Del falso bilanciamento tra salute ed economia

Si discute sempre più di allentare le misure di contenimento della pandemia, di ripresa e riapertura. Discussioni che per molti sono sul giusto equilibrio tra salute ed economia.
Non so voi, ma io mi immagino una bilancia, con “la salute” da una parte e “l’economia” dall’altra, oppure una leva, un’altalena basculante del parco giochi.

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Abbiamo raggiunto il picco – o il fondo?

Sempre a proposito di nuovo coronavirus e metafore, c’è un particolare che mi colpisce – e questo, ne sono sicuro, interesserà solo me e qualche altro maniaco del tema. Intendo la questione del picco, della necessità di abbassare la curva (dei contagi/ricoveri) eccetera.

Si tratta di un esempio di quelle che Lakoff e Johnson chiamano “metafore di orientamento”:

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Il lungo viaggio del nuovo coronavirus (ovvero smettiamola di dire che siamo in guerra)

A inizio marzo avevo scritto di “non [essere] particolarmente preoccupato”; penso sia il caso di ammettere di essere stato troppo ottimista: le conseguenze di questa epidemia le avvertiremo molto a lungo – per sempre, chi avrà perso una persona cara.

Inizio con questa ammissione perché non voglio che quanto segue venga preso come una minimizzazione della situazione: è e sarà dura, e ci vorrà la cooperazione di tutti. Ma non siamo in guerra con il virus SARS-CoV-2 e penso sia il caso di ridurre i riferimenti bellici, nei discorsi che facciamo sull’epidemia – discorsi nei quali invece le medicine sono armi, i medici truppe, gli ospedali fronti e così via.
Ripeto: non lo dico perché credo vada tutto bene. E neanche perché non veda punti di contatto con una guerra: i morti e i ricoverati, la sospensione della vita di tutti i giorni, i danni sociali ed economici. Ma le metafore sono infide, sfuggono di mano: non si limitano ad alcuni punti di contatto, ma si espandono e portano con sé tutto l’immaginario collettivo – in questo caso della guerra.

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Il concetto di malattia non è mai innocente

Definire cancro un fenomeno è un incitamento alla violenza. L’uso del cancro nel discorso politico favorisce il fatalismo e giustifica provvedimenti «severi», oltre a rafforzare notevolmente la convinzione diffusa che la malattia sia necessariamente mortale.

Ho appena (ri)letto Malattia come metafora di Susan Sontag. Nonostante sia stato scritto 40 anni fa – quando se ne sapeva molto meno sia di Aids e di cancro, sia di metafore 1 – l’ho trovato straordinariamente lucido e attuale nella sua analisi della mitologia delle malattie, dalla romantica tubercolosi che consuma al cancro che invade il corpo e al quale dobbiamo fare guerra, bombardandolo di raggi o usando armi chimiche.
Perché, come scrive nell’ultimo capitolo, «il concetto di malattia non è mai innocente».

L’ho trovato molto attuale perché questa dimensione concettuale e metaforica, questa mitologia moderna – che non riguarda solo la malattia – mi pare ancora sottovalutata. Da chi è convinto che contino solo i fatti, non le parole e i concetti, per cui è indifferente se quello che facciamo è “prendersi cura” del paziente o “muovere guerra” alla malattia. E sottovalutata anche da chi quelle facili e grossolane metafore le accoglie e le usa senza fare caso a tutto quello che c’è dietro, rinforzando questa mitologia.

  1. Metafora e vita quotidiana di Lakoff e Johnson sarebbe uscito solo due anni dopo.[]

L’automobile nucleare

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Una Opel Kadett Olympia del 1968, via Wikimedia Commons

I Verdi svizzeri hanno iniziato – con largo anticipo – la campagna per la votazione popolare del 27 novembre sul nucleare. Campagna che si basa, al momento, su una Opel Olympia del 1969, anno di entrata in servizio della centrale nucleare di Beznau.
La lettura proposta è semplice: come quell’auto è tecnologicamente superata e, per gli standard attuali, pericolosa, così lo è anche la centrale che andrebbe quindi chiusa definitivamente.

Il problema è che io vedo almeno tre letture alternative, tutte non favorevoli ai Verdi. Continua a leggere L’automobile nucleare

Giro di vite sulle lucciole

Giro di vite sulle lucciole

Non so, quando si mettono insieme due metafore forse vale la pena verificare che i significati letterari siano vagamente compatibili, perché non riesco a togliermi dalla testa 1 l’immagine di un povero insetto avvitato con forza a un qualche supporto, e per quanto non sia un animalista, la cosa mi turba un pochino.

  1. Altra metafora.[]

Metafore incompiute

Rhynchophorus ferrugineus (fonte:WIkipedia)
Rhynchophorus ferrugineus (fonte: Wikipedia)

Oggi ho intervistato un regista, uno di quelli importanti, che vincono ai concorsi internazionali.
Nel suo ultimo film, c’è un insetto che divora delle piante. Non trattandosi di un documentario di botanica (quelli non vincono ai concorsi, di solito), l’insetto e la pianta rappresentano qualcosa di diverso. Uno dei personaggi, a un certo punto del film, lo dice, che la pianta è l’umanità, impotente di fronte all’ingordigia degli insetti divoratori. Continua a leggere Metafore incompiute

Dagli OGM all’Intelligent design

Quello che segue prendetelo un po’ come la supercazzola del lunedì mattina o – per usare un linguaggio più aulico – come una audace ipotesi concettuale che forse vale la pena approfondire.

C’è un filo rosso tra gli organismi geneticamente modificati e la negazione dell’evoluzione tramite selezione naturale. Non nel senso che mangiare OGM abbia strani effetti sul cervello per cui mi mangio un po’ di soia transgenica (o del formaggio prodotto con latte munto da una mucca che ha mangiato quella soia) e improvvisamente mi convinco che Dembski sia più intelligente di Dawkins.
Il filo rosso è concettuale, e richiede una piccola premessa.

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Un simbolo per l’Europa

Lisa Benson
Lisa Benson

Al di là dell’analisi politica sulla situazione in Ucraina, rappresentata da questa vignetta in maniera completamente passiva, è interessante notare come la Russia sia raffigurata con un orso mentre l’Unione europea con Angela Merkel che, se non sbaglio, non ricopre alcuna carica all’interno dell’Ue: il presidente è José Barroso e la Presidenza del Consiglio spetta alla Grecia.
Da notare la fascia nera al braccio della cancelliera tedesca.

Metafore circolatorie

Nei giorni scorsi è stato fermato un camion che viaggiava a 159 km/h in autostrada.

Immagino affascinato dall’analogia tra la circolazione stradale e la circolazione sanguigna, ho sentito un funzionario di polizia 1 paragonare il camion che viaggiava a elevata velocità a un aneurisma. Guardando la definizione di aneurisma, non riesco proprio a cogliere la base comune della metafora. Continua a leggere Metafore circolatorie

  1. Non ricordo e non riesco a ricuperare lo spezzone del notiziario, per cui non so esattamente chi è stato ad avventurarsi in questa metafora.[]