L’emergenza climatica in televisione

photo of brown bare tree on brown surface during daytime
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È Greenpeace, associazione ambientalista che non riscuote le mie simpatie, ma la ricerca è stata condotta dall’Osservatorio di Pavia e mi pare interessante: quanto e come si parla dell’emergenza climatica nella televisione italiana?

Ci sono due rapporti, uno per i telegiornali e l’altro per le trasmissioni di approfondimento, disponibili sul sito di Greenpeace che propone anche una sintesi.

In sostanza, di cambiamento climatico si parla poco (meno di una notizia su cento per i TG; poco più del 6% per gli approfondimenti) e quando se ne parla è soprattutto a partire da eventi climatici o fenomeni naturali; le cause vengono citate raramente nei telegiornali mentre sono riportate in metà delle trasmissioni di approfondimento; le conseguenze sono perlopiù ambientali, solo raramente sociali, economiche o sanitarie.

Un rapporto simile era stato fatto per i quotidiani (ma me l’ero inizialmente perso), con risultati simili.

Ora, Greenpeace punta il dito sulla dipendenza dei media dalle aziende inquinanti. Che certamente c’è e l’indipendenza dell’informazione è un problema che va affrontato (e non solo per le aziende inquinanti). Ma in questi casi mi attengo al cosiddetto “Rasoio di Hanlon” che impone di non attribuire (soltanto) a malafede quello che può essere attribuito alla stupidità o meglio alle difficoltà nel raccontare l’emergenza climatica. Che è una cosa complessa in praticamente ogni aspetto, dai meccanismi climatici alle conseguenze alle possibili soluzioni. Devi semplificare senza banalizzare, spiegare le responsabilità senza colpevolizzare le persone ma anche senza assolverle dando la colpa ad altri. E tutto questo con un sistema mediatico che è pensato per informare su eventi puntuali come crisi politiche o guerre.

Triplice ricatto

Non mi è chiaro quale sia il senso di questa operazione, se sia un raffinato esperimento sociologico o un semplice espediente per racimolare un po’ di denaro, comunque un tizio, scovato grazie a rosalucsemblog, minaccia di bruciare una copia della Bibbia, una del Corano e una foresta.

Voi cosa salvereste?

La scommessa climatica

Attenzione scienziatoÈ curioso come le questioni scientifiche, ossia quei problemi che riguardano alcuni scienziati, gli esperti di quella disciplina lì e non di altre, e che vengono dibattuti, anche ferocemente, a suon di teorie, modelli, esperimenti, simulazioni e calcoli, simili problemi, dicevo, è curioso che abbiano declinazioni politiche e sociali.
Non è curiosa la declinazione in sé, elemento fondamentale in una democrazia: lo scienziato non vive in un limbo isolato e per poter fare ricerca deve battere cassa e chiedere fondi, ed è ovvio che chi allenta i cordoni della borsa lo faccia dopo aver valutato cosa finanzia. La cosa curiosa non è dunque che la società si occupi di scienza e valuti l’opportunità sociale ed economica di condurre certe ricerche invece di altre: la cosa curiosa è che i risultati delle ricerche vengano valutati in base a questioni politiche e sociali.

Qualcuno lo definirebbe un atteggiamento postmoderno e relativista: “non esistono fatti ma solo interpretazioni”, e quindi interpretiamo liberamente come ci pare, lasciando da parte i fatti, ridimensionandoli al livello di opinioni. Continua a leggere “La scommessa climatica”