Del falso bilanciamento tra salute ed economia

Si discute sempre più di allentare le misure di contenimento della pandemia, di ripresa e riapertura. Discussioni che per molti sono sul giusto equilibrio tra salute ed economia.
Non so voi, ma io mi immagino una bilancia, con “la salute” da una parte e “l’economia” dall’altra, oppure una leva, un’altalena basculante del parco giochi.

È un’immagine suggestiva, che invita a cercare, appunto, un ragionevole equilibrio, a non trascurare completamente nessuno dei due aspetti. Tuttavia mi pare che presenti vari problemi.
Il primo è che “la salute” e “l’economia” non sono dei pesetti di piombo o dei sacchi di sementi, ma concetti astratti e complessi.
Che cosa intendiamo con “salute”? Per l’Oms non è la semplice assenza di malattie o infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale (così nelle pagine istituzionali del sito; altrove si aggiunge che lo stato è dinamico e il benessere è anche spirituale): una bella definizione, ma difficile da “pesare” con una bilancia. E poi “l’economia”: per molti il primo pensiero sono i grafici sull’andamento delle borse e i bonus di manager e amministratori delegati, ma sono anche i fondi pensione, interessi di prestiti e ipoteche, stipendi con cui cercare di arrivare alla fine del mese.

Ma quello che più mi lascia perplesso è proprio l’idea della bilancia, di qualcosa che pende da una parte oppure dall’altra, con un braccio che può salire solo se l’altro scende. Come se costringere le persone in casa non avesse conseguenze negative anche sulla salute – ovvero sul benessere fisico, mentale e sociale delle persone –; come se convalescenze e lutti non avessero effetti sulla produttività lavorativa o sui consumi; come se ritrovarsi in difficoltà economiche non portasse anche a un peggioramento della salute; come se senza le decisioni delle autorità la gente continuerebbe a vivere, lavorare e spendere come prima; come se una sanità pubblica efficiente fosse indipendente dai conti pubblici.

Certo ci sono delle priorità, degli aspetti da affrontare prima di altri, disagi e privazioni; ma non è che si debba scegliere se tutelare la salute sacrificando necessariamente l’economia o al contrario proteggere l’economia rinunciando automaticamente alla salute.

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