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In difesa delle “fake news”

Lo ammetto subito: il titolo di questo post è un’esca per attirare lettori, un click bait per capirci. Non intendo affatto difendere bufale e notizie inventate — per quanto, lo ammetto, non abbia molta simpatica per le soluzioni autoritarie talvolta proposte per contrastare il fenomeno, per cui potrei davvero trovarmi a difendere il diritto di scrivere e condividere baggianate.
Ma questo è un altro discorso: qui mi interessa una difesa linguistica delle fake news. È la parola, che voglio difendere, non il fenomeno.

Infatti, nel titolo, fake news è scritto tra virgolette, trucchetto da filosofi del linguaggio per indicare che si sta parlando, appunto, della parola, non di quello che indica.1
Perché a volte c’è bisogno di uno stolto che, mentre il saggio indica la Luna, guarda il dito, più che altro per capire se al saggio trema un po’ la mano e se non è meglio usare un bastone o un cannocchiale, per mostrare il nostro bel satellite agli altri. Continua la lettura di In difesa delle “fake news”

  1. Trucchetto che rischia di appesantire la lettura, e visto che quello che sto scrivendo non è un saggio di filosofia del linguaggio, vi risparmio le virgolette nel testo. []

Del giornalismo del 21º secolo

Secondo me, se il giornalismo ha un senso, oggi, è quello di fare da traduttore all’interno della società.

Con giornalismo intendo, qui, chi dà notizie quotidianamente: gli approfondimenti sono un altro discorso, perché appunto non danno la notizia, ma forniscono gli strumenti per comprenderla. Il problema è che non è detto che questi strumenti siano alla portata di tutti e non è detto che interessino a tutti. Due aspetti che non è il caso di trascurare: una società in cui tutti riescono a comprendere tutto sarebbe bellissima, ma se non ci si ricorda che è un’utopia quello che si ottiene è una società in cui metà della popolazione crede di sapere tutto perché due anni fa ha letto un articolo su Internazionale e l’altra metà odia quelli che leggono Internazionale perché si sentono trattati da capre ignoranti (senza dimenticare un’altra metà che neppure sa che cosa sia Internazionale, e un’altra metà ancora che non conosce le frazioni). Continua la lettura di Del giornalismo del 21º secolo

Io non ci capisco niente

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Forse sono io, ma di questo blocco di titoli apparso sul sito di Repubblica non ci capisco nulla.
“Gravissimo tifoso Napoli”, pur con molti sottintesi, non è difficile: un tifoso della squadra di calcio del Napoli è in gravissime condizioni di salute. È anche sottinteso che sia in pericolo di morte per qualche atto di violenza e non per un incidente o un malore, eventi tutt’altro che improbabili.
“Parla il padre”, immagino il padre del tifoso (“video” in blu si riferisce al padre che parla o in generale al tifoso in fin di vita?”). Chi ha detto “vi ammazzo”? Il padre? Il tifoso?
E poi, sotto, arriva un misterioso Gastone che “fermò derby 2004”.

Con molta fantasia immagino che Gastone, ultrà della Roma che già in passato aveva commesso atti di violenza, abbia minacciato (“vi ammazzo”) e poi sparato ferendo gravemente un tifoso del Napoli e per questo sia stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

Il fatto che il titolo su Repubblica ricordi i rebus della Settimana Enigmistica non mi pare molto normale. Non capisco se è voluto – per capirci qualcosa uno deve aprire le pagine collegate, aumentando visualizzazioni e introiti pubblicitari – o se proprio non ce la fanno.

Aggiornamento

Non sono il solo, a non capirci niente.

Ripensare il giornalismo a partire da qui

73f11895-5b2f-4196-b364-4d1cc0eb16dbQuesta mattina sono stati presentati i Concerti dell’Auditorio di Rete Due.
Un’ora di conferenza stampa, con tre intermezzi musicali e nessuno spazio per le domande (se non durante il rinfresco offerto alla conclusione della conferenza stampa).

Sul sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana è disponibile il video di tutta la conferenza stampa, oltre ovviamente a un testo di presentazione e a vario materiale fotografico.

Quale è il senso di scrivere un articolo che vada al di là delle tre righe qui sopra, link compresi?

Le domande più filosofiche

«Abbiamo quindi la risposta della scienza su come funziona il cosmo, ma le domande più filosofiche restano pendenti». Quali sarebbero queste “domande più filosofiche”? «Il mistero che sta alla base della vita e della materia» perché «la logica e la razionalità non possono spiegarne e giustificarne l’origine, la causa, il senso».
Ma non è finita, perché «l’unica certezza che la scienza può regalarci è la prova della raffinatissima intelligenza immanente alla vita e all’universo». Continua la lettura di Le domande più filosofiche

Io non credo niente. Scrivo e basta

Il transito presso lo studio del noto designer mi ha però garantito un misterioso canale privilegiato nel filone della teoria dell’architettura. È da lì che deriva la mia cooperazione con “Vertical Gardens”, che se non altro apprezza in me la preparazione storica e una rara capacità d’inferenza dettata prevalentemente dalla disperazione. Una capacità d’inferenza ben oltre i limiti dell’impostura e dell’assurdo. La necessità di produrre un minimo di reddito mi ha indotto ad annientare il senso del ridicolo. Inutile dire che non ci credo neanche io all’idea che il Laocoonte di Lessing, anno 1766, possa rappresentare una protopoetica del cinema 3D. D’altra parte non posso neanche dire di credere che non sia così. Io non credo niente. Scrivo e basta.

Irene Chias, Esercizi di sevizia e seduzione1

Ci sono giorni in cui mi riconosco in questa descrizione.

  1. Link sponsorizzato. []