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Fatti, interpretazioni, scemenze

Non ci sono fatti ma solo interpretazioni.
E io son d’accordo con questa affermazione, alla quale però aggiungo subito che non tutte le interpretazioni sono uguali, e alcune sono proprio stupide.

Prendiamo un esempio dalla politica ticinese.
Come interpretare l’esito della votazione popolare sull’iniziativa “Prima i nostri!”?
Che la maggioranza dei votanti ha deciso di modificare la costituzione cantonale inserendo, tra le altre cose, il principio che “sul mercato del lavoro [viene] privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio per rapporto a chi proviene dall’estero”.
Un articolo banalmente compatibile con la dichiarazione che è “meglio un ottimo insegnante straniero che uno residente sufficiente”, perché banalmente se uno è ottimo e l’altro solo sufficiente, non si rientra per nulla nelle pari qualifiche.

Eppure secondo qualcuno – il politico Massimiliano Robbiani, addirittura con un’interrogazione – quella affermazione è “scandalosa” e un “modo particolare di interpretare la votazione popolare”.
Evidentemente per questa persona non conta il testo della norma approvata. Conta lo spirito, il sentimento della popolazione – e trattandosi di un concetto terribilmente vago, è doveroso aggiungere “quello che secondo lui è lo spirito e il sentimento della popolazione”.

Due interpretazioni diverse. Una logica e razionale, l’altra che vaga, indefinita e potenzialmente pericolosa. Vedete voi.

L’automobile nucleare

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Una Opel Kadett Olympia del 1968, via Wikimedia Commons

I Verdi svizzeri hanno iniziato – con largo anticipo – la campagna per la votazione popolare del 27 novembre sul nucleare. Campagna che si basa, al momento, su una Opel Olympia del 1969, anno di entrata in servizio della centrale nucleare di Beznau.
La lettura proposta è semplice: come quell’auto è tecnologicamente superata e, per gli standard attuali, pericolosa, così lo è anche la centrale che andrebbe quindi chiusa definitivamente.

Il problema è che io vedo almeno tre letture alternative, tutte non favorevoli ai Verdi. Continua la lettura di L’automobile nucleare

Se hai un messaggio, usa uòzzap

If you have a message, call Western Union.

Un’altra variante recita “Just write me the comedy. Messages are for Western Union”. Tutte frasi attribuite, pare erroneamente, al produttore cinematografico Samuel Goldwyn (quello della Metro-Goldwyn-Mayer, per intenderci), il cui senso – anche se oggi Western Union non si occupa più di telegrammi e andrebbe sostituito, chessò, con WhatsApp o Telegram – è chiaro: non inserire messaggi politici dove non ci vanno.
Lì si parlava di film, con l’idea che “the public wants entertainment, not a lecture”, mentre io vorrei parlare di votazioni.

Tra pochi giorni si terrà il referendum sulle trivelle – sì, lo so, in realtà non si tratta di trivellare, ma di sfruttare concessioni già esistenti anche dopo la scadenza, ma il problema, almeno il mio problema, non riguarda né la disinformazione né le difficoltà a comprendere gli aspetti tecnici del tema in votazione.Riguarda, più banalmente, uno degli argomenti impiegati nel dibattito.

In molti hanno criticato la strategia dell’astensionismo, e in effetti puntare al fallimento per mancato raggiungimento della maggioranza di votanti è – per quanto legittimo – quantomeno furbo se non addirittura scorretto. Ma è, appunto, legittimo, e della cosa si è discusso in abbondanza, per cui passiamo oltre.
Passiamo cioè a quello che secondo alcuni sarebbe un buon motivo per votare anche se il referendum fallirà: per mandare un messaggio al governo. Ora, sono convinto che mandare messaggi sia cosa buona e giusta; tuttavia, non credo che il referendum sia un buon modo per farlo. Non dico di utilizzare i telegrammi – anche perché temo non esistano più –, e neppure Whatsapp, Telegram o Twitter (per quanto quest’ultimo piaccia molto a diversi politici). Penso invece a lettere aperte, a campagne di protesta, a petizioni e a manifestazioni. Tutti magnifici mezzi per comunicare quali sono le opinioni di una parte più o meno grande e più o meno organizzata della cittadinanza – che poi il politico di turno tenga conto di queste opinioni, è un altro discorso.
I referendum, però, no, non servono a mandare messaggi ma a cambiare le leggi. Poi è ovvio che l’esito – qualunque esito – assuma anche un significato politico oltre che giuridico, è inevitabile ma è un fatto secondario rispetto al cambiamento delle norme.

In conclusione, votate sì, votate no, votate stocazzo o non votate: basta che abbiate presente di non stare scrivendo una lettera al presidente del consiglio.

Sto iniziando a odiare Renzi

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Renzi a Lampedusa

Sto iniziando a odiare il presidente del consiglio1 Matteo Renzi.

Non per qualcosa che ha fatto o ha detto, e neppure per qualcosa che non ha fatto o non ha detto; semplicemente, per quello che dicono gli altri, tutti gli altri.
Salvo rare eccezioni, qualsiasi cosa faccia o dica Renzi, metà delle persone lo accuserà e lo prenderà per il culo senza pietà, l’altra metà loderà invece il suo comportamento.
E questo per qualsiasi cosa: sarà selvaggiamente criticato anche per la più ovvia e innocente delle decisioni, sarà applaudito per la più discutibile e criticabile.

È una situazione terribile. Sia perché diventa difficile informarsi su meriti e demeriti dell’attuale presidente del consiglio, sia perché vieni insultato sia se provi a dire qualcosa non dico di positivo, ma diciamo di non negativo verso Renzi, sia se avanzi anche solo un semplice dubbio su qualcosa che  ha fatto il governo. Insulti diversi, ovviamente, ma poco cambia: il dibattito serio e costruttivo – quella cosa che sarebbe indispensabile per una sana democrazia – diventa impresa ardua.

Un esempio? Provate a chiedervi seriamente se la responsabilità di questa situazione è di Renzi o se lui ne è vittima innocente.

  1. Ricordo a tutti che non è un premier. []

Cose che ho imparato a un incontro sui quartieri

[Premessa per i non ticinesi: negli ultimi anni ci sono state diverse aggregazioni comunali, e altre verosimilmente ne arriveranno, e conseguentemente uno dei temi caldi è lo status – sia politico-amministrativo, sia di identità – degli ex comuni ora quartieri. Ieri ho assistito a un incontro su questi temi, dal quale ho imparato alcune cose.]

  • Ci si preoccupa tanto di OGM e cibo transgenico, ma la (peraltro di fantasia) fragola con il gene antigelo del pesce è nulla a confronto della mutazione che avrebbero subito gli esseri umani che vivono in paesi di piccole dimensioni.
    Infatti, pur restando – almeno credo – mammiferi perfettamente funzionanti, hanno le radici come le piante. E oltretutto queste radici non sono un organo accessorio, ma vitale: se non traggono nutrimento dal territorio, queste persone seccano e non riescono più a fiorire.
    Insomma, “tagliare le radici alle persone” sarebbe un crimine contro l’umanità, o almeno contro l’umanità che ha assunto la forma vegetale.
  • Le comunità non possono che essere geografiche. Citando proprio la differenza sociologica tra comunità e società (Gemeinschaft e Gesellschaft), ho scoperto che nelle città non ci sono comunità, che se una persona non sente un irresistibile legame con il territorio dove è nato e cresciuto – a livello di non sapere che fare a New York finché non trova un ristorante che gli cucini gli ossibuchi –, allora è senza comunità. Insomma, le comunità non strettamente geografiche ma basate ad esempio su interessi, passioni, lavoro semplicemente non esistono, non sono comunità.
  • La comunità è più importante della società, è più solida della società, è tutto più della società. Però basta un cambiamento della società – come una fusione comunale, o un non chiaro regolamento delle assemblee di quartiere – e la comunità scompare.

Insomma, sapevatelo.

Prima di concludere una precisazione: non è mia intenzione prendermi gioco delle più che legittime preoccupazioni per la qualità della vita di un paese o quartiere. Ho solo voluto esplicitare quelle che secondo me sono delle premesse sbagliate – viziate in buona sostanza dal pensiero nostalgico – delle quali sarebbe meglio liberarsi: non siamo piante, ma persone, i legami non sono necessariamente geograficamente vincolati (oggi, ma direi già da qualche secolo) e comunità e società non sono due entità monolitiche.

Di diritti e di sfruttamenti

Questo fine settimana, qui in Ticino si voterà (anche) sull’orario di apertura dei negozi. Non entro nei dettagli,1 perché come spesso accade sono più affascinato dalla retorica di favorevoli e contrari. Continua la lettura di Di diritti e di sfruttamenti

  1. Per chi fosse interessato, c’è l’opuscolo informativo. []

Il valore della tradizione (e della biologia)

A volte capita di avere conversazioni pacate e costruttive anche sui cosiddetti temi etici, come la maternità surrogata.
“Costruttive” non significa che uno dei due abbia cambiato idea, ma solo che io (tendenzialmente favorevole), e probabilmente anche il mio interlocutore (contrario), ci siamo almeno un po’ chiariti le idee. Continua la lettura di Il valore della tradizione (e della biologia)

Manifesto surrealista

Luogo: una stazione ferroviaria ticinese.
Tempo: una sera, qualche settimana prima delle elezioni cantonali.

Intorno a me, manifesti elettorali. Solo manifesti elettorali. E tutti tragicamente simili. In pratica, sono circondato da grandi mezzi busti, quasi tutti sorridenti, quasi tutti maschi.
L’eterogenea fauna pubblicitaria che di solito abita la stazione – automobili, mete esotiche di viaggi, assicurazioni, conti bancari, abbonamenti di cellulari e così via – è scomparsa; una perdita di biodiversità che neppure nei peggiori incubi di ecologisti inclini alla catastrofe. Sopravvive, in fondo, un isolato manifesto che pubblicizza gomme da masticare. Chissà se sopravviverà fino alla domenica elettorale. Continua la lettura di Manifesto surrealista

Il 25 maggio si eleggerà un nuovo presidente lombardo

Maroni (fonte: Wikipedia)
Maroni (fonte: Wikipedia)

Il 25 maggio si elegge un nuovo presidente lombardo, e questo nonostante Roberto Maroni sia in carica da poco più di un anno.

Almeno così c’è scritto nella cartolina-avviso che un comune bergamasco ha inviato ai cittadini residenti all’estero per informarli delle imminenti votazioni nelle quali, oltre alla “elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia” si svolgerà “anche l’elezione del presidente della regione e del consiglio regionale”.

Chiaramente si sono dimenticati di “cancellare la parte o le parti che non interessano”.
Tuttavia, dal momento che “la S.V. potrà partecipare in questo Comune alla votazione per le consultazioni suddette”, impedire al destinatario di questa cartolina-avviso di votare per il successore di Maroni sarebbe una violazione dei suoi diritti.

Il saggio, il dito, la luna

Quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito

Questo proverbio cinese1 è una delle risposte  ricorrenti quando si esprime perplessità verso le iniziative politiche dai toni un po’ accesi, tipo insultare gli avversari politici e invitare i propri sostenitori a farli – metaforicamente? – fuori.

Non fare lo stolto che guarda il dito, non prestare troppa attenzione ai termini usati, non badare alle forme propagandiste, considera la sostanza – dicono.
La mia risposta, per restare all’immagine del dito e dello stolto,  è che lo stolto rischia di sopravvivere più del saggio, se quel dito che indica la luna è anche appoggiato sul grilletto di una pistola.

Post scriptum

A quali politici mi riferisco? Grillo? Berlusconi? Lega Nord? Lega dei ticinesi?
Non fare lo stolto che guarda il dito, guarda la luna…

  1. Ammesso che sia davvero un proverbio cinese. Wikipedia lo cita come tale, per cui mi fido abbastanza da citarlo così nel testo, limitandomi a manifestare qualche dubbio qui in nota. []