Metafore incompiute

closeQuesto articolo è stato pubblicato 3 anni 7 mesi 8 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.
Rhynchophorus ferrugineus (fonte:WIkipedia)
Rhynchophorus ferrugineus (fonte: Wikipedia)

Oggi ho intervistato un regista, uno di quelli importanti, che vincono ai concorsi internazionali.
Nel suo ultimo film, c’è un insetto che divora delle piante. Non trattandosi di un documentario di botanica (quelli non vincono ai concorsi, di solito), l’insetto e la pianta rappresentano qualcosa di diverso. Uno dei personaggi, a un certo punto del film, lo dice, che la pianta è l’umanità, impotente di fronte all’ingordigia degli insetti divoratori.

Io ho chiesto al regista di spiegarmi quella metafora. Chi è l’insetto che arriva e distrugge? Chi sono, di preciso, le piante mangiate dal loro interno?
Mi ha risposto qualcosa del tipo “ognuno ci legge quello che vuole”.
Da un punto di vista artistico, la cosa mi lascia un po’ perplesso: è vero che tutto il film (“un forte lavoro di sottrazione”) è improntato sul non detto e sull’indeterminato, lasciando allo spettatore il compito di costruire una sua storia a partire dai pochi frammenti presenti, ma quella dell’insetto è – lo ha confermato il regista – il punto centrale di tutto il film, e l’indeterminazione, qui, mi lascia il sospetto di un vuoto esercizio di stile.

Ma il mio vero dubbio è un altro: una metafora indeterminata è davvero una metafora?
Le moderne teorie della metafora1 concepiscono la metafora come connessione tra due frame o spazi concettuali. “Sono un po’ arrugginito e non riesco a seguire il discorso” è una metafora unisce il frame dell’attività mentale con quello delle macchine che se arrugginite non funzionano bene.
Nella metafora dell’insetto che divora l’albero, tuttavia, c’è un solo frame. Più che una metafora, è un abbozzo, una struttura vuota.

  1. Penso a George Lakoff, quello di Metafora e vita quotidiana []

20 pensieri su “Metafore incompiute

  1. Se ognuno ci può leggere ciò che vuole, sarò libero di leggerci l’incapacità del regista, la sua incompetenza e il suo smisurato quanto immotivato egotismo?

  2. Umberto Eco, nelle Postille al Nome della Rosa, scriveva:

    «Un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. […] L’autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo.»

    D’altro canto, sempre Eco, sempre in quelle Postille, poco sotto, continuava:

    «L’autore non deve interpretare. Ma può raccontare perché e come ha scritto.»

  3. La metafora (il foro) c’è, ma tu ci vuoi dentro la narrazione che la esplichi (tema), e questo, è vero, manca. Il fatto è che il foro può avere per tema un’immagine che non soddisfi in pieno i requisiti ne fanno narrazione: in questo caso l’immagine della distruzione, senza che sia possibile ricostruire nel foro il tema che le dia valenza di stanza narrativa. In tal senso, è giusto ritenere che chi illustra il tema nel foro non voglia o non sappia dare alla figura retorica (metafora) l’animazione narrativa (allegoria), ma questo non è da imputare a “egotismo”.

  4. @Luigi Castaldi
    Pensa di essere molto profondo solo perché ha scritto nove righe completamente incomprensibili?

  5. Legga un qualsiasi trattatello di retorica e argomentazione e troverà spiegazioni sul significato di “tema” e “foro”, sulla differenza tra “analogia”, “metafora” e “allegoria” e sulla definizione di “stanza narrativa”, così riuscirà – ma non è detto – a dare il senso giusto a ciò che dice “incomprensibile”, e probabilmente d’ora in poi preferirà sostituire l’aggettivo con la più acconcia perifrasi “ciò che non sono in grado di comprendere per limiti personali”. Non sono io ad essere profondo, è lei ad essere superficiale.

  6. Finalmente un post di quelli dell’Ivo di una volta, quello che nel 2008 avevo indicato per il Thinking Blogger Awards..
    Poi magari torno per dire la mia, anche se lì dove passa Malvino non cresce più l’erba, intesa come metafora del “considerevole” heideggeriano.

  7. Fuor di metafora, il mio invece voleva essere un complimento sia al nostro ospite che a Malvino.
    Spero fosse chiaro.

  8. Gli insetti sono extraterrestri che stanno divorando l’umanità, dopo essere sbarcati in gran segreto sulla Terra e aver preso sembianze umane.
    Questa è una delle tante ipotesi che mi vengono alla mente (sindacati, comunisti, capitalisti, omosessuali, preti, demoni, ecc.); ne escluderei qualcuna solo dopo aver visto il film, eventualmente.
    Quindi, è possibile che il regista abbia in testa un’idea precisa – in questo caso la metafora sarebbe compiuta (altrimenti sarebbe sparare a salve) – ma che per motivi di marketing preferisca fare il misterioso.

    [Signori, non litighiamo tra noi, altrimenti facciamo il loro gioco.]

  9. A me pare che il regista del film che non ho visto e il signor Luigi Castaldi che scrive cose (per me) incomprensibili siano molto simili. Parlano per pochi eletti, ma si adirano se qualcun altro (non eletto, evidentemente) si permette di sottolinearne la pochezza comunicativa.
    Niente di personale, potrei facilmente cadere nello stesso errore parlando in gergo tecnico e sbeffeggiando chi non lo comprende. È solo che (io, che parlo tecnichese) ho sbagliato pubblico, come lo ha sbagliato chi fa un film metaforico (analogo? allegorico?) che chiunque può vedere, o chi scrive un commento da iniziati su un blog che chiunque può a sua volta commentare.
    Scusate se ho calpestato l’erba dei filosofi, ma mi sembrava così morbida…

  10. @–>Dave Bowman

    Senza alcuna intenzione polemica, perché in fondo ognuno fa ciò che più gli aggrada.
    Non si può pretendere di rivolgersi agli altri in maniera non consona alle buone maniere e venir comunque trattati da essi coi guanti di velluto.
    Magari, se usava un approccio meno aggressivo nei suoi primi due commenti o almeno nel secondo, Luigi Castaldi, alias Malvino, avrebbe taciuto indifferentemente o le avrebbe tuttalpiù replicato in maniera cortese.
    “Prendere la tigre per le palle può anche essere considerato coraggioso, continuare a stringere però è sicuramente da incosciente” (antico proverbio cinese).

  11. @lector
    “Non si può pretendere di rivolgersi agli altri in maniera non consona alle buone maniere e venir comunque trattati da essi coi guanti di velluto.”
    Sottoscrivo. E lascio all’intelligenza dei lettori stabilire chi si sia comportato in maniera non consona. Non mi pare di essermi lamentato per le risposte ricevute. Se così appare, ho fallito io la comunicazione.
    P.S.: il mio primo intervento era ovviamente una provocazione, e pare che ci siano caduti in parecchi.
    PP.SS.: paragonare un commento in un blog a ‘prendere la tigre per le palle’ mi sembra metafora azzardata. Il rischio non mi sembra comparabile…

  12. @–>Dave Bowman

    In effetti, a rileggerlo meglio (parlo delle cose sulla tigre), mi sembra un po’ eccessivo.
    E’ che al momento, non mi veniva in mente altro che ci stesse.

  13. io dal basso del mio nazionalpopolarismo di baudiana memoria (insomma, cerco di fare l’intellettuale a casaccio) sono abbastanza tentato di citare il celeberrimo ragionier Ugo Fantozzi al termine di una nota proiezione…

  14. Con un po’ di ritardo, rispondo ai commenti, ignorando la piccola bagarre scoppiata.

    @Dave Bowman: Puoi leggerci l’incapacità del regista, ma come interpretazione generale del film, non certo come significato della metafora.

    @Luigi Castaldi: Non mi sento molto a mio agio con la terminologia della retorica classica, e in effetti per me – e, bisogna dirlo, anche per il “cognitivista” Lakoff, – son tutte metafore, anche quelle che è più corretto chiamare analogie e allegorie.
    Attenzione a diversi aspetti del lavoro metaforico, o forse ignoranza, molto probabilmente entrambe.

    @marcoz: “è possibile che il regista abbia in testa un’idea precisa ma che per motivi di marketing preferisca fare il misterioso”. È possibile, però per motivi di marketing ha proprio negato di avere questa idea precisa… È anche vero che forse sono stato indelicato io a chiedere di spiegarmi la metafora (o allegoria), un po’ come quando chiedi di spiegarti una barzelletta: o la capisci subito e ridi, o è meglio lasciare perdere.

    @hronir: bella la citazione di Eco, anche se può diventare un gustoso alibi per non dover spiegare alcuna scelta artistica…

Lascia un commento