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L’unica naturale che voglio è l’acqua minerale

Avevo iniziato a scrivere questo articolo mesi fa. “Moratoria naturale” era il titolo provvisorio. Poi l’ho cambiato con “Sì, i gay sono davvero contronatura” e adesso quello che leggete qui sopra, che non rispecchia molto il contenuto, ma mi piace per cui lo tengo.

Già, perché anche il contenuto è cambiato – o meglio le mie idee sul possibile contenuto, perché di scritto c’era ben poco, prima di oggi.
Ero partito dall’idea di una moratoria sul termine naturale. Troppo ambiguo, troppi significati impliciti: io dico “naturale” intendendo qualcosa che non ha richiesto particolari interventi umani, e tu pensi a qualcosa di buono, di bello, di sacro. Insomma, un casino. Volevo anche proporre una serie di espressioni alternative. “Famiglia cattolica” invece di “Famiglia naturale”; “Parto vaginale” invece di “Parto naturale” e così via. Continua la lettura di L’unica naturale che voglio è l’acqua minerale

Il sentimento del popolo

“Chi giudica non può non ascoltare il sentimento di un Paese” leggo nel catenaccio1 di un’intervista  di Fabio Regazzi, consigliere nazionale svizzero appartenente al partito popolare democratico, a LiberaTV.

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  1. Dicesi catenaccio “sottotitolo in carattere tipografico più marcato del sommario, destinato a chiudere il titolo e a polarizzare l’attenzione del lettore” (Devoto-Oli 2007. []

Logica giornalistica

Leggo su Metro di oggi:

La pillola del giorno dopo è ormai il contraccettivo più scelto dalle giovanissime: il 55% delle confezioni acquistate viene usato da ragazzine tra i 14 e i 20 anni.

Oltre al fatto che a 20 anni si è ancora “ragazzine”, è interessante notare la logica di questa notizia: poiché (premessa) il 55% delle persone che usano la pillola del giorno dopo ha tra i 14 e i 20 anni, allora (conclusione) la pillola del giorno dopo è il contraccettivo più utilizzato a quella età.
In base alla stessa logica, se mi accorgo che in un ristorante i clienti sono soprattutto uomini tra i 30 e i 45 anni, posso tranquillamente concludere che la maggior parte degli uomini tra i 30 e i 45 uomini va lì a mangiare. Oppure, se so che praticamente tutte le persone che vanno in vacanza a Bordighera amano il mare, devo concludere che praticamente tutte le persone che amano il mare vanno a Bordighera. Ancora: se scopro che un certo tipo di reati è commesso in prevalenza da stranieri, posso concludere che la quasi totalità degli stranieri commette quel tipo di reati… ehi, questa devo averla già letta da qualche parte!
È sicuro: i giornalisti ragionano così. Spero che albergatori e ristoratori usino un’altra logica, altrimenti potrebbero restarci male.

La logica è meglio del sesso

Fonti affidabili1 riportano che Achille Varzi, professore alla Columbia University, si presenti alla prima lezione di logica indossando una maglietta con la seguente scritta (ovviamente in inglese):

Niente è meglio del sesso.
La logica è meglio di niente.
Quindi la logica è meglio del sesso.

Pare che Varzi dedichi la prima lezione a spiegare l’errore: “niente” non è una cosa, e se la si considera come tale ci si imbatte in simili errori. I filosofi parlano, in questo caso, di ipostatizzazione.

Mi viene il dubbio che un simile errore venga commesso anche da Joseph Ratzinger quando spiega cosa significa entrare in quaresima:

Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana.

In questa affermazione, il male è una cosa solo in senso retorico o anche in senso metafisico?

  1. È lo stesso Varzi ad averlo detto, durante una conferenza. []

Se A allora B

Il modus ponens è forse la regola di inferenza più semplice e immediata:

Se A allora B.
A.
Quindi B.

Se piove la strada è bagnata.
Piove.
Quindi la strada è bagnata.

La fallacia dell’affermazione del conseguente è la versione distorta del modus ponens:

Se A allora B.
B.
Quindi A.

Se oggi è domenica domani devo andare al lavoro.
Domani devo andare al lavoro.
Quindi oggi è domenica.

Riportate così, non è difficile smascherare la fallacia. In un discorso più ampio e articolato è invece facile scambiare la fallacia per l’inferenza, e prendere per dimostrazione quello che, al massimo, può valere come indizio. Continua la lettura di Se A allora B