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Manifesto della comunicazione non ostile

È uscito il Manifesto della comunicazione non ostile, o meglio una sua bozza, il cui scopo – cito dal sito – è “ridurre, arginare e combattere le pratiche e i linguaggi negativi della Rete”. Continua la lettura di Manifesto della comunicazione non ostile

Stigma virtuale

A me dispiace, per quel ragazzo di cui non ricordo il nome intervistato da non so quale emittente dopo i disordini di Milano.1
Dispiace non perché penso che sia innocente o un bravo ragazzo. Semplicemente, penso non meriti tutto quello che gli accadrà. E gliene accadranno, di cose.
E anche a lungo. Molto a lungo, perché i giornali che hanno riportato il suo nome non finiranno semidimenticati in qualche emeroteca come in passato, ma rimarranno accessibili come se fossero stati scritti ieri. Accessibili in tutto il mondo: pure al polo sud, i pinguini con lo smartphone potranno scoprire le sue gesta. Continua la lettura di Stigma virtuale

  1. In realtà lo so, il nome dell’emittente, e pure quello del ragazzo. E anche se non li sapessi, basterebbe una breve ricerca online per trovarli. Ma non voglio. []

Differenze che non riesco a cogliere

Ci sono differenze che non riesco a cogliere. E questo mi fa sentire un po’ inadeguato.

La prima differenza che non colgo è tra uccidere delle persone tramite proiettili o bombe e ucciderle con delle armi chimiche. Sembra infatti che la seconda sia meno accettabile della prima e non capisco bene perché. Forse è questione di numero di morti o di dolore inflitto durante l’uccisione, non so.
Il mio stesso dubbio, relativo alla Siria, l’ha avuto anche Matt Bors:

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La seconda differenza riguarda i reati d’opinione.
Sembra che se l’opinione sia stata espressa su un social network l’arresto sia più grave. E non capisco bene perché: se essere arrestati per un’opinione è una cosa grave, lo dovrebbe essere indipendentemente dal mezzo con cui hai espresso la tua opinione.

“Non capiscono internet”

Sono abbastanza nauseato dai sedicenti intellettuali della rete che, di fronte a una qualsiasi analisi o proposta politica o legislativa che non condividono e che riguarda internet, la condannano senza appello con la lapidaria sentenza “non capiscono la rete”.

Non perché non sia vero – sicuramente chi fa certe proposte ha scarse conoscenze della rete – ma perché quel “non capiscono la rete” mi risuona come elitario e inconcludente. Come se, invece di cercare le (presunte o reali) difficoltà, dicessero “noi conosciamo internet, noi conosciamo la rete, voi non potete neppure nominarla”.

Nessuno ne parla

I socialcosi sono pieni di appelli a diffondere alcune notizie delle quali “nessuno parla”, nel senso che non finiscono nelle prime pagine dei quotidiani nazionali.
In genere questi appelli sono corredati da link; quando la fonte citata è un blog o un sito internet indipendente è difficile considerarla una contraddizione, ma quando il “nessuno ne parla” è seguito dal link a un quotidiano a diffusione nazionale la faccenda mi ricorda molto il paradosso del mentitore.

In questi casi, in genere, trovo più utile chiedermi perché quel giornale ne parla piuttosto che perché gli altri ne tacciono. Ma ammetto di avere, in proposito, forti pregiudizi…

Centoquaranta caratteri, o del perché nella vita ci vogliono dei limiti

Twitter impone, per i suoi tweet, la lunghezza massima di 140 caratteri; Facebook, invece, non ha limiti.
Benché spesso sia difficile restare sotto i 140 caratteri, credo che il limite imposto da Twitter costringa a una maggior cura del testo – e delle idee, per quanto ciò non sia necessariamente vero – rispetto a Facebook. Continua la lettura di Centoquaranta caratteri, o del perché nella vita ci vogliono dei limiti

Riscontro

Questo blog ospita circa milleduecento articoli e oltre ottomila commenti. Penso che un terzo circa dei commenti siano opera mia, quindi riduciamo i commenti a cinquemila.
Milleduecento diviso cinquemila fa circa quattro commenti per articolo.
In altre parole: ogni cosa che ho scritto su questo sito ha, in media, generato quattro reazioni, quattro osservazioni, critiche, complimenti, insulti o altro.

Da un po’ di tempo alcune delle cose che scrivo vengono pubblicate su un settimanale e, da un annetto circa, su un quotidiano. Avrò scritto – escludendo le cose infime tipo gli appuntamenti del giorno successivo e i resoconti degli incidenti stradali  – un centinaio di articoli degni di nota. Di reazioni – lettere, telefonate o commenti vari – ne avrò ricevuti si è no mezza dozzina.
In altre parole: ogni cosa che ho scritto per la carta stampata ha, in media, generato un decimo di reazione. Continua la lettura di Riscontro

Come cambia il web

Questo sito ultimamente ha subito un po’ di cambiamenti, ad iniziare dal dominio di primo livello – insomma, lestinto.it è diventato adesso lestinto.ch – e dalla grafica.
Ho comunque mantenuto invariati gli indirizzi dei vari articoli, senza cancellarne nessuno, anche se probabilmente adesso sono in disaccordo con quanto scritto anni fa.
Del resto, sono cose che ho pubblicato, come recita il pulsante, virtuale, che premo ogni volta che ho finito di scrivere. Ho resto pubblico qualcosa, e mi sembra giusto mantenerlo, anche se il pubblico in questione è formato da lettori potenziali che non diventano mai attuali. Continua la lettura di Come cambia il web

Internet, conflitti e libertà

Help Twitter the Revolution in Moldova
(foto di Dan Patterson)

Qual è l’impatto di Internet e dei social network sui rapporti di potere tra Stato e individuo?
Penso soprattutto alle situazioni di elevata conflittualità; insomma, alle dittature e ai regimi totalitari che vogliono controllare il più possibile i propri cittadini.

La diffusione delle informazioni non è mai stata così facile: qualsiasi persona con un cellulare vagamente aggiornato può, in qualsiasi momento, condividere con il mondo intero pensieri, opinioni, fotografie e persino filmati. E tutto questo a un costo irrisorio rispetto a quelli necessari, ad esempio, per stampare o ciclostilare un foglio e distribuirlo a un migliaio di persone.1
Insomma, i cittadini oggi hanno molte più possibilità per raccogliere e diffondere informazioni, e la libera circolazione delle informazioni è una delle cose che uno Stato autoritario potrebbe voler evitare o quantomeno poter controllare. Continua la lettura di Internet, conflitti e libertà

  1. Una facilità che crea anche molto rumore, rendendo quantomeno necessario dotarsi di buoni filtri. []