Il discorso di Giuseppe Bottazzi

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 7 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il nome di Giuseppe Bottazzi, ai più, potrebbe non dire nulla, e allora meglio chiamarlo con il soprannome che lo ha reso celebre: Peppone.
Nel film Don Camillo e l’onorevole Peppone, il sindaco comunista di Brescello si candida come deputato alle imminenti elezioni.
Una delle scene migliori del film è il discorso conclusivo della campagna elettorale, ovviamente intralciato dal perfido don Camillo, che decide di sabotare l’intervento di Peppone.

Cittadini lavoratori! (applausi)

Prima di presentarvi il compagno indipendente avvocato Cerratini (applausi) voglio dire due parole alla reazione clericale, atlantica e guerrafondaia che tutti ben conosciamo (applausi), a quegli sporchi corvi neri che parlano di patria, di sacri confini minacciati e di altre balle nazionaliste che la Patria siamo noi, la Patria è il Popolo!

E questo popolo non combatterà mai contro il glorioso Paese del socialismo che porterà al nostro proletariato oppresso la libertà e la giustizia! (applausi)
E voi giovani che andate nelle barbare caserme, direte a coloro che tentano di armarvi e di usarvi per i loro sporchi interessi, direte a coloro che diffamavo i lavoratori…
(Dal campanile della chiesa di Don Camillo si levano le note della Canzone del Piave)
…direte ai calunniatori del Popolo, direte che i vostri padri…
(Gli occhi di Peppone iniziano a farsi lucidi)
…hanno difeso la Patria dal barbaro invasore che minacciava i sacri confini e che noi del ’99 che abbiamo combattuto sul Monte Grappa, sulle pietraie del Carso e sul Piave saremo sempre quelli di allora e che quando tuona il cannone è la voce della Patri che chiama e noi risponderemo “Presente!”.
(Don Camillo dalla torre campanaria si mette sull’attenti e sussurra “Presente!”)
Noi vecchi che abbiamo sul petto le medaglie al valore conquistate sul campo di battaglia ci troveremo come allora a fianco dei giovani e combatteremo sempre ed ovunque, getteremo l’anima oltre l’ostacolo e difenderemo i sacri confini d’Italia contro qualsiasi nemico, dell’Occidente e dell’Oriente, per la difesa del Paese e al solo scopo del bene indissolubile del Re e della Patria!
Viva la Repubblica, viva l’Esercito! (applausi)

Cosa è successo?
La Canzone del Piave ha risvegliato in Peppone l’amore per la Patria (la maiuscola, in questo caso, è d’obbligo) e per i Sacri Confini da difendere “gettando l’anima oltre l’ostacolo”.
Retorica a parte, don Camillo, con la canzone del Piave, ha cancellato, almeno provvisoriamente, le differenze e le diffidenze: ha unito grazie alla paura del nemico, da combattere sempre, che venga da Occidente oppure da Oriente, che sia ideologicamente vicino oppure lontano.
È questo l’enorme potere aggregativo che ha la figura del nemico.

Guareschi evoca questo immenso potere ricorrendo semplicemente alle note di una canzone.
Don Camillo e Peppone E se il nemico, lo straniero, avesse veramente invaso la Patria? Se la minaccia fosse reale, se le città fossero davvero bombardate dal nemico?
È facile immaginare la risposta: Peppone non si sarebbe limitato ad un discorso retorico, e i suoi compagni non si sarebbero limitati ad applaudire. Armi in pugno, si sarebbero uniti ai vecchi rivali, ai democristiani, ai monarchici, forse persino ai fascisti, per fronteggiare la nuova minaccia, per lottare contro il nuovo nemico.
Comprensibile.

Missili e bombe hanno anche questo effetto: allontanare chi è ideologicamente vicino a noi, avvicinare che è ideologicamente lontano.
Tutto ciò è conosciuto da coloro che aprono le ostilità verso una nazione straniera?
Hezbollah e l’esercito israeliano conoscono questo semplice, e potente, meccanismo?

11 pensieri su “Il discorso di Giuseppe Bottazzi

  1. La canzone del Piave mi fa venire i brividi ogni volta che la sento, anche se il patriottismo italiano non mi entusiasma, per i suoi eccessi di retorica, falsi storici ed essenzialmente perché il suo solo scopo è cercar di supplire un mancante comune senso d’appartenenza, con dubbi risultati.
    Com’è possibile?
    Sento l’impeto d’orgoglio di difendere ciò che è mio, pro aris focisque, benché non sia mio.
    Il senso di patria è questo: difendere il proprio, ma comprendendo benissimo che anche gli altri possono difendere il loro e sono per questo degni di rispetto: era l’antica etica della guerra.
    Non intendo difendere questo meccanismo, sempre che abbiano senso giudizi morali su meccanismi.
    Ma potrei lottare per i miei “sacri confini” contro chi lotta per la “sacra sopravvivenza di un popolo”.
    E’ vero che un nemico- di solito- unifica, ma nel caso di Hezbollah e della “lotta di civiltà” il nemico è sentito come del tutto disumano oppure irragionevole o inferiore e non riusciamo a immedesimarci in loro.
    Ci dev’essere una molla ulteriore che scatta, penso.
    Chissà quale…
    ciao! Eno

  2. Nessun problema: quella sezione nella barra laterale l’ho messa apposta per ripescare vecchi post commentati di recente!
    E poi qui mica si parla di tecnologia: si suppone che gli argomenti siano “sempreverdi”!

  3. Caro Ivo,
    Spigolando qua e là, sono capitato sul tuo sito per caso.

    Sono davvero grato alla buona sorte che ha fatto incrociare il tuo cammino con il mio.
    Permettimi due brevi note.

    i) Desidero tranquillizzarti: credo che Giuseppe Bottazzi sia ben noto al grande pubblico. L’interpretazione mirabile del personaggio fatta da Gino Cervi e l’assai scarsa fantasia creativa dei curatori dei palinsesti Mediaset aiutano molto i telespettatori italiani a rinfrescarsi la memoria sull’argomento… 🙂

    ii) Hai perfettamente ragione sull’enorme potere aggregativo che ha la figura del nemico. Sono però scettico sul fatto che Hezbollah ed israeliani abbiano maturato la riflessività necessaria ad identificare un nemico terzo. Essi vedono come solo unico grande nemico la parte avversa e finiscono per dimenticare così, per cecità o calcolo, i veri nemici di quelle terre martoriate.

    Sarà un piacere, se lo vorrai, leggere i tuoi commenti.

    A presto,
    Fulvio

  4. @Fulvio: Benvenuto e grazie.
    Tutti gli attori del conflitto mediorientale, da Israele a Hezbollah ai palestinesi, sono da molti anni invischiati nelle vicende che tutti conosciamo.
    Quando ho qualche lavoro lungo e impegnativo da fare, io mi ci dedico completamente. Ben presto arriva il momento nel quale le cose non funzionano ma non riesco a capire come mai: mi ci arrovelli senza capirci nulla. Se posso, lascio perdere il problema per un po’, e quando mi rimetto al lavoro trovo subito, o quasi, la soluzione. La stanchezza e la tensione mi impedivano di vedere le cose dal giusto punto di vista. Io credo che una cosa simile accada anche lì (e accada anche a quasi tutti i simpatizzanti internazionali di una posizione o dell’altra). Non sono così ingenuo da pensare che con una buona dormita si risolverebbe la situazione mediorientale, però credo che aiuterebbe.

  5. Ivo, temo che una buona dormita in questo caso sopirebbe solo la consapevolezza dei fatti.
    Dopo la conferenza di Yalta, le potenze vincitrici (?) della II guerra mondiale hanno creduto di risolvere il problema del diritto all’esistenza d’Israele tracciando con riga e compasso i confini geopolitici di uno stato che non esisteva fino al giorno prima. Basta consultare un qualsiasi atlente storico per vedere come si sono eveolute le cose nei decenni a venire. A costo di sembrare blasfemo, ma credo che se Peppone e Don Camillo avessero provato ad affrontare la quaestione, il loro buon senso contadino avrebbe forse partorito una soluzione migliore.

  6. OOPS! Mi scuso per due incresciosi “lapsus calami”.
    Intendevo, naturalmente, scrivere “atlante” ed “evolute”.

  7. @fcovone: Di politica io ci capisco veramente poco, e sulla situazione mediorientale, poi, ancora meno: una opinione specifica non ce l’ho o, meglio, sarebbe decisamente trascurabile.

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