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Colazione con Tiziano Ferro – o della musica che non ti aspetti

Ho fatto colazione al bar, stamattina. Da solo. E ho fatto un’esperienza strana – strana per essere il 2020, ma perfettamente normale qualche anno fa. Ho ascoltato musica che non avevo scelto.

Mentre mangiavo c’era una canzone di Tiziano Ferro – non chiedetemi quale, non lo so: ho solo riconosciuto la voce del cantante. Poi, ahimè a brioche terminata e mentre uscivo, Purple Rain di Prince.
Ma il problema non sono tanto le canzoni, ma proprio il fatto che non le avessi scelte: ascolto raramente la radio, e perlopiù trasmissioni parlate; per la musica ho la mia libreria musicale e anche quando utilizzo servizi di streaming, scelgo sempre cosa ascoltare, per quanto tra un ventaglio di proposte selezionate da un algoritmo o da un curatore umano in base a quelli che potrebbero essere i miei gusti.

Stamattina, niente di tutto questo: mi sono ritrovato lì, con un cappuccino in una mano, una brioche nell’altra e della musica che non avevo assolutamente preventivato nelle orecchie.

Musica “al ribasso”: non per qualità, ma per gradimento: con Tiziano Ferro e Prince si va relativamente sul sicuro.
Musica condivisa, o almeno condivisibile. Non fosse che nel locale c’erano solo io, una barista indaffarata a preparare panini per il pranzo e qualche altro pendolare che andava di fretta.

Lo stile del disgusto

Rabbia, disgusto, paura… è normale che atti coma la pedofilia suscitino emozioni forti.
È, o almeno dovrebbe essere, un po’ meno normale lasciarsi trasportare a queste emozioni, augurando le peggio cose a chi è anche solo sospettato di questi atti e auspicando la reintroduzione di torture e pena di morte. Ma si sa che capita, soprattutto sui social media, per cui non mi hanno stupito i vari “bestia!”, “buttare via la chiave” e “castrazione!!!” a corredo della notizia di un processo per atti sessuali con fanciulli (questo il reato secondo il codice penale svizzero).

Quello che mi ha stupito è la persona che ha deciso di manifestare il proprio disgusto con una gif animata presa da un reality show:

Stigma virtuale

A me dispiace, per quel ragazzo di cui non ricordo il nome intervistato da non so quale emittente dopo i disordini di Milano.1
Dispiace non perché penso che sia innocente o un bravo ragazzo. Semplicemente, penso non meriti tutto quello che gli accadrà. E gliene accadranno, di cose.
E anche a lungo. Molto a lungo, perché i giornali che hanno riportato il suo nome non finiranno semidimenticati in qualche emeroteca come in passato, ma rimarranno accessibili come se fossero stati scritti ieri. Accessibili in tutto il mondo: pure al polo sud, i pinguini con lo smartphone potranno scoprire le sue gesta. Continua la lettura di Stigma virtuale

  1. In realtà lo so, il nome dell’emittente, e pure quello del ragazzo. E anche se non li sapessi, basterebbe una breve ricerca online per trovarli. Ma non voglio. []

Aperti in sé stessi

È una di quelle espressioni in grado di abbattere la mia voglia di proseguire la lettura di un testo: appena leggo che le persone con lo smartphone sono “chiuse in sé stesse” ho l’impulso di lasciar perdere il resto; se poi queste persone “non si rendono conto della realtà che le circonda”, resistere è quasi impossibile. Continua la lettura di Aperti in sé stessi

Il novello Principe

Per un altro verso, se è vero che in uno Stato democratico il pubblico vede il potere più che in uno Stato autocratico, è altrettanto vero che l’uso degli elaboratori elettronici, che si va estendendo e sempre piú si estenderà, per la memorizzazione delle schede personali di tutti i cittadini, permette e sempre piú permetterà ai detentori del potere di vedere il pubblico assai meglio che negli Stati del passato. Ciò che il novello Principe può venire a sapere dei propri soggetti è incomparabilmente superiore a ciò che poteva sapere dei suoi sudditi anche il monarca piú assoluto del passato.

Norberto Bobbio, 1981 (voce ‘Pubblico/privato’ nell’Enciclopedia Einaudi, ora in Stato, governo, società: Frammenti di un dizionario politico)

Certo, quello che Bobbio non poteva proprio prevedere era che i “novelli principi” non sarebbero stati governi di Stati sovrani, ma delle aziende private di nome Facebook e Google, e che le schede sarebbero state riempite di dati personali dai cittadini stessi; però l’idea che il passaggio citato sia stato scritto nel 1981 – quando i computer più avanzati erano fatti così – è comunque notevole.

Tu chiamale se vuoi emozioni

Il Corriere della Sera online – sulla scia di altri siti d’informazione – ha introdotto una sorta di “valutazione emozionale” delle notizie: per ogni articolo gli utenti possono stabilire se sono indignati, tristi, preoccupati, divertiti o soddisfatti. Continua la lettura di Tu chiamale se vuoi emozioni

“Non capiscono internet”

Sono abbastanza nauseato dai sedicenti intellettuali della rete che, di fronte a una qualsiasi analisi o proposta politica o legislativa che non condividono e che riguarda internet, la condannano senza appello con la lapidaria sentenza “non capiscono la rete”.

Non perché non sia vero – sicuramente chi fa certe proposte ha scarse conoscenze della rete – ma perché quel “non capiscono la rete” mi risuona come elitario e inconcludente. Come se, invece di cercare le (presunte o reali) difficoltà, dicessero “noi conosciamo internet, noi conosciamo la rete, voi non potete neppure nominarla”.

Emoticon (quasi) per tutti

Tra le emoticon che Apple ha inserito nei suoi iPhone e iPad, ce ne sono alcune ‘di coppia’:

foto

Coppia eterosessuale senza figli; coppia eterosessuale con pargolo; coppia omosessuale maschile, coppia omosessuale femminile.
La parità si vede anche da queste piccole cose. Unico appunto: mancano le coppie omosessuali con figli.1

  1. E poi non capisco bene perché l’unico a portare i baffi è il maschio-padre. []

Io e gli Adobe DRM

Premessa

Quello che segue è il breve resoconto di una piccola disavventura personale con un libro elettronico ‘lucchettato’ con AdobeDRM. La parola chiave, qui, è personale: non è una riflessione generale né sul diritto d’autore, né sul sistema elettronico per gestire il diritto d’autore sviluppato da Adobe.
Quello che mi è capitato è probabilmente capitato solo a me, e non escludo che esistano soluzioni più semplici di quelle da me adottate.

Come leggo gli ebook

Sono il felice possessore di un iMac, un iPad e un Amazon Kindle.
Grazie allo schermo E Ink il Kindle è lo strumento di lettura migliore; lo schermo dell’iPad è meno riposante e leggibile, soprattutto in pieno sole, ma riesco comunque a leggere per diverso tempo senza stancare troppo gli occhi. Continua la lettura di Io e gli Adobe DRM