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Forse è meglio che le celebrità stiano zitte

Vedendo come – salvo eccezioni – è stata ripresa dai media la notizia della mastectomia di Angelina Jolie e come adesso sta circolando la dichiarazione di Michael Douglas sul suo cancro alla gola causato dal virus del papilloma umano e dal sesso orale, mi convinco che le celebrità farebbero meglio a starsene zitte.
Potrebbe essere l’occasione per parlare seriamente di tumori e test genetici o di malattie sessualmente trasmissibili, ma ho l’impressione che a farlo siano solo quelli che non avrebbero bisogno di simili pretesti. Per tutti gli altri, è solo l’occasione per parlare delle tette di Angelina Jolie e dei cunnilingi di Michael Douglas.

Il bosone di Higgs non ci salverà

125.3 GeV (foto: borborigmi di un fisico renitente)

Sono abbastanza sicuro che di questa storia del bosone di Higgs nelle prossime ore si leggerà un po’ di tutto, sui giornali ma non solo.
Potremmo leggere il fisico che si improvvisa filosofo e ci racconta di come questa scoperta sia la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, citando Leibniz, Pascal, Agostino d’Ippone e via discorrendo, convincendoci che la scienza abbia dissolto ogni mistero. Potremmo anche leggere il filosofo che si improvvisa fisico e racconta che sì, questa è una scoperta eccezionale, ma la domanda fondamentale sulla vita eccetera è appannaggio della filosofia, che gli scienziati possono spiegare il che cosa, ma il come lo possono spiegare solo i filosofi.
Potremmo anche leggere il religioso aperto e progressista, che vede nel bosone di Higgs se non la dimostrazione, almeno una conferma dell’esistenza di Dio. E ovviamente potremmo anche leggere il religioso un po’ meno aperto e decisamente meno progressista, che vede in questa scoperta la scienza arrogante che gioca a fare Dio senza prima chiedergli il permesso, impegnandosi in una ricerca che destabilizza il ruolo dell’uomo nell’universo, l’identità antropologica, il sacro, il nichilismo che incombe.

Sono invece abbastanza sicuro che faremo fatica a trovare, sui giornali ma non solo, un fisico che, gentilmente, si mette a spiegare che cosa significa una “significance” di 4.9 sigma e perché la massa si misura in elettronvolt quando, di solito, si usano i grammi o i chili.1

  1. Ci sarebbe poi il discorso del filosofo che fa il filosofo e, interpellato, si limita a dire: “Non ho nulla di interessante da dire, chiedete ai fisici”. []

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

È secondo me la critica più sensata alle tesi utilitariste: spesso la valutazione di vantaggi e svantaggi non è un calcolo semplice e oggettivo, ma una valutazione complessa e almeno in parte soggettiva. Prendere la decisione giusta può essere un’arte nella quale è necessario esercitarsi a lungo, non una procedura da apprendere con un po’ di teoria. Continua la lettura di Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

A proposito di un editoriale

Non leggo abitualmente Linkiesta. Tuttavia spesso qualcuno segnala un articolo apparso su questa testata, e così mi capita abbastanza regolarmente di leggere un loro testo o almeno qualche brano citato da chi ha fatto la segnalazione.

Giusto ieri qualcuno, non ricordo chi, ha segnalato un articolo, che poi ho scoperto essere un editoriale firmato da Jacopo Tondelli, il direttore responsabile. Continua la lettura di A proposito di un editoriale

Di scoperte e invenzioni

È la notizia del momento: prodotto in laboratorio un batterio con codice genetico artificiale.

La notizia mi sembra scientificamente interessante e importante, ma faccio fatica a comprenderne l’importanza etica o filosofica: non mi sembra sia successo nulla di radicalmente nuovo o inaudito. Ma probabilmente è una mia erronea impressione, dovuta a ignoranza della materia. Craig Venter, lo scienziato autore dell’impresa, non è un idealista mosso dall’amore verso l’uomo? E quanti scienziati lo sono? Ed è così differente
I resoconti giornalistici, del resto, non aiutano certo a colmare la mia ignoranza. Leggendo qua e là, ho comunque notato un certo imbarazzo terminologico: il batterio in questione è stato inventato o scoperto?
“Inventato” sarebbe più corretto di “scoperto”, ma evidentemente accostare la parola vita ai concetti di artificiale e invenzione è troppo, e così ho letto da più parti “Scoperta la vita artificiale”. Un giornale ha titolato, nelle pagine interne, qualcosa del tipo “Scoperta cellula che si riproduce da sola”: uno scoop notevole, non fosse per il ritardo di qualche secolo.

A proposito di un servizio del TG5

È con un certo disagio che scrivo questa riflessione: il disagio di chi teme di essere frainteso.
Non sempre è possibile evitarlo: il fraintendimento a volte è inevitabile, soprattutto quando l’argomento è emotivamente coinvolgente, come in questo caso. Continua la lettura di A proposito di un servizio del TG5

Influenze mediatiche

Questo interessante filmato confronta il numero di morti di influenza suina e tubercolosi con il numero di notizie riguardanti queste malattie. Se per l’influenza suina (Swine Flu) ci sono state ben 253442 notizie, corrispondenti a 8176 notizie per decesso, la tubercolosi (Tuberculosis) ne ha guadagnate soltanto 6501, pari a 0,1 notizie per decesso. Continua la lettura di Influenze mediatiche

Riviste materialiste

Franco Gabici, su Avvenire:

Una delle riviste che vende di più è sicuramente Focus, segno evidente che ha incontrato i gusti dei lettori. Ma anche Newton e Quark non sono da meno.

Wikipedia:

Quark era un mensile di divulgazione scientifica pubblicato dalla casa editrice Hachette-Rusconi dal 2001 fino a dicembre 2006. La rivista derivava dall’omonima trasmissione scientifica della Rai, che ha concesso l’uso del marchio.

Questo per dovrebbe dare l’idea di quanto attentamente Franco Gabici si sia documentato per esprimere la sua analisi sulla «separazione fra scienza e fede a favore di una lettura laica, spesso materialistica delle problematiche scientifiche».

Per il resto, il discorso sulla spettacolarizzazione della scienza è, almeno in parte, condivisibile: non è un segno positivo se si moltiplicano riviste e festival della scienza ma calano gli iscritti alle facoltà scientifiche. Il problema, però, sono i festival in aumento o gli iscritti in calo? Gabici sembra intravedere una relazione tra i due fenomeni, ma la cosa mi sembra tutta da dimostrare.