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I dardi di Apollo

Assediare una città per dieci anni rappresenta un problema logistico, oltre che bellico, non solo per gli assediati, ma anche per gli assedianti. Chissà com’erano, le condizioni igieniche, nell’accampamento degli achei durante la guerra di Troia. Non c’è da stupirsi che sia scoppiata un’epidemia.
Ovviamente questa è la lettura moderna, di persone in possesso di un po’ di conoscenze di fisiologia e di patologia. Nell’Iliade l’epidemia ha tutt’altra dimensione, come leggiamo nel primo libro nella ricostruzione di Achille:1 Continua la lettura di I dardi di Apollo

  1. Versi 495 e seguenti, traduzione di Monti ripresa da Wikisource. []

Settant’anni di DNA

La doppia elica così come appare nell'articolo del 1953 di Watson e Crick (Nature 171, 737-738 (1953)).
La doppia elica così come appare nell’articolo del 1953 di Watson e Crick.

Tutti a festeggiare, l’anno scorso, i sessant’anni della doppia elica del DNA, scoperta che valse a Francis Crick, James Watson e Maurice Wilkins un Premio Nobel (a Rosalind Franklin valse invece un tumore, ma questa è un’altra storia).

I tre scoprirono la struttura della molecola, la celeberrima doppia elica, quella che cinquant’anni dopo lo storico dell’arte Martin Kemp paragonerà alla Monna Lisa di Leonardo, una superimmagine che oramai troviamo rappresentata ovunque, anche in contesti che con la biologia molecolare hanno poco o nulla a che fare.

Qualche parolina la si dovrebbe anche dedicare al lavoro Oswald Avery, Colin MacLeod e Maclyn McCarty che nel 1944 – giusto settant’anni fa – dimostrarono che il materiale che contiene l’informazione ereditaria – insomma, i geni – è il DNA, prima considerato un semplice supporto, sia nel senso di un’impalcatura su cui erano situati i veri e propri geni, formati da proteine, sia nel senso di fonte di energia per la loro riproduzione. Continua la lettura di Settant’anni di DNA

Clonazione hollywoodiana

Dal film 'Mi sdoppio in 4' di Harold Ramis
Dal film ‘Mi sdoppio in 4’ di Harold Ramis

Siamo circondati da cloni. Nella realtà basta andare dal fruttivendolo – no, il clone non è il fruttivendolo stesso, ma ad esempio le banane che vende –; nella finzione basta guardare un qualsiasi film di fantascienza o quasi-fantascienza.

La cosa curiosa è che i cloni dei film non sono semplicemente fisicamente e psicologicamente identici – come se il diverso ambiente nel quale i due individui si sono sviluppati e sono cresciuti non avesse avuto alcuna influenza – ma spesso condividono anche dei ricordi. Il clone che riconosce la moglie del proprio originale sta diventando un cliché hollywoodiano al pari dell’aereo che sembra schiantarsi ma riesce a cabrare all’ultimo secondo o dell’eroe sconfitto che si ubriaca al bar dove viene raggiunto e soccorso dal suo mentore. O del cliché del gemello cattivo.
Gemello che, se omozigote, è un clone. In altre parole: il clone naturale è la nemesi, il clone artificiale condivide la stessa anima. Misteri della genetica cinematografica.