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Nell’aprile del 1917

Il bello dei libri di storia, è scoprire che, alla fine, è sempre la stessa storia, in genere di stupidità umana.

Poi, nell’aprile del 1917, la vita dei tedeschi negli Stati Uniti cambia bruscamente. […] L’autocrazia prussiana, tuona il presidente Wilson nel suo discorso al congresso, «fin dall’inizio del conflitto ha riempito di spie le nostre ignare comunità e perfino gli uffici del nostro governo».
La macchina della propaganda si mette subito in moto. Si girano decine di film di spionaggio dove il cattivo è sempre di sangue tedesco, e complotta con altri tedeschi contro il suo paese di adozione, e solo i buoni investigatori americani riescono a sventare i suoi disegni criminali. Mentre un milione di “veri patrioti” combattono e muoiono nelle trincee in Europa, gli States sono percorsi da un’ondata di odio antigermanico.
[…] La crociata sconfina nel ridicolo, innescando una vera e propria “pulizia lessicale”. I pastori tedeschi vengono ribattezzati “cani poliziotti” e i bassotti (Dachshund) diventano liberty dogs, nei menù dei ristoranti gli hamburger si chiamano “bistecche della libertà”. Molte scuole aboliscono i corsi di tedesco, in varie città le statue di Goethe e di Schiller vengono abbattute e fatte a pezzi. Una canzone molto popolare, Don’t Bite the Hand That’s Feeding You, “non mordere la mano che ti nutre”, suggerisce di rispedire a casa loro gli immigrati sleali. Negli articoli e nelle vignette sui giornali, i soldati con l’elmo chiodato sono raffigurati come scimmie, maiali e mostri. E volano di bocca in bocca le più lugubri leggende metropolitane, come la “fabbrica dei cadaveri”: i tedeschi prendono i corpi dei soldati morti e li fanno bollire per produrre grasso. Non c’è niente di vero, si chiarirà in seguito: in quelle caldaie cuocevano solo carcasse di cavalli.

Da Riccardo Chiaberge, 1918 La grande epidemia: Quindici storie della febbre spagnola, UTET.

Fisiologia o patologia dell’Europa?

Recensione fenomenologica: invece di descrivere il contenuto del libro, si vuole provare a descrivere la particolare, personale e limitata lettura del libro. Un esperimento forse interessante, forse banale, forse noioso. Sicuramente lungo, perché è possibile riassumere i contenuti di un libro, non le sensazioni che questo libro ha generato.

L’acquisto

Libreria XXX. Con i libri trovati sinora (Vincenzo Vitiello ed Emanuele Severino, Ricordati di santificare le feste e Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio) la spesa totale è di 27 euro. Se voglio usufruire dello sconto di 30 euro devo trovare qualche altro libro da acquistare, interessante e non troppo costoso. Esclusi, a malincuore, alcuni corposi saggi in edizione rilegata: attenderanno un momento più propizio. L’occhio cade su un libercolo dalla orribile copertina viola: Relativismo, nichilismo, individualismo. Il sottotitolo è decisamente intrigante: Fisiologia o patologia dell’Europa? L’autore è Dario Antiseri, l’editore Rubbettino. Quarta di copertina: solo sette euro, il prezzo è perfetto. Cerchiamo di capire se è anche interessante:

Se nell’individualismo si insiste a vedere la resa al basso istinto dell’egoismo e della rapina, il relativismo e il nichilismo sarebbero addirittura il cancro dell’Occidente. Le accuse, dunque, sono delle più gravi. Ma sono esse anche sostenibili e ben fondate?

Sì, sembra interessante.

Alcuni minuti dopo, mentre aspetto il tram, inizio a sfogliare l’imprevisto acquisto. Continua la lettura di Fisiologia o patologia dell’Europa?

Fine della storia (di destra e di sinistra)

Time Magazine ha deciso di nominare Persona dell’anno il vasto e numeroso popolo della rete, gli autori-lettori-editori dei numerosi siti internet come creano e condividono l’informazione.
Su questa notizia si è già scritto in proposito del rapporto tra giornalismo e internet (da leggere soprattutto i commenti), e si è già accennato alla reazione (in seguito rimossa) di un utente di Wikipedia: invece di nominare una persona, Time Magazine ha scelto un concetto, rendendo così la figura della Persona dell’anno inutile e noiosa.

Difficile non essere d’accordo sulla prima parte del ragionamento dell’anonimo: nominare un numeroso gruppo di persone significa, di fatto, nominare un concetto, in quanto caso internet.Questo ragionamento ha tuttavia un presupposto che è forse il caso di mettere in discussione. Continua la lettura di Fine della storia (di destra e di sinistra)

Chiuso per fallimento

Viaggiatore: Mi scusi, sa per caso a quanto ammonta il ritardo del treno?

Capotreno: Non si preoccupi: sono solo venti minuti!

Viaggiatore: Solo venti minuti?

Capotreno: Sa, non dovrei dirlo, ma solitamente sono trenta: in pratica, siamo in anticipo di dieci minuti!

Viaggiatore: Lasciamo perdere: meglio tornare alle mie letture.

Capotreno: Arrivederci.

Viaggiatore: Arrivederci – Rivolto all’altro passeggero dello scompartimento – Tipo strano, il capotreno: dieci minuti di anticipo!

Ludovico: Strano? Perché mai? In fondo ha ragione: per chi, come me, prende spesso questo treno ed è abituato a mezz’ora di ritardo, siamo davvero in anticipo. Infatti dovrò aspettare mia moglie in stazione dieci minuti: è abituata anche lei a trenta minuti di ritardo.
Ovviamente mi rendo conto che per lei questo discorso non ha senso: lei non conosce i ritardi cronici e si è fidato dell’orario ufficiale. Continua la lettura di Chiuso per fallimento

Origini

Il termine scarlatto, in origine, indicava un tipo di tessuto pregiato, forse una lana molto fine. Un tessuto così prezioso, ovviamente, veniva tinto impiegando esclusivamente materiali altrettanto preziosi: era quindi usuale vedere il tessuto color cremisi, ossia tinto con il raro estratto dell’insetto chermes.
Col tempo il termine passò dall’indicare un tessuto di colore indeterminato al riferirsi ad un colore specifico, quello che ancora adesso è chiamato rosso scarlatto. Continua la lettura di Origini

Civiltà della carta

Difficile dire con esattezza che cosa, della nostra strana civiltà occidentale di inizio millennio, colpirà un eventuale storico di una altrettanto eventuale civiltà futura.
Forse il futuro studioso del proprio passato, ossia il nostro presente, sarà stupito dalla quantità di informazioni che avrà a sua disposizione. Se i suoi colleghi storici hanno il problema di cercare informazioni, lo studioso di questo scorcio di inizio millennio avrà il problema di selezionare. Continua la lettura di Civiltà della carta

Storia

27 gennaio. Giornata della memoria.
Piccola citazione dedicata per chi è convinto che il presente è presente, il passato è passato e, soprattutto, gli errori non possono ripetersi.

Nessuna epoca può arrogarsi il diritto di erigersi a giudice delle epoche e delle generazioni che la precedono. In quanto giudici dovreste stare più in alto di chi giudicate; mentre siete solo venuti dopo. Gli ospiti che arrivano ultimi a tavola si devono accontentare degli ultimi posti, e voi volete avere i primi! Compite almeno qualche opera elevata e sublime. Forse vi si farà accomodare, anche se siete arrivati per ultimi.

Friedrich Nietzsche; Sull’utilità e il danno della storia per la vita (traduzione mia).

Storia

Una piccola riflessione sul passato. E sul suo buon uso.

Se una gioventù ambiziosa preferisce considerare la storia come qualcosa di molesto, piuttosto che di appagante, perché essa vorrebbe poter iniziare un’epoca nuova o addirittura l’epoca di un mondo primigenio, accade invece che coloro i quali sono più avanti nella cultura e negli anni dichiarino la loro viva gratitudine per ciò che di buono, di utile e pratico hanno ricevuto dagli uomini che li hanno preceduti.

J. W. Goethe, La storia dei colori, 1810 (trad. it. di Renato Troncon)