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L’unica naturale che voglio è l’acqua minerale

Avevo iniziato a scrivere questo articolo mesi fa. “Moratoria naturale” era il titolo provvisorio. Poi l’ho cambiato con “Sì, i gay sono davvero contronatura” e adesso quello che leggete qui sopra, che non rispecchia molto il contenuto, ma mi piace per cui lo tengo.

Già, perché anche il contenuto è cambiato – o meglio le mie idee sul possibile contenuto, perché di scritto c’era ben poco, prima di oggi.
Ero partito dall’idea di una moratoria sul termine naturale. Troppo ambiguo, troppi significati impliciti: io dico “naturale” intendendo qualcosa che non ha richiesto particolari interventi umani, e tu pensi a qualcosa di buono, di bello, di sacro. Insomma, un casino. Volevo anche proporre una serie di espressioni alternative. “Famiglia cattolica” invece di “Famiglia naturale”; “Parto vaginale” invece di “Parto naturale” e così via. Continua la lettura di L’unica naturale che voglio è l’acqua minerale

Il disgusto può essere un motivo, non una ragione

"Radish 3371103037 4ab07db0bf o" di Self, en:User:Jengod - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.
A me non piacciono i ravanelli. Ma non ne faccio un dramma (Radish via Wikimedia Commons).

Forse il problema è che sono stato un lettore distratto e superficiale, ma sulla faccenda dei “figli della chimica” – così lo stilista Domenico Dolce ha definito i bambini nati con (almeno alcune) tecniche di procreazione medicalmente assistita – ho letto soprattutto argomentazioni basate sul disgusto.
Questa pratica – surrogazione di maternità (detta volgarmente “utero in affitto”), fecondazione eterologa (con sperma o ovuli di una terza persona) e forse anche la fecondazione in vitro  – mi provoca ribrezzo, per cui no, non va bene.

Tralasciando che non si sa bene come intendere quel “non va bene”, se come condanna morale (insomma: tu che fai quella cosa sei una persona cattiva, dovresti quantomeno sentirti in colpa e gli altri dovrebbero quantomeno biasimarti) oppure legale (e quindi almeno una multa te la meriti, magari anche il carcere), il disgusto o ribrezzo può essere un motivo per cui una persona fa o non fa qualcosa, ma non una ragione con cui convincere o condannare gli altri. Continua la lettura di Il disgusto può essere un motivo, non una ragione

Domande che fanno senso

Tra un appello alla gente affinché si ribelli ai politici ladri che si vogliono aumentare la pensione a un miliardo di euro al mese e la denuncia del complotto delle multinazionali per avvelenare la popolazione mondiale con le nanoparticelle geneticamente modificate contenute nei deodoranti il cui numero di serie è un numero primo divisibile per tre, mi è capitato di avere una discussione filosofica su Facebook. Lo so, frequento gente strana.
Comunque, a partire dall’ultimo articolo, si è parlato delle domande di senso, cioè quelle domande che iniziano con “Qual è il senso di” e finiscono con “l’universo” o “la vita” o “la complessità del cervello” eccetera. Continua la lettura di Domande che fanno senso

Tu chiamale se vuoi emozioni

Il Corriere della Sera online – sulla scia di altri siti d’informazione – ha introdotto una sorta di “valutazione emozionale” delle notizie: per ogni articolo gli utenti possono stabilire se sono indignati, tristi, preoccupati, divertiti o soddisfatti. Continua la lettura di Tu chiamale se vuoi emozioni

Una riflessione sul World Press Photo

Foto di Maika Elan
Foto di Maika Elan

Ho visitato, nella galleria SpazioReale a Monte Carasso in Svizzera, l’esposizione World Press Photo 2013 e avuto l’occasione di scambiare qualche parola con Kari Lundelin dell’omonima fondazione e con Gianluca Grossi, giornalista e curatore della galleria.1 Continua la lettura di Una riflessione sul World Press Photo

  1. La mostra è stata anche a Milano. Altre date sul sito della fondazione. []

Concedere alla ragione un temporaneo vantaggio

Feyerabend al lavoro
Feyerabend al lavoro

Ho ripreso in mano Contro il metodo di Paul Feyerabend.
L’avevo letto anni fa, prima ancora di laurearmi, e mi sembrava interessate riconfrontarmi, adesso, con la sua teoria anarchica della conoscenza scientifica.

Questa rilettura, iniziata pochi minuti fa, mi ha già riservato – alla conclusione dell’introduzione – una piccola sorpresa:

[…] Cominceremo il nostro discorso presentando le grandi linee di una metodologia anarchica e di una corrispondente scienza anarchica. Non c’è motivo di temere che l’assenza di considerazione per la legge e per l’ordine nella scienza e nella società che caratterizza un anarchismo di questo ebete possa condurre al caos. […] Potrà venire ovviamente un tempo in cui sarà necessario concedere alla ragione un temporaneo vantaggio e in cui sarà saggio difendere le regole a esclusione di ogni altra cosa. Non penso però che noi viviamo già oggi in un tale tempo.

Contro il metodo è del 1975. Sono passati quasi quaranta anni.
Vedendo un po’ come se la passa la scienza – dal “è un prodotto naturale, non fa male” al “se dai testate contro il muro non ti viene il cancro, ma la medicina ufficiale lo nasconde per venderti la chemio” –, forse è arrivato il tempo in cui anche un anarchico come Feyerabend si metterebbe a “difendere le regole a esclusione di ogni altra cosa”.

Fai la citazione giusta

Ho sempre avuto un po’ di perplessità verso i documentari, perplessità che è persino aumentata quando ho incontrato, anche se velocemente, persone che i documentari li realizzano. Ci sono documentari molto belli e interessanti – qualcuno probabilmente l’ho pure segnalato qui, sul sito – ma rimane il problema che il documentario deve avere una immagine di quello che racconta; se un aspetto importantissimo della vicenda non ha una immagine o ha l’immagine sbagliata, sei fregato. Continua la lettura di Fai la citazione giusta

Sventurata la terra che ha bisogno di emozioni

«La vera politica invece è come il vero amore: spesso si nasconde». Le parole sono importanti. La vera politica, il vero amore, perché nella vita c’è il vero e c’è il falso, l’autentico e il sofisticato, il puro è l’impuro. La vera politica e il vero amore si nascondono, trovarle richiede impegno, ma il valore della ricompensa vale l’impresa.

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Gli OGM non sono kasher

Quale è la vostra opinione sugli organismi geneticamente modificati?
Domanda diffusa e apparentemente lecita, in tempi di soia gm e di eteree fragole-pesce.

Scrivo apparentemente lecita perché in realtà, così come posta, è quantomeno incompleta. Proviamo una piccola variante: “quale è la vostra opinione sugli organismi non geneticamente modificati?”. La risposta non può che essere “dipende”. Un cactus può essere esteticamente appagante, ma decisamente scomodo come cuscino; sconsiglierei le vipere come animali da compagnia e sarei scettico su gite in compagnia di orsi e nuotate in compagnia di squali. Non ho invece particolari obiezioni su dei passeri che fanno il nido su un albero in giardino.
Tutte valutazioni particolari, caso per caso, e rivedibili: pare che non tutte le vipere siano velenose, e a essere sicuri che quella in giardino è una varietà innocua uno può anche decidere di lasciarla lì; viceversa magari i passeri portano con se qualche poco simpatico parassita ed è meglio dare loro lo sfratto.

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Riflessioni marziane

Curiosity è arrivata1 su Marte. Dopo un viaggio di non so quanti chilometri e una discesa da brivido nell’atmosfera marziana. E dopo un investimento di, credo, circa tre miliardi di dollari.
Da quel che leggo in giro, in molti si chiedono se non era più giusto spendere diversamente quei soldi. Io ad esempio sto viaggiando da Milano a Lugano su un treno sostitutivo – più lento, più sporco e più piccolo: l’unica cosa rimasta uguale è il costo del biglietto – perché il Cisalpino si è rotto. E poi c’è la crisi economica, lavoratori che non arrivano alla fine del mese e disoccupati i cui problemi iniziano il primo del mese. E poi ci sono quelli che gli effetti della crisi non la sentono, semplicemente perché sono già morti di malattie tutto sommato curabili, se queste persone avessero accesso a strutture sanitarie anche solo vagamente decenti. Continua la lettura di Riflessioni marziane

  1. O arrivato? È una sonda, un laboratorio o un robot? []