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La casta e la mezz’ora gratis in rete

Tutti a perculare Luigi Di Maio e la sua proposta di fornire “gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz’ora al giorno a chi non può ancora permettersela”. E ci sta tutto, il perculo, solo che poi ci si dimentica del contesto.
Per il vicepresidente del consiglio la mezz’ora gratis in rete non è il fine, ma il mezzo per raggiungere quello che è il vero obiettivo: far votare le leggi ai cittadini.

Da sempre, con la forza politica da cui provengo, lavoriamo affinché un giorno ci siano referendum senza quorum propositivi anche via Rete, e che possano diventare la normalità per i cittadini.

Referendum. Propositivi. Senza quorum. In Rete.
In pratica, un migliaio di persone, forse anche meno, possono vincolare il parlamento ad approvare una legge semplicemente prendendo lo smartphone e toccando lo schermo. A casa, sul tram, in vacanza o al lavoro – o sotto gli occhi del datore di lavoro.

Che sia una pessima idea, forse oggi se ne sono resi conto anche quelli del Movimento 5 stelle:

Lo stato e chi lo governa

Alpha: Posso farti una domanda?

Beta: Intendi un’altra, oltre a quella se puoi farmi una domanda?

Alpha (facendo finta di non aver sentito): Che cosa ascoltavi l’altra sera?

Beta: Intendi prima di addormentarmi? Un audiolibro. Ho sottoscritto un abbonamento di prova e devo dire che non è male, anche se ogni tanto mi distraggo — magari perché il ritmo è troppo lento — e mi perdo qualche parte…

Alpha: Tipo quando russavi? Comunque che libro, o audiolibro, era?

Beta: La svastica sul sole di Philip K. Dick. Hai presente, il romanzo distopico, dove le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti sono spartiti tra Germania e Giappone… Continua la lettura di Lo stato e chi lo governa

Una parte di me ci spera, che vinca Trump

Trump (foto di Michael Vadon)
Trump (foto di Michael Vadon)

Lo confesso, una parte di me spera che a vincere le elezioni statunitensi sia il candidato repubblicano Donald Trump.
Non perché lo consideri migliore di Hillary Clinton o perché speri che una batosta elettorale possa spingere i democratici a cambiare. Tutt’altro: per quanto Clinton sia tutt’altro che perfetta – ma chi lo è, visto che in politica la perfezione significa spesso “la pensa esattamente come me”? – credo sarà un’ottima presidente degli Stati Uniti. E, siamo onesti, la storia del “non ti voto così impari la lezione” ha mai funzionato? Continua la lettura di Una parte di me ci spera, che vinca Trump

Del giornalismo del 21º secolo

Secondo me, se il giornalismo ha un senso, oggi, è quello di fare da traduttore all’interno della società.

Con giornalismo intendo, qui, chi dà notizie quotidianamente: gli approfondimenti sono un altro discorso, perché appunto non danno la notizia, ma forniscono gli strumenti per comprenderla. Il problema è che non è detto che questi strumenti siano alla portata di tutti e non è detto che interessino a tutti. Due aspetti che non è il caso di trascurare: una società in cui tutti riescono a comprendere tutto sarebbe bellissima, ma se non ci si ricorda che è un’utopia quello che si ottiene è una società in cui metà della popolazione crede di sapere tutto perché due anni fa ha letto un articolo su Internazionale e l’altra metà odia quelli che leggono Internazionale perché si sentono trattati da capre ignoranti (senza dimenticare un’altra metà che neppure sa che cosa sia Internazionale, e un’altra metà ancora che non conosce le frazioni). Continua la lettura di Del giornalismo del 21º secolo

La maggioranza decide

Piccolo appunto di… boh, non so se chiamarla politica, civica o semplice buon senso.

Leggo e sento spesso – mi riferisco alla situazione elvetica, ma ovviamente il discorso non si applica solo alla Svizzera, per cui evito riferimenti diretti – leggo e sento spesso, dicevo, critiche a volte anche aspre (e a volte anche veri e propri insulti) verso chi critica o semplicemente non approva l’esito di una qualche votazione (perlopiù popolare, ma non è quello l’importante). Continua la lettura di La maggioranza decide

Io non sono l’altro 49,7%

Vedo su Facebook questa immagine:

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Si riferisce all’esito della votazione di domenica, nella quale – dati della Confederazione – 1’463’954 cittadini hanno approvato l’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa” e 1’444’428 persone, pari appunti al 49,7% dei votanti, l’hanno respinta. Continua la lettura di Io non sono l’altro 49,7%

Confusioni parlamentari

Non capita tutti i giorni che analisi sulla situazione politica – nazionale o internazionale poco importa, oramai – coinvolgano nomi come Simone Weil, Hans Kelsen o Norberto Bobbio. Uno vede quei nomi all’interno di un lungo testo (quasi diecimila battute) e pensa “ecco una analisi interessante, che merita di essere letta attentamente”.
La lettura attenta non è cosa che si improvvisa mentre si aspetta che inizi il radiogiornale o  si attende la risposta a una mail: occorre tempo e concentrazione, e così quel testo, intitolato In difesa dei partiti e scritto da Fabio ‘ilNichilista’ Chiusi, ha aspettato qualche giorno prima di essere affrontato con il dovuto impegno. Continua la lettura di Confusioni parlamentari

Premesse implicite

Indiscrezioni sulle dimissioni di Berlusconi hanno un effetto salutare sui mercati finanziari: sulle reti sociali abbondano immagini come questa:1

Immagine interessante – a parte il fatto che nessuno (per quanto ne so) ha specificato che nello stesso periodo temporale non sia successo nulla, dalle stime dei danni provocati dai nubifragi a risultati finanziari di qualche grande azienda.
Mi chiedo tuttavia quali siano le premesse implicite di quei grafici. Forse che il capo di un governo deve dimettersi se la sua presenza non è gradita ai mercati finanziari? Che la politica e la democrazia sono addirittura meno di una sovrastruttura dell’economia?
Molto probabilmente no. Ma allora vorrei che qualcuno mi spiegasse, esattamente, quali sono le premesse implicite e quali è le conclusioni.

  1. Nello specifico, quella qui riportata è del Nichilista. []

Socialdemocrazia

Che cos’è la democrazia? Un sistema di strutture e istituzioni che incoraggiano la trasparenza e la responsabilità dei governanti di fronte al proprio operato. Le istituzioni e le strutture delle nostre democrazie sono invenzioni del XVII e del XIX secolo. Oggi abbiamo bisogno di nuovi modelli e nuovi metodi perché, grazie anche ai social network, è aumentata la domanda di trasparenza e di responsabilità. La sfida del nostro tempo sta nel trovare forme democratiche che sappiano utilizzare le tecnologie, da Facebook ai sistemi satellitari, farne parte viva del processo politico, della scelta e della messa in pratica delle decisioni.

Steven Livingston intervistato da Mauro Buonocore