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A Beethoven manca il ritmo

Leggo un po’ ovunque che “secondo Giovanni Allevi a Beethoven mancava il ritmo”.
Eviterei di commentare quella che è una dichiarazione probabilmente fatta unicamente per fare rumore, ma incuriosito ho cercato di capire che cosa ha effettivamente detto il pianista italiano e ho notato una cosa curiosa.
Partiamo dal virgolettato:

“Un giorno”, ha spiegato, ho capito che dovevo uscire dal polverone e cambiare approccio con la musica, anche se si trattava di quella classica. Stavo ascoltando a Milano la Nona Sinfonia di Beethoven. Accanto a me un bimbo annoiato che chiedeva insistentemente al padre quando finisse. Credo che in Beethoven manchi il ritmo. Con Jovanotti, con il quale ho lavorato, ho imparato il ritmo. Con lui ho capito cos’è il ritmo, elemento che manca nella tradizione classica. Nei giovani manca l’innamoramento nei confronti della musica classica proprio perché manca di ritmo”.

Ricapitolando, Allevi ha visto un bambino annoiarsi a un concerto nel quale veniva suonata una sinfonia di Beethoven. E ha capito che tutti i giovani si annoiano ad ascoltare tutti i concerti di tutta la musica classica.

Stupisce che Allevi abbia una laurea in filosofia?

Dolore alle orecchie

Oggi, mentre guidavo, ho avvertito un forte dolore alle orecchie.
Alla radio ho avuto modo di ascoltare una canzone – che ho scoperto essere Cercavo amore di una certa Emma Marrone1 – il cui ritornello mi dava proprio una sensazione di malessere fisico. «Cercavo amore e alla fine mi ero illusa fossi te». Perché quel pronome? Perché te e non il più corretto e altrettanto musicale tu? Perché questo sfregio alla grammatica italiana?2

  1. Vincitrice, ho scoperto grazie a Wikipedia, di Amici e di Sanremo. Vivo fuori dal mondo, è un problema? []
  2. Noto incidentalmente che il paroliere della canzone è un certo Roberto Casalino che, così appare sulla suo biografia, è stato invitato in una università italiana a parlare di “creatività e la scrittura di canzoni”. []

La musica sta cambiando

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Sabato mattina ero al Teatro alla Scala di Milano per assistere alla prova aperta del concerto di Riccardo Chailly e Stefano Bollani.
Il programma prevedeva musiche di George Gershwin: An American in Paris, Catfish Row e il Concerto in fa; composizioni che i due artisti, insieme alla Filarmonica della Scala, hanno interpretato magistralmente.

Alla fine del primo movimento del concerto per pianoforte, il pubblico ha applaudito. E sia Bollani sia Chailly hanno ringraziato il pubblico per gli applausi.
Certo, era una prova, Bollani probabilmente ha portato in sala un pubblico meno rituale e la musica di Gershwin ha un ritmo a dir poco trascinante. Però è curioso come in un luogo come il Teatro alla Scala sia stata trasgredita la inviolabile norma che proibisce – pena la riprovazione sociale – di applaudire tra un movimento e l’altro di una composizione.

Musica ed emozioni

Su Internazionale di questa settimana (n 840, 2/8 aprile 2010)  un interessante articolo di Alex Ross, critico musicale del New Yorker, sui concerti di musica classica. L’etichetta impone di non applaudire se non alla fine dell’intera composisione, costringendo gli spettatori a reprimere i propri sentimenti di euforia alla fine di movimenti o sezioni particolarmente esaltanti. Secondo Ross questo è uno dei motivi della crisi della musica classica. Continua la lettura di Musica ed emozioni

Il significato della musica

Per ora tutto quello che voglio farvi notare è che la  musica ha i suoi significati, che sono lì per voi, per farvi sentire dentro la musica; e non avete bisogno di storie o immagini per dire cosa significa. Se vi piace la musica, troverete da soli i significati, semplicemente ascoltandola. È questo che dovreste fare. Mettervi comodi e rilassarvi, goderla, ascoltare le note, sentirle muoversi, ballare, urtarsi, scintillare, scivolare – e semplicemente godere di questo.
Il significato della musica è nella musica e in nessun altro luogo.

Leonard Bernstein, Giocare con la musica, Milano, excelsior 1881, 2007

Nella libreria Mondadori di Milano Lambrate questo testo era vicino a un libro di Giovanni Allevi – credo La musica in testa.
Mi sono immaginato un fan di Allevi che, mentre allunga la mano verso il libro del suo idolo, l’occhio gli cade su Giocare con la musica e , sopraffatto dalla vergogna, si pente delle proprie intenzioni e acquista il testo di Bernstein.

Una rissa

Adoro la musica di Wagner.
A livello razionale riconosco che non tutti riescono ad apprezzare questo genere di musica. A livello emotivo, invece, non riesco a concepire come le persone a me vicine facciano fatica ad ascoltare le quattro opere che compongono Der Ring des Nibelungen – dopotutto, si tratta di 14 ore di ottima musica!

Uno degli ostacoli è il tema delle opere di Wagner.
Nibelunghi, divinità varie e assortite, cavalieri del Santo Graal … temi che, alla lunga, potrebbero anche nauseare. E forse nausearono un po’ anche Wagner, che a un certo punto decise di cambiare radicalmente genere – ma forse mi sto lasciando trascinare dalle suggestioni.
Fatto sta che il sommo compositore lasciò perdere Sigfrido, Tristano e Parsifal per musicare una rissa tra le vie di Norimberga:

Notevole.
Certo, nello stesso periodo, dall’altra parte del Reno, Offenbach (nato a Colonia ma subito pentito del terribile errore e trasferitosi, ancora ragazzo, a Parigi) aveva già composto il celebre Can Can e stava per ambientare Les contes d’Hoffmann in un’osteria, con il coro degli studenti che implorano birra e vino. Ma quella è la Gaîté Parisienne.

Musica in bianco e nero

Ludwig van Beethoven compose nove sinfonie.
Franz Listz, che una leggenda vuole baciato da Beethoven dopo che questi lo aveva ascoltato suonare, trascrisse queste sinfonie per pianoforte. Non è facilissimo trovarle nei negozi di dischi; fortunatamente anche in questo caso internet viene in aiuto.

Dalla ricchezza timbrica di un’orchestra sinfonica al suono di un pianoforte solo. Verrebbe da dire: dai colori di un’orchestra al bianco e nero del pianoforte.
È una semplice metafora o qualcosa di più?