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Internet, conflitti e libertà

Help Twitter the Revolution in Moldova
(foto di Dan Patterson)

Qual è l’impatto di Internet e dei social network sui rapporti di potere tra Stato e individuo?
Penso soprattutto alle situazioni di elevata conflittualità; insomma, alle dittature e ai regimi totalitari che vogliono controllare il più possibile i propri cittadini.

La diffusione delle informazioni non è mai stata così facile: qualsiasi persona con un cellulare vagamente aggiornato può, in qualsiasi momento, condividere con il mondo intero pensieri, opinioni, fotografie e persino filmati. E tutto questo a un costo irrisorio rispetto a quelli necessari, ad esempio, per stampare o ciclostilare un foglio e distribuirlo a un migliaio di persone.1
Insomma, i cittadini oggi hanno molte più possibilità per raccogliere e diffondere informazioni, e la libera circolazione delle informazioni è una delle cose che uno Stato autoritario potrebbe voler evitare o quantomeno poter controllare. Continua la lettura di Internet, conflitti e libertà

  1. Una facilità che crea anche molto rumore, rendendo quantomeno necessario dotarsi di buoni filtri. []

Fermiamoci un attimo, invece

La lotta al biotech non si ferma (foto ticinonline)

Durante una manifestazione — in favore di alcuni anarchici presunti ecoterroristi — davanti al tribunale penale federale di Bellinzona, è apparso il seguente striscione: “La lotta la biotech non si ferma”.

Striscioni e manifestazioni non sono le sedi ideali per dibattiti approfonditi. Un blog è una sede già più adatta, e quindi chiedo: perché il biotech diventa qui qualcosa contro cui lottare, una sorta di incarnazione del male? Che cosa si intende qui con biotech? Per quale motivo è una cosa da combattere?

La libertà del navigatore

Piccolo esperimento mentale:

Si immagini, a proposito di libero arbitrio, un computer. Può questo manufatto (o macchifatto) esprimere un qualcosa di simile alla libertà di scelta?

Fino ad oggi no, i computer non hanno qualcosa di simile alla libertà di scelta.
Anche perché, al di là delle difficoltà tecniche, non se è avuto il bisogno. Alla tecnologia non abbiamo chiesto libertà, ma deterministica certezza. Quando apro il programma di posta del mio mac, voglio che lui, con deterministica certezza, mi visualizzi le mail che devo leggere – non che decida, liberamente, di non mostrarmele perché secondo lui dovrei, al contrario, rilassarmi un po’ guardando alcuni filmati divertenti su YouTube. Continua la lettura di La libertà del navigatore

Fuori linea

Un giorno qualcuno chiese a Bruno Lauzi perché componeva solo canzoni tristi1. Lui rispose (o almeno così raccontava durante i suoi concerti) che le canzoni si scrivono quando l’amore non c’è più. Perché quando l’amore c’è, e soprattutto quando fai l’amore, la chitarra non sai dove metterla.2

Potrei riciclare la risposta di lauzi per quanto riguarda il mio rapporto con quello che mi piace chiamare ego 2.0, l’estensione su web (2.0, ovviamente) della propria personalità. Facebook, aNobii, Flickr!, YouTube eccetera. Continua la lettura di Fuori linea

  1. Solo canzoni tristi: O frigideiro è in effetti una delle canzoni più struggenti mai scritte. []
  2. Secondo altre versioni, più caste, la risposta di Lauzi sarebbe stata “Perché quando sono felice esco”. []

Naturalmente patate

Scienza e sentimento di Antonio Pascale (Einaudi 2008) è un libro che mi ha profondamente deluso e che mi è piaciuto molto.

Mi ha profondamente deluso perché con un titolo simile mi aspettavo una analisi dei rapporti tra scienza e sentimento, tra razionalità e emotività, tra giudizio e pregiudizio; in poche parole: un saggio di quelli classici, con una tesi e un certo numero di argomenti a favore di questa tesi. Continua la lettura di Naturalmente patate

L’informazione non è conoscenza

Qualcuno ha avuto la cattiva idea di far vedere questo filmato a Giorgio Israel:

Il commento di Israel (in realtà un articolo per la rivista Tempi) è da leggere e meditare:

Infine, pare che la lingua inglese contenga oggi circa 540.000 parole, più di cinque volte di quante ne avesse all’epoca di Shakespeare. Nonostante tale ricchezza di vocabolario, di Shakespeare oggi se ne vedono pochi in giro e la gente continua ostinatamente a leggere quello “povero”.

Israel è un conservatore; in questo caso considero il suo conservatorismo utile contraltare agli eccessi di entusiasmo tecnologico.

Ostacolare il progresso

Mesopotamia, qualche millennio prima di Cristo.

Alalgar: Buongiorno, Alulim.

Alulim: Buongiorno, Alalgar.

Alalgar: È molto tempo che non ci vediamo.

Alulim: Lo so, lo so, è che ultimamente ho molto da fare.

Alalgar: È sempre così: appena uno fa un po’ di soldi si dimentica degli amici…

Alulim: Soldi? Magari, caro Alalgar, fossi diventato ricco come tu sembri credere! Continua la lettura di Ostacolare il progresso

Una tecnologia disumanizzante

Lamentarsi delle fototessere è un classico. I racconti di infernali macchinette in grado di trasformare innocenti ragazzine, tanto carine dal vivo, in orrende creature che, al confronto, le erinni sembrano le finaliste di Miss Universo, questi racconti, dicevo, sono simpatici ma, tutto sommato, un po’ ripetitivi.
Non vi narrerò quindi del mio nuovo abbonamento, che è mio solo per il nome stampatoci sopra, dal momento che la fotografia è quella di un probabile terrorista o di un serial killer.

Non una riflessione sugli inganni delle fotografie, quindi, bensì una riflessione sugli inganni della tecnologia: l’onnipresente tecnologia che controlla anche le macchinette delle fototessere. Tecnologia dal volto umano, o meglio: dalla voce umana: «Scegli il formato che preferisci». Cacchio, devo fare un abbonamento, la normalissima fototessera: cosa me ne faccio del ritratto? «Preparati: stiamo per scattare la prima foto.» Bene. «Uno… Due… … … …» E mentre pensi a che fine abbia fatto il tre?, strani congegni si mettono in moto e un flash ti illumina. «Questa è la foto scattata: se va bene, premi il tasto verde per stampare, altrimenti preparati per un altro scatto.» Non hai neppure il coraggio di guardare. «Uno… Due… … … …» Questa volta non ti lasci fregare, ma il risultato non cambia di molto: terzo tentativo. E qui arriva la malvagità della tecnologia: il terzo tentativo è anche l’ultimo, ma nessuno lo dice, prima.

La tecnologia ti illude di avere tutto sotto controllo, ti lascia credere di poter fare tutto, di poter risolvere tutti i problemi: credi di poter avere una fototessera nella quale non sembri appena uscito da un incontro di pugilato, ma non è così. E finché l’inganno si limita alle fotografie che ti ritrovi sull’abbonamento, poco male: il problema è che sulle illusioni della tecnologia si costruiscono, ad esempio, politiche energetiche.