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L’originalità andrà di moda

Sono in vacanza e ne ho approfittato per andare un paio di volte al cinema, il che significa che mi sono visto due film, un certo numero di pubblicità di attività commerciali locali e circa una decina di trailer di altri film. Se ci aggiungiamo i manifesti in entrata, possiamo tranquillamente dire che mi sono potuto fare un’idea della produzione cinematografica – limitata ovviamente alle grandi produzioni hollywoodiane – dei prossimi mesi.

Ora, sarà che prima di andare in vacanza ho seguito il Festival del film di Locarno, sarà che oramai per banali questioni anagrafiche ho una memoria cinematografica diretta che spazia su tre decenni, ma non c’era un film originale: per bene che poteva andare, si trattava di un sequel o un prequel, insomma il capitolo aggiuntivo di una serie cinematografica con situazioni e personaggi già conosciuti; alla peggio, i rifacimenti. Giusto per fare qualche titolo: Ben Hur, Ghostbuster, Star Wars: Rogue one, Alla ricerca di Dory, L’era glaciale: in rotta di collisione, Independence Day: rigenerazione. Per tacere di tutti i film tratti da fumetti.

Non credo sia questione di crisi di idee. Perché alla fine di idee nuove ce ne sono, forse non tante, forse non originali, forse non riuscite benissimo, ma ce ne sono: non è Werner Herzog che ha rifatto Nosferatu inquadratura per inquadratura (guardando alcuni dei trailer, mi vien da dire: purtroppo).
Però queste idee, evidentemente, non trovano seguito se presentate da sole, senza qualcosa di rassicurante proveniente dal passato nel quale impacchettarle.
Il contrario di quello che succedeva anni fa, quando i film western copiavano Kurosawa facendo finta di nulla. L’originalità – che non è necessariamenre avere idee nuove, ma presentarle come tali – non è di moda. Chissà se di ritornerà.

Tra fraintendimento e manipolazione della realtà

Screenshot 2014-08-12 13.54.50Il regista Roman Polanski non parteciperà al Festival del film Locarno, dove avrebbe dovuto una lezione di cinema aperta al pubblico, ricevere un un riconoscimento speciale e presentare il suo Venere in pelliccia in Piazza Grande. Continua la lettura di Tra fraintendimento e manipolazione della realtà

Miseria e nobiltà della scienza, ovvero un filosofo guarda ‘Lucy’ di Luc Besson

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Lucy

Ieri ho visto Lucy di Luc Besson con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked e Choi Min Sik.

Gran bel film: montaggio eccezionale (la sequenza iniziale nella reception dell’albergo entra di diritto nella storia del cinema), ottima recitazione, gustosissime le scene d’azione, poche e tutto sommato accettabili le immancabili incongruenze nella sceneggiatura. Continua la lettura di Miseria e nobiltà della scienza, ovvero un filosofo guarda ‘Lucy’ di Luc Besson

Metafore incompiute

Rhynchophorus ferrugineus (fonte:WIkipedia)
Rhynchophorus ferrugineus (fonte: Wikipedia)

Oggi ho intervistato un regista, uno di quelli importanti, che vincono ai concorsi internazionali.
Nel suo ultimo film, c’è un insetto che divora delle piante. Non trattandosi di un documentario di botanica (quelli non vincono ai concorsi, di solito), l’insetto e la pianta rappresentano qualcosa di diverso. Uno dei personaggi, a un certo punto del film, lo dice, che la pianta è l’umanità, impotente di fronte all’ingordigia degli insetti divoratori. Continua la lettura di Metafore incompiute

Reductio ad Hitlerum

Ghostbusters
Ghostbusters

“Scegliete la forma del distruggitore” dice il dio sumero (o ittita?) Gozer ai quattro acchiappafantasmi nel per me fondamentale film del 1984 di Ivan Reitman.

Peter Venkman/Bill Murray spiega la frase un po’ criptica agli altri citando Adolf Hitler: “Se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge, chiaro?”.

Ieri ho sentito la versione originale del film e con sommo stupore ho sentito Bill Murray citare come esempio di malvagità non il Führer, ma J. Edgar Hoover, il primo direttore dell’FBI.

Clonazione hollywoodiana

Dal film 'Mi sdoppio in 4' di Harold Ramis
Dal film ‘Mi sdoppio in 4’ di Harold Ramis

Siamo circondati da cloni. Nella realtà basta andare dal fruttivendolo – no, il clone non è il fruttivendolo stesso, ma ad esempio le banane che vende –; nella finzione basta guardare un qualsiasi film di fantascienza o quasi-fantascienza.

La cosa curiosa è che i cloni dei film non sono semplicemente fisicamente e psicologicamente identici – come se il diverso ambiente nel quale i due individui si sono sviluppati e sono cresciuti non avesse avuto alcuna influenza – ma spesso condividono anche dei ricordi. Il clone che riconosce la moglie del proprio originale sta diventando un cliché hollywoodiano al pari dell’aereo che sembra schiantarsi ma riesce a cabrare all’ultimo secondo o dell’eroe sconfitto che si ubriaca al bar dove viene raggiunto e soccorso dal suo mentore. O del cliché del gemello cattivo.
Gemello che, se omozigote, è un clone. In altre parole: il clone naturale è la nemesi, il clone artificiale condivide la stessa anima. Misteri della genetica cinematografica.

Fai la citazione giusta

Ho sempre avuto un po’ di perplessità verso i documentari, perplessità che è persino aumentata quando ho incontrato, anche se velocemente, persone che i documentari li realizzano. Ci sono documentari molto belli e interessanti – qualcuno probabilmente l’ho pure segnalato qui, sul sito – ma rimane il problema che il documentario deve avere una immagine di quello che racconta; se un aspetto importantissimo della vicenda non ha una immagine o ha l’immagine sbagliata, sei fregato. Continua la lettura di Fai la citazione giusta

Fenomenologia da botteghino

Grazie a paopasc ho scoperto una infografica molto carina sugli incassi dei film hollywoodiani.
Giocando con le impostazioni, ho scoperto che Avatar ha sì incassato un botto di denaro, ma alla fine gli incassi sono stati “solo” il 1’145 % della spesa. Fireproof è al 6’690 %, Insidious al 6’467 % e Paranormal Activity 2 al 5’917% (Paranormal Activity risulta al 114’200 %, ma forse si tratta di un errore). Non conosco nessuno di questi film, ma come rapporto prezzo/prestazioni battono e non di poco il lavoro di James Cameron. Continua la lettura di Fenomenologia da botteghino

Impianti cinematografici

Prima o poi arriverà nelle sale Repo Men, film di fantascienza con Jude Law.
Tutto quello che so del film l’ho letto su Fantascienza.com:

Il film, il cui primo titolo ufficioso era Repossession Mambo, è ambientato nel prossimo futuro e racconta di un mondo in cui gli esseri umani sono riusciti a sconfiggere malattie e vecchiaia attraverso l’innesto di organi interni artificiali. L’unico produttore degli organi, un’azienda denominata L’Unione, concede benevolmente i propri organi a credito, con una piccola clausola contrattuale: in caso di mancato pagamento, l’azienda ha il diritto di rientrare in possesso degli organi impiantati. Con qualunque mezzo e anche a discapito della vita dei clienti, nel caso l’impianto riguardi il cuore.

Sono sicuro che il film sarà all’altezza di altre produzioni fantascientifiche eticamente impegnate come Gattaca (sempre con Jude Law) o The Island: buona recitazione, qualche scena d’azione carina, sceneggiature inverosimili, riflessioni morali decisamente superficiali, più che altro finalizzate a giustificare le già citate scene d’azione. Continua la lettura di Impianti cinematografici