Filosofia e genetica

Leggo su un giornale – ma credo che l’espressione sia del pubblico ministero che indaga sul caso – che il pagamento di tangenti era il risultato di una “filosofia aziendale”, come a dire che non era né una cosa occasionale né una pratica ricorrente, ma proprio connaturata alla prassi e al credo dell’azienda.
Un altro modo per esprimere la cosa è che dire che “la corruzione era nel DNA dell’azienda”. Ecco, io questa curiosa sovrapposizione semantica del DNA e della filosofia non so bene come spiegarmela.

Guerra alle metafore

Quando affermi che il linguaggio influenza la percezione della realtà, rischi di di sollevare non poche perplessità. In effetti le esagerazioni – filosofiche e non solo – di questo concetto sono numerose e hanno screditato quella che credo sia una idea sostanzialmente corretta.
Non intendo dire che chiamare dita i segmenti terminali tanto delle mani quanto dei piedi – invece di usare due termini diversi, come finger e toe – comporti il fatto che un madrelingua italiano non veda alcuna differenza tra il dito di una mano e quello di un piede: questa è una di quelle esagerazioni di cui dicevo prima, ridicola perché riguarda un caso a noi vicino e familiare, ma basta rendere l’esempio un po’ più esotico e il ridicolo scompare, come nel caso dei cento e più nomi utilizzati dagli inuit per la neve. 1 Continua a leggere Guerra alle metafore

  1. Sembra che l’origine di questa leggende metropolitana stia nel fatto che la lingua degli inuit accorpi in una parola sola espressioni che in italiano e in altre lingue sono rese con più parole.[]

Qual’è il fondamento dei diritti umani

Il titolo di questo post è preso da una mail inviata, immagino, al sottoscritto e ad altre persone con lo scopo di diffondere la particolare teoria dei diritti umani ivi presentata.

Ho letto solo le prime righe del lungo testo, quelle dove si solleva il problema del fondamento dei diritti umani, senza il quale, pare di capire, questi importanti diritti perderebbero tutta la loro forza.
A colpirmi non è stato tanto questo discorso – certo non nuovo – quanto l’erroraccio nel titolo. Il passaggio da quale a qual è un troncamento, non una elisione, quindi niente apostrofo o, come riporta il Devoto-Oli, «non ammette apostrofo». Continua a leggere Qual’è il fondamento dei diritti umani

Ironie antinfluenzale

L’Istituto di ricerca in biomedicina dell’Università della Svizzera italiana, insieme a Humabs BioMed SA di Bellinzona e al National Institute for Medical Research ha annunciato una scoperta che «potrebbe favorire la creazione di un vaccino universale in grado di proteggere da tutti i virus dell’influenza stagionale e da nuove pandemie».

Vaccino, influenza.
È curioso come una scoperta scientifica di valore debba utilizzare queste parole. Una eventuale civiltà aliena che intercettasse queste notizie (e conoscesse alla perfezione le varie lingue terrestri) penserebbe che su questo pianeta le malattie si credono causate da influenze esterne e vengono curate tramite estratti di grossi bovini.

Parole che non lo erano

Pearls Before Swine

Topo sta correggendo il dizionario, eliminando la parola fortnight. Secondo lui questa parola è inutile: le persone normali dicono “two weeks” (due settimane), non “fortnight” (che potremmo rendere con “quindicina”). Al suo posto, Topo introduce “pompuser”, più pomposo (sovrapomposo?). 1

Capra ribatte che pompouser non è una parola, e Topo risponde che questo atteggiamento suona sovrapomposo.

Topo rivendica il diritto di inventare nuove parole, di avere un atteggiamento creativo nei confronti della lingua. Certo, lo fa in maniera curiosa – e in questo Capra ha ragione a criticarlo. Topo pretende di correggere il dizionario in base ai suoi desideri. Quasi che lui fosse un dittatore e la lingua una sistema legale con il dizionario quale codice. 2

Le ambizioni di Topo non sono comunque vane: stando a Google, “pompouser” figurava, prima della pubblicazione di questo fumetto, 10 volte. Dopo, sono già una trentina le pagine che utilizzano questo termine 3. Topo, o meglio il fumettista Stephen Pastis 4, un po’ di autorità linguistica ce l’ha.

  1. Sono curioso di leggere come Linus tradurrà questo fumetto.[]
  2. Peraltro, grammatica e legge sono entrambi sistemi normativi.[]
  3. Cercando senza limiti di data si trovato oltre duecento risultati: evidentemente il filtro per data esclude molte pagine.[]
  4. Laureato in legge![]

Il peso delle parole

Le parole, all’apparenza così leggere, hanno in realtà un loro peso.
Le parole sono i mattoni con qui ricostruiamo la realtà, e con mattoni diversi si ricostruiscono realtà diverse (se preferite una metafora meno postmoderna: con le parole interpretiamo la realtà, e con parole diverse interpretiamo diversamente la realtà). 

Anna Meldolesi riprende un interessante intervento di Daniel Sulmasy sulla differenza tra “accanimento terapeutico” e a “cure straordinarie”. L’occasione è, ovviamente, la recente sentenza che autorizza la sospensione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale a Eluana Englaro, in coma dal 1992. Continua a leggere Il peso delle parole

Dare i numeri, vedere i numeri

Il linguaggio dei Mura-Pirahã, popolazione sudamericana veramente singolare, sembra non possedere i numeri: le quantità vengono espresse in maniera qualitativa, tramite tre espressioni che, grosso modo, hanno il significato di “pochi”, “alcuni”, “di più”.
Così la stessa quantità (quella che noi definiamo la stessa quantità) può essere ora “pochi” ora “alcuni”, a secondo della situazione. Continua a leggere Dare i numeri, vedere i numeri

Linguaggio senza verità (ma con tanta evidenzialità)

Data la possibilità che le opinioni percettive siano fluttuanti, è estremamente interessante che i linguisti abbiano di recente attirato l’attenzione sull’esistenza di linguaggi umani in cui le regole grammaticali richiedono che frasi su ciò che si crede si riferiscano esplicitamente a come tale convinzione sia sta acquistata. Nel linguaggio sudamericano tariana, ad esempio, una frase come “so che sta piovendo” deve essere integrata con un suffisso che indichi coma fa il soggetto a saperlo: “So che sta piovendo visivamente” (ossia lo vedo), in contrapposizione a “so che sta piovendo uditivamente” (lo sento). La richiesta che sia identificata la sorgente dell’informazione è chiamata evidenzialità.

Nicholas Humphrey, Rosso, Torino, Codice, 2007, p. 20
Perr il linguaggio tariana Humphrey cita A. Y. Aikhenvald e R.M.W. Dixon (a cura di), Studies in Evidentiality, Amsterdam, John Benjamins, 2003

Io adesso farò qualcosa di molto sconveniente, una di quelle cose che tanto piacciono ai filosofi e che tanto fanno imbestialire psicologi e linguisti: farò una affermazione fuori luogo e non supportata dai fatti.
Io affermo che i tariana non possiedono il concetto di verità. Continua a leggere Linguaggio senza verità (ma con tanta evidenzialità)

Considerazioni linguistiche

Pieter Bruegel il Vecchio, La Torre di BabeleUn viaggio attraverso Germania, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e poi di nuovo Germania significa affrontare salti linguistici notevoli.

Fortunatamente l’inglese lo conoscono un po’ tutti, e anche le interazioni linguistiche più impegnative si possono risolvere tranquillamente a gesti (così è stato a Vilnius, dove la matrona dell’albergo, praticamente una affittacamere, parlava solo lituano, polacco e russo). Ad ogni modo, le guide turistiche forniscono un mini-vocabolario, un insieme di vocaboli ed espressioni utili per la sopravvivenza, quel minimo per non confondere, nei tabelloni degli orari, gli arrivi con le partenze o i giorni festivi con quelli feriali.

Una delle espressioni tradotte è “Parla inglese?”.
Il senso di questa espressioni mi sfugge. Di solito uno inizia a parlare inglese (o italiano: non si sa mai), e se l’altro non capisce si passa a una altra lingua o, appunto, ai gesti, confidando sulla disponibilità e sul buon senso.
Secondo la guida, invece, per le vie di Kaunas o di qualche altra città della Lituania, dovrei chiedere a un passante, con la guida in mano per ricordarmi la pronuncia, “Ar Jūs kalbate angliškai?”
E se questo mi risponde, sempre in lituano “Mi spiace, non parlo inglese, ma lei un po’ di lituano lo conosce, quindi mi dica come posso aiutarla”? O, peggio ancora, “Quello che ha appena detto non ha alcun senso: il suono ricorda vagamente una frase in lituano, ma molto vagamente.”? Continua a leggere Considerazioni linguistiche