La normalità

(Ogni tanto mi ricordo di aggiornare anche questo blog e non solo la newsletter settimanale)

Sembra così normale, la guerra, di questi tempi: non è più l’evento estremo, quello che rompe l’ordine delle cose, ma è semplicemente una delle possibilità – alla quale occorre prepararsi.
Era un’illusione pensare l’eccezionalità della guerra? Per certi versi sì, per altri no.

Un campione di 176 stati esaminati lungo tutto l’arco di tempo 1816-2001 genera uno spettro di possibili interazioni bilaterali, anno dopo anno, pari a un totale di 517.251: la guerra ricorre in 1.010 (0,2%). La guerra è un’eccezione, non la regola. Ma è vero che prima o poi tocca alla maggioranza degli stati (60%) – non a tutti – e rappresenta un’esperienza tristemente memorabile. Così come i litigi e le risse non sono la normalità nella vita di tutti i giorni. Ma prima o poi toccano un po’ a tutti. La vita di stati e persone per la maggior parte del tempo si svolge sui binari della fiducia reciproca e della convivenza pacifica.

Marcello Flores, Giovanni Gozzini, Perché la guerra, Laterza 2024

L’intelligenza artificiale e la linguetta rossa di Umberto Eco

Nel Secondo diario minimo, Umberto Eco propone delle finte istruzioni che si dilungano a spiegare “cose talmente ovvie che voi siate tentati di saltarle, perdendo così l’unica informazione veramente essenziale”:

Per potere installare Il Pz40 è necessario disimballarlo estraendolo dal contenitore di cartone. Si può estrarre il Pz40 dal contenitore solo dopo aver aperto lo stesso. Il contenitore si apre sollevando in direzioni opposte le due ribaltine del coperchio (vedi disegno all’interno). Si raccomanda, durante l’operazione di apertura, di tenere il contenitore verticale col coperchio rivolto verso l’alto, perché in caso contrario il PZ40 potrebbe scivolare a terra durante l’operazione. La parte alta è quella su cui appare la scritta ALTO. Nel caso che il coperchio non si apra al primo tentativo si consiglia di provare una seconda volta. Appena aperto e prima di togliere la copertura d’alluminio, si consiglia di strappare la linguetta rossa altrimenti il contenitore esplode. ATTENZIONE: dopo l’estrazione del Pz40 potete gettare il contenitore.

Ho riletto quel libro più volte – saltando sempre l’informazione sul contenitore esplosivo, pur sapendo (dalla seconda lettura) che era lì da qualche parte.

Per curiosità ho chiesto a ChatGPT qual è il passaggio più importante di queste istruzioni.

La versione 3.5 ha risposto riprendendo le indicazioni per “aprire il contenitore in modo sicuro e evitare il rischio che il Pz40 cada a terra durante l’operazione”.

La versione 4.0, invece, ha indicato subito la linguetta rossa perché “questa azione è cruciale per la sicurezza, poiché impedisce l’esplosione del contenitore”.

A prima vista il modello linguistico – insomma, l’intelligenza artificiale che scrive cose – di OpenAI ha superato l’intelligenza umana nello specifico compito di determinare le informazioni importanti contenute in un testo scritto male.
Tuttavia è bastato modificare leggermente la mia richiesta per tornare con il rischio di una scatola esplosiva: “Non ho voglia di leggere queste istruzioni. A cosa devo fare attenzione?” e la questione della linguetta rossa è semplicemente il quarto punto di un elenco.

Adeguare le parole ai fatti

È bello servire lo Stato con i fatti, non è sconveniente farlo con le parole; e molti hanno acquistato rinomanza compiendo imprese, molti narrando quelle degli altri. Però, sebbene una gloria non pari accompagni chi scrive e chi compie le imprese, credo che specialmente arduo sia il compito dello storico: primo, perché bisogna adeguare le parole ai fatti; poi, perché la maggior parte della gente considera dettate da invidia e da odio le parole con cui si denuncia una colpa, mentre, quando si sono ricordati il grande valore e la gloria dei buoni, ognuno accetterà di buon grado quanto ritiene di poter fare facilmente egli stesso; giudicherà falso, frutto di fantasia, ciò che riesce superiore alle sue forze.

Sallustio, La congiura di Catilina, a cura di Giancarlo Pontiggia, Mondadori 1992

Inizialmente mi ero annotato questo passaggio per la parte finale, quella per cui si giudica vero quel che è alla propria portata e frutto di fantasia quel che è superiore alle proprie forze (e frutto di invidia le critiche). Tuttavia, rileggendo questo passaggio di Sallustio, mi accorgo che la parte più interessante è prima. Il compito dello storico è arduo perché bisogna adeguare le parole ai fatti.
Il riferimento – così indicano le note di commento – è all’abilità retorica dello storico che deve appunto trovare le parole adatte per raccontare le grandi imprese dei buoni (o per denunciare le colpe dei cattivi, ovviamente). Ma “adeguare le parole ai fatti” può essere interpretato anche come invito a non esagerare, a raccontare le cose come stanno riportando le informazioni a disposizione senza introdurre cose nuove, frutto di fantasia.

Il contributo filosofico delle domande

Non so chi siano Joshua Habgood-Coote, Lani Watson e Dennis Whitcomb, ma hanno scritto l’articolo filosofico con il miglior rapporto rilevanza/lunghezza di sempre.

Il primato finora spettava a Edmund Gettier e alle tre pagine del suo Is Justified True Belief Knowledge?; non so se il lavoro di Habgood-Coote, Watson e Whitcomb sarà altrettanto citato ma un po’ se lo meritano.

Si può dire “pirla” senza offendere e “risorsa” per voler offendere

Se ce ne fosse bisogno è l’ennesima dimostrazione che non sono le singole parole a essere razziste o più generalmente insultanti: razzista è l’uso che se ne fa in un dato contesto storico. Possiamo insomma cantare Azzurro senza tema di rivelare un nostro inconscio colonialismo, così come potremmo ricordare che nessuna parola ha il suo significato e il suo potenziale offensivo in un qualche patrimonio genetico. Si può dire “pirla” senza offendere e “risorsa” per voler offendere: il valore e il peso di una parola si stabilisce nel momento e nella situazione in cui la si usa. E comunque risorsa, senatore, sarà lei.

Stefano Bartezzaghi, Le risorse di Salvini, Repubblica del 7 settembre 2022

Tutto vero, ed è certamente un problema per chi spera di affrontare i discorsi d’odio con procedure automatiche o un elenco di espressioni proibite. Ma aggiungerei che ci sono parole nelle quali quel “potenziale offensivo” è attuato quasi sempre e, anche con tutte le buone intenzioni del mondo, andrebbero maneggiate con qualche cautela in più.