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What Money Can’t Buy

Michael J. Sandel

Il libro si intitola What Money Can’t Buy: The Moral Limits of Markets e dopo averlo letto posso affermare di aver trovato il titolo veritiero, nel senso che rispecchia il contenuto. Attenzione: il titolo, non il sottotitolo, perché più che di limiti morali all’azione dei mercati, Michael J. Sandel mi sembra aver scritto di problemi o dubbi morali legati ai mercati.
La differenza è che un limite morale è qualcosa che è bene non superare, un problema morale è invece una difficoltà – magari una difficoltà tale che è meglio rinunciare, ma comunque qualcosa di diverso da un divieto.
Sandel, in altre parole, non è contro la commerciabilità in generale; semplicemente, ci sono cose che se messe in vendita cambiano (in peggio, secondo Sandel, ma questo lo vedremo dopo), e occorre tenere conto di questo fattore. Il mercato, ammonisce Sandel, non è neutrale.

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Assicurazioni

20120812-120250.jpgSto leggendo What Money Can’t Buy: The Moral Limits of Markets di Michael J. Sandel.

Nel quarto capitolo, intitolato ‘Markets in Life and Death’, l’autore presenta il mercato dei Viaticals. Si tratta della compravendita di polizze sulla vita di persone con malattie terminali.
Se Tizio ha una polizza sulla vita di centomila dollari e, visto il suo stato di salute, è verosimile che morirà entro un anno, può vendere la sua assicurazione a Caio per cinquantamila dollari. Continua la lettura di Assicurazioni

Comunque vada, un buon affare

Gheddafi non c’è più. Rassegniamoci ad affrontare un mondo senza Gheddafi. Un mondo con molte più persone che cercano di raggiungere l’Europa. E un mondo nel quale gas e petrolio costano un po’ di più.

Quanto di più? Non ne ho idea.
Quanto sarebbe costato, in più, un litro di benzina, senza Gheddafi? 10 centesimi? Forse troppi. 5? Facciamo 3. Tre centesimi in più al litro.
Quanti chilometri facciamo al giorno in automobile? Tra tragitto casa-lavoro o casa-scuola in settimana, giretti al centro commerciale il sabato pomeriggio, pizza e cinema la sera, gite fuori porta e vacanze estive, direi circa 60 chilometri al giorno. Se l’auto consuma un litro di benzina per fare 15 chilometri, sono circa 4 litri di benzina al giorno.
Gheddafi ci ha fatto risparmiare, grosso modo, 12 centesimi al giorno sul pieno di benzina. Arrotondiamo a 10 centesimi al giorno; 3 euro al mese, poco più di 35 euro all’anno. Negli ultimi venticinque anni fanno più di novecento euro. E solo sul pieno di benzina: senza considerare il gas, il gasolio da riscaldamento e tutto il resto. Per dire: le zucchine in offerta al supermercato, senza Gheddafi, sarebbero costate qualche centesimo in più, tra spese di trasporto, luce eccetera. Il risparmio reale, insomma, è maggiore di almeno un ordine di grandezza, forse anche due. Ma teniamo buoni questi novecento euro risparmiati da ogni famiglia negli ultimi venticinque anni.

Per averli, i libici si sono dovuti subire un dittatore. Certo, non l’abbiamo scelto noi: al distributore potevamo scegliere solo la benzina senza piombo, non quella senza Gheddafi. Non siamo responsabili, non abbiamo colpe: l’abbiamo subito anche noi, Gheddafi. Però noi abbiamo subito uno sconto sulla benzina, i libici un dittatore.
Cazzo, potremmo ringraziarli con una settimana in una pensioncina due stelle mezza pensione. Quanto costerà? 300 euro? 400? Ci abbiamo comunque guadagnato.

Costo di opportunità

Il costo di opportunità di impegnarsi in una attività è il valore di tutto ciò a cui si deve rinunciare per perseguirla.

Supponiamo che tu abbia vinto un biglietto gratis per il concerto di Eric Clapton di questa sera. Ti è formalmente proibito di rivenderlo. Questa sera ci sarà però anche un concerto di Bob Dylan, che è l’unica alternativa che stai considerando. Un biglietto per un concerto di Dylan costa 40 dollari, ma tu saresti disposto a spendere anche 50 dollari per assistere ad esso. (In altri termini, se i biglietti per il concerto di Dylan costassero più di 50 dollari rinunceresti a quest’opportunità di essere presente, anche se non avessi nessun’altra cosa da fare.) Non c’è alcun altro costo per vedere l’uno o l’altro concerto. Qual è il tuo costo di opportunità di assistere al concerto di Clapton?

Se avete problemi a visualizzare le risposte possibili, potete rispondere qui.

Questa domanda l’ho trovata in Robert H. Frank, Polli contro balene. E altri piccoli enigmi quotidiani, Longanesi, 2009, alle pagine 14-15.

Il quesito è stato posto a 270 studenti universitari e 199 economisti di professione. A rispondere correttamente sono stati il 7,4% degli studenti e il 21,6% degli economisti – in entrambi i casi un risultato peggiore di quello che potrebbe ottenere un gruppo di scimmie ammaestrate a barrare a caso una risposta.
Vediamo come se la cavano i lettori di questo blog (il testo, purtroppo, fornisce subito la risposta, quindi non so se avrei risposto correttamente).

L’uomo vorrebbe essere un animale razionale

Su Rescogitans, un interessante (anche se breve e in inglese) scambio epistolare tra Pete Lunn e Tim Harford a proposito dell’economia sperimentale, lo studio dei meccanismi economici tramite esperimenti sul campo invece di modelli astratti, avvalendosi soprattutto delle ricerche della psicologia cognitiva. Continua la lettura di L’uomo vorrebbe essere un animale razionale

Un lavoro ben pagato

5 centesimi (foto di jhonnyc)
5 centesimi (foto di jhonnyc)

Questa mattina, in metropolitana, ho trovato una moneta da 5 centesimi per terra.
Ero di fretta e non l’ho raccolta, ma ho iniziato a chiedermi se, a prescindere dalla fretta, raccogliere monete sia un’operazione economicamente interessante o no.

Quanto tempo ci vuole per raccogliere una moneta?
15 secondi mi sembra un buon tempo. Ciò significa che in un minuto si possono raccogliere 4 monete, che diventano 240 in un’ora e, calcolando una giornata lavorativa di otto ore, sono 1920 monetine al giorno. In un mese (ventuno giorni lavorativi) fanno 40320 monete.

Calcolando che un terzo della cifra guadagnata finisce in spese mediche (mal di schiena), fanno 40320 x 2/3 x 0,05 € = 1344 € al mese.
Una cifra più che dignitosa.

(Se la moneta è da un centesimo, gli euro alla fine del mese diventano 268,8. Fossi un ricercatore, ci farei un pensierino…)

Fatti e interpretazioni

André Glucksmann, sul Corriere della Sera di un mese fa, fornisce una interessante lettura realista della crisi economica: “Il post-moderno debutta in economia”.

Una bolla speculativa si regge su una scommessa che si conferma da sé. È «performativa », secondo il linguista Austin. Per lo speculatore, accordare crediti significa far esistere. «La seduta è aperta!», proclama il presidente di un’ assemblea—è vero per il solo fatto che lo dice —: la realtà si regola sul dire, mentre nei casi ordinari il dire, che non è più performativo ma indicativo, si regola sulla realtà. La bolla finanziaria accumula crediti su crediti e si arricchisce della propria auto-affermazione. Si rinchiude in un rapporto autoreferenziale e progressivamente abolisce il principio di realtà: sono effettivi soltanto i prodotti finanziari che i miei investimenti inventano.

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Un farmaco pericoloso

Nel (vano) tentativo di formarmi una qualche opinione sulla attuale perenne  crisi finanziaria1, mi sono imbattuto in questa citazione: Continua la lettura di Un farmaco pericoloso

  1. È da quando avevo dodici anni che sento dire che c’è crisi; l’unica differenza è che adesso sento dire che c’è grossa crisi. []