Letture in autoisolamento – o della scomparsa dei giornali

L’epidemia, la distanza sociale, l’autoisolamento come influiscono sulla vostra “dieta mediale”, insomma su quello che guardate, ascoltate e leggete?

Io ad esempio ho praticamente azzerato radio e audiolibri – che del resto ascoltavo soprattutto in viaggio –, la lettura di libri (cartacei ed ebook) è sostanzialmente invariata mentre la visione di film e serie tv credo sia leggermente aumentata. La televisione è sempre a zero

Ma il cambiamento principale – e quello che giustifica questo post – riguarda l’informazione.

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Contro il verismo del fact checking

La verifica dei fatti è importantissima. Nel giornalismo come nella vita di tutti i giorni – che poi sui social media facciamo tutti qualcosa di simile al giornalismo –, è importante avere informazioni verificate e attendibili. E se questo controllo non è stato fatto, o se è sfuggito qualcosa, è importante far presente l’errore: per una correzione, per segnalare l’informazione errata agli altri utenti o, nella peggiore delle situazioni, per far capire che è meglio stare alla larga da quella fonte lì che pubblica un sacco di bufale.

Ma – è ovvio che sarebbe arrivato un “ma”, no? A parte il titolo che lascia intuire una critica al fact checking, quanto letto finora era la classica premessa del “non sono razzista ma”: come non aspettarsi un attacco alla verifica dei fatti?

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Ma poi che cos’è una fake news? Un apostrofo rosa messo tra le parole “documentati”

Sui social media mi sono imbattuto nella versione Bacio perugina del celeberrimo “bacio apostrofo rosa t’amo” di Rostand.

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Macerie civili

Di rimbalzo la stragrande maggioranza dei quotidiani riprende la succosa vicenda e la quasi totalità di essi non vuole essere da meno nell’iniettare olio lubrificante nei cingoli delle già roboanti ruspe, fors’anche perché orfane, le redazioni dei giornali, del commento di un giurista, di un avvocato, di un laureato in giurisprudenza o persino di uno studente del terzo anno di legge, che possa rendere chiaro come nella notizia del risarcimento danni a favore del nomade non ci sia proprio nulla di straordinario, d’eccezionale o di paradossale. Almeno in uno Stato di diritto che si regge sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e che non fa differenza, quando si tratta di salvaguardare la vita e la salute degli esseri umani, se a rimetterci la pelle o a finire sulla sedia a rotelle sia un cittadino, uno straniero regolare o irregolare, un evasore o qualcuno che ossequia puntualmente le vessazioni fiscali […].

Rocco Todero, “Ruspe sullo Stato di diritto“, Il Foglio

In difesa delle “fake news”

Lo ammetto subito: il titolo di questo post è un’esca per attirare lettori, un click bait per capirci. Non intendo affatto difendere bufale e notizie inventate — per quanto, lo ammetto, non abbia molta simpatica per le soluzioni autoritarie talvolta proposte per contrastare il fenomeno, per cui potrei davvero trovarmi a difendere il diritto di scrivere e condividere baggianate.
Ma questo è un altro discorso: qui mi interessa una difesa linguistica delle fake news. È la parola, che voglio difendere, non il fenomeno.

Infatti, nel titolo, fake news è scritto tra virgolette, trucchetto da filosofi del linguaggio per indicare che si sta parlando, appunto, della parola, non di quello che indica. 1
Perché a volte c’è bisogno di uno stolto che, mentre il saggio indica la Luna, guarda il dito, più che altro per capire se al saggio trema un po’ la mano e se non è meglio usare un bastone o un cannocchiale, per mostrare il nostro bel satellite agli altri.

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  1. Trucchetto che rischia di appesantire la lettura, e visto che quello che sto scrivendo non è un saggio di filosofia del linguaggio, vi risparmio le virgolette nel testo.[]

Di fatti e di bias

B00IN70LW4.01._SX280_SCLZZZZZZZ_V343842487_Sto leggendo News: Le notizie: istruzioni per l’uso di Alain de Botton.

Finora, il mio giudizio è riassumibile nel classico “è bravo ma non si applica”, anche se vista la quantità di libri che l’autore svizzero sforna probabilmente è più corretto il contrario, “si applica ma proprio non ce la fa”.
Nel libro ci sono alcune buone intuizioni sul mondo dell’informazione. Nulla di nuovo per chi conosca un po’ il tema, ma comunque intuizioni interessanti e esposte in maniera molto accattivante.
Il problema è come queste intuizioni vengono sviluppate da de Botton che dimostra una ossessione per l’idea che il giornalismo debba contribuire alla prosperità (flourishing) dell’umanità. Continua a leggere Di fatti e di bias

Del perché un po’ mi vergogno di fare il giornalista

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E il problema non è che ci sia una persona convinta che la teoria della relatività di Einstein (non si precisa se quella generale o quella ristretta, ma non è questo il problema) non sia ancora stata dimostrata perché finora non si erano trovati gemelli da mandare nello spazio.
Il problema è che a questa persona – sicuramente un competente esperto in qualche altro campo dello scibile umano, chessò la politica internazionale o lo sport – venga affidato un articolo di scienza.

Cronache surreali

Solo io trovo surreale che, in un articolo in cui si parla di efficacia e opportunità di un trattamento medico, figurino insieme l’attrice Gina Lollobrigida e il premio Nobel per la medicina Shinya Yamanaka? 1

  1. È un articolo di cronaca, cioè un resoconto di eventi: non è quindi (solo) colpa del giornalista, ma (anche, soprattutto) degli eventi.[]

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

È secondo me la critica più sensata alle tesi utilitariste: spesso la valutazione di vantaggi e svantaggi non è un calcolo semplice e oggettivo, ma una valutazione complessa e almeno in parte soggettiva. Prendere la decisione giusta può essere un’arte nella quale è necessario esercitarsi a lungo, non una procedura da apprendere con un po’ di teoria. Continua a leggere Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

Riscontro

Questo blog ospita circa milleduecento articoli e oltre ottomila commenti. Penso che un terzo circa dei commenti siano opera mia, quindi riduciamo i commenti a cinquemila.
Milleduecento diviso cinquemila fa circa quattro commenti per articolo.
In altre parole: ogni cosa che ho scritto su questo sito ha, in media, generato quattro reazioni, quattro osservazioni, critiche, complimenti, insulti o altro.

Da un po’ di tempo alcune delle cose che scrivo vengono pubblicate su un settimanale e, da un annetto circa, su un quotidiano. Avrò scritto – escludendo le cose infime tipo gli appuntamenti del giorno successivo e i resoconti degli incidenti stradali  – un centinaio di articoli degni di nota. Di reazioni – lettere, telefonate o commenti vari – ne avrò ricevuti si è no mezza dozzina.
In altre parole: ogni cosa che ho scritto per la carta stampata ha, in media, generato un decimo di reazione. Continua a leggere Riscontro