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Moralia on the web

Anni fa collaborai al blog filosofico Moralia on the web.

Dicono che l’epoca d’oro dei blog sia finita; forse è vero, forse no: sicuramente è finita per Moralia che, forse, diventerà una rivista online.

Mi dispiaceva perdere quanto scritto lì, e allora oggi ho ricuperato i miei articoli da un vecchio backup. Adesso si trovano tutti nella rubrica Moralia on the web, insieme ai commenti. Visto che qualcuno potrebbe non gradire che quanto commentato su un sito finisca su un altro sito,1 chi vuole può inviarmi un’email per cancellare il suo commento.

  1. Questa cosa mi ricorda qualcosa. []

Farla pagare ai neri

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Per chi non conoscesse l’inglese: come misura cautelare, in parte dovuta ad una recente serie di furti, i clienti afroamericani sono tenuti a pagare una tassa aggiuntiva di 1,50 $ per acquisto.

Si tratta di quello che gli inglesi chiama hoax, una bufala o scherzo di dubbio gusto. Un indizio chiaro (chiaro per chi vive negli States, ovviamente) è il numero di telefono riportato sul foglio: non è quello di McDonald’s, ma del concorrente KFC.

Lo scherzo è riuscito: in molti si sono giustamente scandalizzati di fronte all’idea che a pagare le esternalità di furti (le maggiori spese legate agli ammanchi, alla sorveglianza eccetera) sia uno specifico gruppo etnico. Anche ammettendo che gli autori dei furti siano in maggioranza afroamericani, è ingiusto scaricare su di loro le spese, quasi che a commettere il furto non sia il singolo individuo ma il gruppo etnico.
Curiosamente desta meno scandalo il fatto che, in alcuni paesi, le donne pagano meno per l’assicurazione auto, visto che nonostante il luogo comune “donna al volante pericolo costante” fanno meno incidenti, mentre i giovani pagano di più perché propensi a fare più incidenti. Sempre per le assicurazioni, in alcuni parsi chi dichiara di non bere nessun tipo di bevanda alcolica, neppure mezzo bicchiere di vino durante il pasto, può usufruire di un ulteriore sconto.
E non desta affatto scandalo il fatto che le esternalità dei furti e degli atti violenti che avvengono nei vari ritrovi pubblici siano a carico di tutta la collettività: l’hamburger di McDonald’s potrebbe costare meno se non ci fossero le spese di sorveglianza. Sarebbe forse più giusto che a pagare queste maggiori spese siano i ladri e i violenti che vengono effettivamente presi: hai rubato? Bene, oltre a risarcire la merce rubata, paghi anche parte dello stipendio della guardia giurata che ti ha sorpreso a rubare, e magari anche parte delle spese dell’impianto di videosorveglianza.

L’impressione è che questo scherzo ai danni di McDonald’s abbia scoperchiato alcune piccole incoerenze o incertezze nei giudizi morali sulla responsabilità collettiva: a volte l’idea di pagare per comportamenti altrui ci ripugna, altre volte l’accettiamo senza grossi problemi.

He broke the rule of law

He broke the law. Ha infranto la legge.

Così si è espresso Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, durante un confronto con un gruppo di attivisti per Bradley Manning.
Il discorso completo, come citato da diversi siti, è il seguente:

And if you’re in the military… And I have to abide by certain rules of classified information. If I were to release material I weren’t allowed to, I’d be breaking the law.

We’re a nation of laws! We don’t let individuals make their own decisions about how the laws operate. He broke the law.

Obama afferma che Manning, rivelando le informazioni classificate, ha infranto la legge.
Tecnicamente, ha ragione: pur non conoscendo il diritto statunitense, immagino che esistano leggi che puniscano la divulgazione di informazioni riservate, leggi che Manning, facendo quello che ha fatto, ha infranto. Continua la lettura di He broke the rule of law

Beneficenza 2.0

Le festività natalizie sono oramai un ricordo: l’Epifania, che come tradizione vuole tutte le feste le porta via, è oramai passata da oltre un mese.
È oramai tempo di bilanci: siete stati buoni almeno per Natale? Al di là della vaga ipocrisia di questo invito (due settimane di sorrisi posso emendare un anno di cattiveria?), se uno ha l’impressione di non essere stato abbastanza buono per le feste, può provare rimediare con un po’ di beneficenza.

Le associazioni alle quali donare un po’ di soldi, diciamo trenta denari, sono innumerevoli: da Amnesty International a Emergency a Anlaids, giusto per citare le prime tre che mi vengono in mente (sentitevi liberi di integrare l’elenco nei commenti).
Voi versate i soldi e loro li gestiscono come meglio credono: voi non sapete come vengono davvero spesi i vostri trenta denari.
Non intendo diffondere sospetti che i responsabili di queste associazioni utilizzino i fondi per scommettere alle corse o per pagarsi altri vizi: semplicemente, non sapete in quale progetto verrà utilizzata la vostra donazione. Non sapete se i trenta denari inviati a Emergency verranno utilizzati in Afghanistan, in Cambogia o in Sudan oppure per comprare i francobolli – attività quest’ultima meno nobile, ma sicuramente necessaria. C’è un velo di ignoranza sugli ultimi beneficiari della nostra donazione.

Chiediamoci: perché una persona dona una parte dei propri guadagni in beneficenza? Per dovere, perché è moralmente giusto aiutare chi si trova in difficoltà; ma anche per piacere: il piacere di poter dire “ho fatto del bene”. Questo piacere è sicuramente ridotto dal velo di ignoranza di cui sopra.
È verosimile che poter conoscere, o addirittura decidere, l’esatta destinazione dei nostri soldi aumenterebbe il piacere di donare, e quindi in definitiva il numero di donazioni.

È questo uno degli aspetti filosoficamente interessanti di Kiva: poter decidere, con tanto di foto e una breve descrizione, chi aiutare (tramite un prestito senza interessi: quella di non donare denaro ma pretendere la restituzione dei soldi, seppur senza interessi, è un altro aspetto filosoficamente e moralmente interessante di Kiva).

Tutto bene, dunque?
Non proprio. Affidando la destinazione ultima degli aiuti alle comuni persone, ci si sottopone all’effetto delle distorsioni cognitive. In altre parole, si lascia maggior spazio ai pregiudizi delle persone.
Una vedova con bambini avrà così più opportunità di ricevere prestiti rispetto a un giovane non sposato – ma è giusta una simile disparità? Similmente, un venditore di carbone, tecnologia che noi consideriamo da evitare perché poco ecologica, potrebbe avere meno chance di ottenere un prestito rispetto al suo vicino di casa agricoltore – eppure il commercio di carbone potrebbe essere una attività più importante per l’economia locale. E che dire dei venditori di prodotti cosmetici? Quanti impegnerebbero i propri soldi in una attività che consideriamo superflua? E ancora: una bella e giovane ragazza raccoglierà più fondi rispetto a una anziana e brutterella, almeno dalla parte maschile degli utenti?

Simili pregiudizi intervengono anche nelle modalità tradizionali di beneficenza, ma possiamo immaginare che il loro effetto sia mitigato dall’intervento di esperti, la cui esperienza dovrebbe ridurre l’effetto di queste distorsioni cognitive. Il sistema congegnato da Kiva, in poche parole, rischia di essere iniquo, favorendo alcune persone per motivi che razionalmente non dovrebbero esistere.
Inoltre, se le donazioni tramite Kiva o altri sistemi simili diventeranno sempre più diffuse, c’è il rischio che i pregiudizi del ricco mondo occidentale modifichino in maniera non ottimale le economie locali dei paesi meno ricchi – di fatto allontanandoli da uno sviluppo pienamente autonomo che è uno degli obiettivi di questi prestiti.

Aiutare il prossimo non è un compito semplice.

L’ultimo chiuda la miniera

Sono tutti i salvi i trentatré minatori rimasti imprigionati per oltre due mesi in una miniera in Cile.

La capsula Phoenix utilizzata per il riportare in superficie i minatori permette il trasporto di una sola persona alla volta.
Ecco un problema etico di non poco conto: in che ordine risalire? In base a quale criterio scegliere? Prima i più malati? Oppure meglio privilegiare chi ha meno da perdere, dando la precedenza ai padri di famiglia rispetto ai single? Oppure è meglio ricorrere a un sorteggio? Qual è, se c’è, la soluzione più giusta?

L’ultimo a salire è stato Luis Urzua, il caposquadra. Evidentemente, almeno per la posizione più difficile e pericolosa, ha prevalso un ragionamento di responsabilità.

Tu chiamale se vuoi illusioni

Sono sempre più numerose le ricerche sulle cosiddette illusioni cognitive: dall’economia alla medicina passando per politica e informatica, è facile imbattersi in articoli che affrontano quelle che potremmo chiamare distorsioni della nostra facoltà di giudizio.

Un esempio: molti sono convinti gli immobili siano un buon investimento (“investire nel mattone è sempre una buona cosa”). Secondo alcuni questo giudizio è (in parte) viziato dalla non ottimale memoria dei prezzi: trattandosi di grossi importi, ci ricordiamo meglio quanto valeva una casa venti o trent’anni fa, mentre ricordiamo con più difficoltà quanto costavano un caffè, un libro o altri beni decisamente più economici delle case.

La domanda che anima questo post è: perché parlare di illusione e non di un semplice errore? Continua la lettura di Tu chiamale se vuoi illusioni

Il test della Kobayashi Maru

di Ivo Silvestro e Alex Grossini

ALEX: Ciao Ivo, potremmo provare con Wave quel discorso su Star Trek II – L’ira di Khan. L’ho riguardato e ci sono molti spunti, ma direi di concentrarci su quello del cheating, dell’imbroglio nel test della Kobayashi Maru come suggerivi. E poi usiamo questo wave come post su MotW. Buona idea?

IVO: Usiamo wave? Ma sì, dai. Iniziamo con una descrizione del test?

ALEX:  Perfetto, io inizio: la Kobayashi Maru è un’astronave descritta come nave da carico di Classe III, comandata da Kojiro Vance con 81 membri di equipaggio e 300 passeggeri. A un certo punto di un suo viaggio si trova in avaria, e qui inizia il dilemma: la KM lancia un sos, la Enterprise è nei paraggi, e si prepara a portare aiuto. Però c’è un problema, la zona in cui si trova la KM è off limits

IVO: La zona neutrale è peggio di una zona off limits: in base al fragile trattato di pace di Organia nessuna nave da guerra può entrarvi. E qui si arriva al dilemma che dicevi: cercare di salvare quelle 381 persone scatenando una guerra con l’impero Klingon che causerà, se tutto va bene, milioni di morti, oppure lasciar morire quelle persone?

Continua la lettura di Il test della Kobayashi Maru

Per una informazione a prova di deficiente

Quando, tra qualche minuti, pigerò sul pulsante “Publish”, tutti potranno leggere queste parole.
Tutti. Beh, tutti quelli che possiedono un dispositivo per navigare su internet e conoscono l’italiano: diciamo qualche milione di persone.  Un numero enorme. Di lettori potenziali, certo: i lettori attuali saranno qualche migliaio se va bene, qualche centinaio se va male.
Ma sono i lettori potenziali, qui, a interessarmi. Che cosa so dei possibili lettori di questo post? Nulla.
Su questa pagina potrebbe capitare un ricercatore universitario interessato all’argomento, uno studente liceale a caccia di informazioni per una ricerca o un alunno delle elementari che non sa se il futuro di pigiare è pigerò o pigierò.

Questa ignoranza può essere un problema etico. Continua la lettura di Per una informazione a prova di deficiente

Esagerazioni sessuali

Tallinn, estate 2007, manifestazione anti gay pride
Tallinn, estate 2007, manifestazione anti gay pride

La nostra società è ricca di pregiudizi sessuali.
Pregiudizi verso le donne e verso gli omosessuali.

Giusto un esempio: pare sia molto difficile trovare film nei quali, se ci sono due donne che parlano, non parlano di un uomo.1
Per quanto riguarda gli omosessuali, al silente disagio di chi ha fastidio nel vedere due uomini o due donne manifestare reciproco affetto spesso si aggiunge la violenza – e se contro questi eccessi c’è il codice penale, nessuna legge agisce contro i pregiudizi.2
È importante sottolineare come questi pregiudizi siano silenti, agiscono a livello di tacite aspettative: senza pensarci, uno si aspetta che le donne non parlino, o parlino esclusivamente di faccende sentimentali; senza pensarci, uno si aspetta che i gay siano eleganti e ben vestiti. Continua la lettura di Esagerazioni sessuali

  1. Un commentatore di Feminist Philosophers nota che alcuni film porno superano questo test. []
  2. Per fortuna, potrebbe affermare un liberale. []