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Settant’anni di DNA

La doppia elica così come appare nell'articolo del 1953 di Watson e Crick (Nature 171, 737-738 (1953)).
La doppia elica così come appare nell’articolo del 1953 di Watson e Crick.

Tutti a festeggiare, l’anno scorso, i sessant’anni della doppia elica del DNA, scoperta che valse a Francis Crick, James Watson e Maurice Wilkins un Premio Nobel (a Rosalind Franklin valse invece un tumore, ma questa è un’altra storia).

I tre scoprirono la struttura della molecola, la celeberrima doppia elica, quella che cinquant’anni dopo lo storico dell’arte Martin Kemp paragonerà alla Monna Lisa di Leonardo, una superimmagine che oramai troviamo rappresentata ovunque, anche in contesti che con la biologia molecolare hanno poco o nulla a che fare.

Qualche parolina la si dovrebbe anche dedicare al lavoro Oswald Avery, Colin MacLeod e Maclyn McCarty che nel 1944 – giusto settant’anni fa – dimostrarono che il materiale che contiene l’informazione ereditaria – insomma, i geni – è il DNA, prima considerato un semplice supporto, sia nel senso di un’impalcatura su cui erano situati i veri e propri geni, formati da proteine, sia nel senso di fonte di energia per la loro riproduzione. Continua la lettura di Settant’anni di DNA

Idee pericolose

Non sono un esperto di genetica, eppure sono convinto che le affermazioni del premio Nobel James Watson, così come riportate dai giornali, siano delle fesserie. Anche chi ne capisce più di me la pensa in maniera simile.
Mi sembra quantomeno ingenuo pensare che un fenomeno tutt’altro che semplice e uniforme come l’intelligenza dipenda in maniera diretta dal codice genetico. Il DNA non agisce nel vuoto cosmico, ma si confronta fin da subito con l’ambiente; isolare l’apporto dell’ambiente da quello del codice genetico è una operazione molto difficile. Continua la lettura di Idee pericolose