La guerra del futuro, il futuro senza guerra

closeQuesto articolo è stato pubblicato 12 anni 3 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

L’idea di utilizzare robot al posto dei soldati durante le battaglie è davvero una ottima idea.
Innanzitutto per i costi: per quanto dispendiosa possa essere la fase iniziale di ricerca, una volta prodotto su larga scala anche il più sofisticato automa da combattimento costerà sicuramente meno dei diversi anni di addestramento necessari per ottenere un buon soldato. E questo anche senza considerare tutti i risparmi legati alla logistica: la realizzazione di un campo per duemila uomini è indubbiamente più complicata rispetto a quella di una officina per duemila robot.
Se vi aggiungiamo che i robot irreparabilmente danneggiati si possono tranquillamente distruggere, mentre lo stesso non è purtroppo possibile con i disabili di guerra, che necessitano di cure e sussidi, il vantaggio diventa ancora più evidente.
Con i robot è anche in parte risolto il grosso problema della propaganda interna.
I soldati, si sa, in combattimento tendono a morire o comunque ferirsi più o meno gravemente. Questa incresciosa situazione potrebbe portare al malcontento degli elettori e, all’avvicinarsi delle elezioni, a pressioni politiche affinché la guerra finisca presto. L’unica soluzione possibile, finora, era cercare di convincere il maggior numero possibile di persone che l’invio di soldati al fronte è una scelta dolorosa ma necessaria per il bene della patria e dell’umanità. L’operazione può anche riuscire nel breve periodo, ma tende immancabilmente a fallire con il crescere dei morti e dei feriti.
L’impiego di automi ridurrebbe drasticamente il malcontento: nessuno si preoccupa troppo della distruzione o del danneggiamento di quelle che sono, alla fine, delle semplici macchine.

Una volta valutati questi indubbi vantaggi, appare ovvio che, appena la tecnologia lo permetterà, tutti gli eserciti si doteranno di robot soldati che combatteranno al posto degli uomini. A questo punto, l’unica “vittima” della guerra sarà l’ambiente, devastato dai combattimenti e dai rottami dei robot, che difficilmente saranno realizzati con materiali non inquinanti.
Questo problema ecologico non va tuttavia sottovalutato.
Come insegna il nuovo romanzo di Michael Crichton, gli ecologisti sono una lobby molto potente, e molto probabilmente lo saranno ancora di più con il venire meno dei pacifisti per motivi umanitari: c’è il rischio di ritrovarsi con gli stessi problemi di prima e di dover nuovamente affrontare spese di propaganda.
Vi è poi un’ulteriore controindicazione. L’obiettivo principale di una guerra è il controllo territoriale, e, a meno che non ci si voglia limitare a voler impedire al nemico qualsiasi forma di sfruttamento, è chiaro che il vincitore dovrà occuparsi della bonifica del terreno di battaglia. Che senso ha combattere per impadronirsi di un giacimento di petrolio, o una sorgente d’acqua, se questi alla fine non saranno sfruttabili? Che senso ha liberare una zona in posizione strategica se non è possibile costruirvi alcunché?
Alla fine, non si potrà che giungere alla conclusione che la cosa migliore è limitarsi a combattere per un territorio, ma non nel territorio per il quale si combatte. Molto meglio, per entrambe le parti, stabilire un campo di battaglia neutro, una qualche zona desertica possibilmente remota nella quale potersi confrontare militarmente senza alcun pericolo del territorio.
Il difficile sarà trovarle, queste zone desertiche: con l’aumentare della popolazione mondiale, le zone abitate si espanderanno sempre più. Per ovviare a questa ultima difficoltà, non resta che abbandonare anche il campo di battaglia, e costruirne uno simulato al computer, in una sorta di immenso videogioco il cui scopo non è l’intrattenimento, bensì la conquista di risorse territoriali vitali.
Per vincere queste nuove battaglie i militari saranno sempre meno uomini d’azione e sempre più intellettuali. E allora non sarà così assurdo sperare che, un giorno lontano, questi nuovi generali e colonnelli cesseranno del tutto di fare la guerra, anche se virtuale, per mettersi attorno ad un tavolo e discutere. Si avrà la diplomazia come proseguimento della guerra.

Ben vengano i soldati robot. È, forse, l’inizio della fine.

4 pensieri su “La guerra del futuro, il futuro senza guerra

  1. Beh, con l’ultimo aggiornamento a causa di un cambio di codifica dei caratteri alcuni segni da… in breve: ho fatto una cavolata che ha troncato alcuni testi.
    Rimedio il prima possibile

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