Clonazione hollywoodiana

closeQuesto articolo è stato pubblicato 4 anni 11 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.
Dal film 'Mi sdoppio in 4' di Harold Ramis
Dal film ‘Mi sdoppio in 4’ di Harold Ramis

Siamo circondati da cloni. Nella realtà basta andare dal fruttivendolo – no, il clone non è il fruttivendolo stesso, ma ad esempio le banane che vende –; nella finzione basta guardare un qualsiasi film di fantascienza o quasi-fantascienza.

La cosa curiosa è che i cloni dei film non sono semplicemente fisicamente e psicologicamente identici – come se il diverso ambiente nel quale i due individui si sono sviluppati e sono cresciuti non avesse avuto alcuna influenza – ma spesso condividono anche dei ricordi. Il clone che riconosce la moglie del proprio originale sta diventando un cliché hollywoodiano al pari dell’aereo che sembra schiantarsi ma riesce a cabrare all’ultimo secondo o dell’eroe sconfitto che si ubriaca al bar dove viene raggiunto e soccorso dal suo mentore. O del cliché del gemello cattivo.
Gemello che, se omozigote, è un clone. In altre parole: il clone naturale è la nemesi, il clone artificiale condivide la stessa anima. Misteri della genetica cinematografica.

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