The Fletcher Memorial Home

Take all your overgrown infants away somewhere
And build them a home, a little place of their own.
The Fletcher Memorial Home
for Incurable Tyrants and Kings.

And they can appear to themselves every day
On closed circuit T.V.
To make sure they’re still real.
It’s the only connection they feel.
“Ladies and gentlemen, please welcome, Reagan and Haig,
Mr. Begin and friend, Mrs. Thatcher, and Paisly,
“Hello Maggie!”
Mr. Brezhnev and party.
“Scusi dov’è il bar?”
The ghost of McCarthy,
The memories of Nixon.
“Who’s the bald chap?”
“Good-bye!”
And now, adding colour, a group of anonymous latin-
American meat packing glitterati.

Did they expect us to treat them with any respect?
They can polish their medals and sharpen their
Smiles, and amuse themselves playing games for awhile.
Boom boom, bang bang, lie down you’re dead.

Safe in the permanent gaze of a cold glass eye
With their favorite toys
They’ll be good girls and boys
In the Fletcher Memorial Home for colonial
Wasters of life and limb.

Is everyone in?
Are you having a nice time?
Now the final solution can be applied.

Roger Waters, The Fletcher Memorial Home in Pink Floyd, The Final Cut, 1983

Traduzione infedele ed incompleta:

Portate tutti questi bambini troppo cresciuti da qualche parte
E costruite loro una casa, un piccolo spazio a loro disposizione.
La Fletcher Memorial Home
per re e tiranni incurabili.

E loro potranno apparire a loro stessi tutti i giorni
in una televisione a circuito chiuso
per rassicurarsi di essere ancora reali.
È l’unica relazione che gradiscono.
“Signore e signori, date il benvenuto a Reagan e Haig,
Mr. Begin, Mrs. Thatcher, e Paisly,
“Ciao Maggie!”
Mr. Brezhnev e partito.
“Scusi dov’è il bar?”
Il fantasma di McCarthy,
I ricordi di Nixon.
“Chi è quel tipo pelato?”
“Addio!”
E ora, a metterci pepe, un gruppo di anonimi finocchi latino americani imbrillantinati.

Si aspettano che li trattiano con rispetto?
Loro possono pulire le loro medaglie e affilare i loro
sorrisi, e divertirsi giocando per un po’.
Boom boom, bang bang, buttati a terra sei morto.

Sicuri nei loro sguardi con l’occhio di vetro
Con i loro giocattoli preferiti
Diventano tutti bravi ragazzi e ragazze.
Nella Fletcher Memorial Home per
Svenditori coloniali di vite e arti.

Siete tutti dentro?
Vi state divertendo?
Adesso è possibile attuare la soluzione finale.

Sono ben accetti consigli su come migliorare o completare la traduzione.

Il discorso di Giuseppe Bottazzi

Il nome di Giuseppe Bottazzi, ai più, potrebbe non dire nulla, e allora meglio chiamarlo con il soprannome che lo ha reso celebre: Peppone.
Nel film Don Camillo e l’onorevole Peppone, il sindaco comunista di Brescello si candida come deputato alle imminenti elezioni.
Una delle scene migliori del film è il discorso conclusivo della campagna elettorale, ovviamente intralciato dal perfido don Camillo, che decide di sabotare l’intervento di Peppone. Continua a leggere Il discorso di Giuseppe Bottazzi

Un motivo in più per essere pacifisti

In una interessante, anche se decisamente poco equivicina, analisi del conflitto tra Israele e Libano si ha modo di leggere:

Ora è arrivato il momento della definizione degli schieramenti perché la guerra guerreggiata è cominciata e non c’è più tempo, non c’è possibilità di restare neutrali.

In guerra vige la ferrea logica aristotelica: A oppure non A, tertium non datur. Con noi oppure contro di noi: non è possibile restare neutrali, non è possibile non avere una opinione, riflettere, discutere, valutare i pro e i contro.
La guerra è iniziata e non c’è tempo, non c’è tempo neppure per approfittare della nostra piccola e immeritata fortuna: quella di non abitare in Libano o in Israele, di non doverci preoccupare dei missili e di poter riflettere.

Un motivo in più per essere pacifisti: avere il tempo per pensare.

Riflessioni ontologiche: squadre di calcio e conflitti armati

Ieri sera, al teatro Dal Verme, si è sentito parlare John Searle, Barry Smith, Stefano Rodotà e Maurizio Ferraris (Hernando de Soto, purtroppo, era assente giustificato). I temi andavano dalla ontologia sociale alla scrittura alla protezione e gestione delle scritture, nel senso di dati personali registrati negli archivi.

Dopo aver ascoltato le relazioni di questi filosofi, dopo il gioioso (non c’è altra maniera di descriverlo) concerto di Nicola Arigliano e dopo aver letto, nell’attesa che l’evento avesse inizio, il Corriere della Sera, si impongono alcune riflessioni ontologiche su recenti eventi. Continua a leggere Riflessioni ontologiche: squadre di calcio e conflitti armati

La guerra del futuro, il futuro senza guerra

L’idea di utilizzare robot al posto dei soldati durante le battaglie è davvero una ottima idea.
Innanzitutto per i costi: per quanto dispendiosa possa essere la fase iniziale di ricerca, una volta prodotto su larga scala anche il più sofisticato automa da combattimento costerà sicuramente meno dei diversi anni di addestramento necessari per ottenere un buon soldato. E questo anche senza considerare tutti i risparmi legati alla logistica: la realizzazione di un campo per duemila uomini è indubbiamente più complicata rispetto a quella di una officina per duemila robot. Continua a leggere La guerra del futuro, il futuro senza guerra