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Etica del voto (o del perché Beppe Grillo è un pericolo populista)

Come ha notato .mau., l’espressione “voto utile” si è diffusa un po’ in tutti gli schieramenti politici. Chi invece non è interessato a far votare le persone o è interessato a non farle votare – insomma, anarchici e libertari – parla spesso di “voto inutile”: votazioni ed elezioni non servirebbero a nulla, tanto sono infime le probabilità che la mia decisione influenzi il risultato finale. E anche se influenzasse l’esito delle elezioni, le differenze tra i vari partiti e schieramenti sono talmente evanescenti che cambierebbe veramente poco. Continua la lettura di Etica del voto (o del perché Beppe Grillo è un pericolo populista)

Domani è un altro stato

Mappa politica del Sudan. Il Sud Sudan è colorato di rosso (sangue?) Fonte: Wikipedia

Domani nella regione del Sud Sudan si vota per diventare nazione autonoma separandosi dal governo centrale di Khartoum.
L’idea di un popolo che vota invece di combattere è di quelle che ti fa sentire bene. Risolvere i conflitti con le parole invece che con le spade. Poi però ti rendi conto che il voto, più che libera manifestazione di consenso, è un compromesso dovuto al fatto che le armi non hanno risolto nulla – e infatti a nord, nel Darfur, non ci si pensa proprio a votare: lì le armi per ora bastano. La politica come proseguimento della guerra con altri mezzi, con il rischio di tornare alle armi se il risultato non dovesse andare bene a qualcuno (e necessariamente il
risultato non andrà bene a qualcuno). Continua la lettura di Domani è un altro stato

Le elezioni

Scheda elettorale (foto di Lord Gordon)Scheda elettorale (foto di Lord Gordon)

Come cantava Giorgio Gaber, le elezioni sono il momento magico della democrazia:

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c’è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d’ordine e di pulizia.
Democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina,
perfettamente temperata

e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

Gaber e Luporini la fanno facile: io ho certe idee politiche, trovo un partito che si avvicina il più possibile a queste idee, cerco il simbolo di questo partito e ci faccio una croce sopra. Continua la lettura di Le elezioni

Rivalutare l’astensione

Apprendo da Psicocafè che il luogo in cui si vota può influenzare le scelte del votante, se questo non ha idee chiare sull’argomento. In poche parole, «l’ambiente intorno a noi è pieno di “suggerimenti impliciti”  che possono orientare il nostro comportamento».

Tenendo soprattutto presente che in alcune nazioni esiste il voto per corrispondenza, e quindi l’ambiente di voto è terribilmente permeabile e poco controllabile, proporrei di dare ai votanti una ulteriore possibilità di voto: “indifferente” o “nessuna idea”. Così, giusto per evitare che una persona contribuisca alla vittoria di un partito semplicemente perché le pareti sono state dipinte di azzurro e c’è una bandiera italiana in fondo al corridoio…

Il vuoto della democrazia

La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.

Charles Bukowski, attribuito

Il cinismo di Bukowski è impressionante, tuttavia coglie un aspetto molto importante della democrazia: il voto.

Iniziamo con lo sgombrare il campo da un equivoco: il voto è condizione necessaria ma non sufficiente della democrazia. In altre parole, se non si organizzano votazioni possiamo tranquillamente affermare che non c’è democrazia, ma la presenza di votazioni non è sufficiente a farci dormire sonni tranquilli. Continua la lettura di Il vuoto della democrazia