Radici. Tradizione, identità, memoria, Il Mulino, 2016

Terra piatta, cervello fino

Mappa della Terra piatta di Orlando Ferguson (1893)

Alan Burdick è andato, per il New Yorker, a un convegno di terrapiattisti, incontrando quelle “persona normali con uno sguardo anormale” (è la definizione di uno degli orati del convegno).

Un reportage molto interessante, che vale la pena leggere con attenzione per capire il (relativo) successo di una simile convinzione.

Interessante scoprire che, a fianco dei cospirazionisti convinti – ci ingannano su 11 settembre, vaccini, sbarco sulla Luna, perché dovrebbero dirci la verità sulla forma della Terra? – e dei religiosi che prendono alla lettera la Bibbia, ci sono gli “scientifici”, quelli che non si fidano della versione ufficiale e vogliono fare gli esperimenti, verificare questa teoria, scoprendo così il grande imbroglio.

Credo sia importante capire come mai delle persone attente e curiose, alcune delle quali si cimentano in esperimenti anche ingegnosi,1 arrivano a rifiutare una delle più longeve verità scientifiche che abbiamo. Come mai queste persone, che potrebbero essere non dico ricercatori professionisti ma quantomeno appassionati di scienza, sono arrivati lì, ad applaudire una che dice che “la scienza è una scusa per essere stupidi”?2

  1. Ingegnosità che non esclude l’ingenuità, ovviamente. []
  2. “Science is really an excuse for people to be stupid”. Affermazione peraltro non del tutto disprezzabile, visto che la scienza permette di conoscere cose che mai uno avrebbe scoperto da solo, ma chiaramente non era questo il senso dell’affermazione della terrapiattista. []

Lo stato e chi lo governa

Alpha: Posso farti una domanda?

Beta: Intendi un’altra, oltre a quella se puoi farmi una domanda?

Alpha (facendo finta di non aver sentito): Che cosa ascoltavi l’altra sera?

Beta: Intendi prima di addormentarmi? Un audiolibro. Ho sottoscritto un abbonamento di prova e devo dire che non è male, anche se ogni tanto mi distraggo — magari perché il ritmo è troppo lento — e mi perdo qualche parte…

Alpha: Tipo quando russavi? Comunque che libro, o audiolibro, era?

Beta: La svastica sul sole di Philip K. Dick. Hai presente, il romanzo distopico, dove le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti sono spartiti tra Germania e Giappone… Continua la lettura di Lo stato e chi lo governa