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Che cosa è uno sport?

Il bridge non può essere considerato uno sport: a questa conclusione, stando a una notizia d’agenzia che ho letto poco fa è giunto un tribunale britannico:

LONDRA, 25 FEB – Anche se comporta un grande impegno e una memoria d’acciaio il bridge non può essere considerato uno sport. A stabilirlo è stato un tribunale britannico che ha così respinto l’appello lanciato dalla Federazione dei giocatori inglesi, la English Bridge Union, che pretendevano dal fisco di Sua Maestà gli sgravi previsti per le attività sportive. Le loro argomentazioni erano solide: il bridge viene riconosciuto dal Comitato olimpico internazionale, anche se non è incluso nel programma delle gare. Non solo, l’agenzia delle entrate britannica già definisce come sport le freccette e il biliardo. Ma questo non ha convinto i giudici, secondo cui il bridge è ‘solo’ un gioco perché non comporta abbastanza attività fisica. (ANSA)

Pare di capire che uno sport sia un’attività che richiede una certa quantità di attività fisica, altrimenti è semplicemente un gioco.
Una quantità anche bassa – sono sport sia le freccette sia il biliardo, e credo anche la Formula 1 dove l’attività fisica la svolge prevalentemente un motore a scoppio – ma comunque superiore a quella necessaria per mescolare un mazzo di carte.

Come differenza tra sport e gioco ci può stare, anche se mi rimetto all’opinione di filosofi più esperti in tema sportivo.
Tuttavia non capisco per quale motivo uno Stato dovrebbe favorire, con agevolazioni fiscali, le attività sportive e non quelle semplicemente ludiche. Non è una forma di paternalismo?

Made in Switzerland

Made in Switzerland
Made in Switzerland

Dovendo guidare di notte, per restare vigile e attento al momento di partire ho acquistato in un distributore di benzina svizzero una bottiglietta di una nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina.1
Causa traffico intenso, il viaggio è durato più del previsto e così mi sono fermato in un’area di servizio italiana e ho acquistato una seconda bottiglietta della nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina.
Il giorno dopo, al momento di buttare i cadaveri delle due bibite, ho notato l’orgogliosa scritta “Made in Switzerland” sul tappo della bottiglietta acquistata prima di varcare il confine.

Adesso, io vorrei tanto conoscerlo quello che sta per comprarsi una bottiglietta di un’altra bibita, magari quella di una abbastanza nota bibita gassata svizzera a base di siero di latte,2 vede che quella della nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina è fabbricata in Svizzera e si compra quella.
Vorrei conoscerlo per fargli delle domande e capire. Già, perché io non capisco. Non capisco perché dovrebbe essere così importante la nazione di provenienza di una bibita, non capisco perché essere orgoglioso di bere qualcosa prodotto nella mia stessa nazione (e che magari, abitando vicino al confine, ha fatto più chilometri di quelle prodotte all’estero), non capisco: è così importante il confine?

  1. Il titolare del presente blog ha deciso di fare pubblicità solo se pagato, pertanto: manager della multinazionale produttrice della nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina, fate la vostra offerta e invece di “nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina” scriverò il nome della nota bibita gassata a base di foglie di coca contenente caffeina, con tanto di link alla pagina che vorrete. []
  2. Vedi nota precedente: manager dell’azienda produttrice della abbastanza nota bibita gassata svizzera a base di siero di latte, fate la vostra offerta eccetera. []

Problemi libertari

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Io ho un po’ di problemi con l’oratoria libertaria.
Capisco – o almeno credo di capire, perché non mi sono mai dedicato seriamente al tema – il ragionamento complessivo, lo Stato come imposizione e sopruso, l’intervento statale come intromissione e limitazione dell’autonomia individuale eccetera. Le mie difficoltà riguardano i discorsi con cui queste teorie vengono presentate, discorsi che mi sembrano sempre deboli e poco convincenti, addirittura meno convincenti della semplice enunciazione della tesi.

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E se uno non la vuole?

Alessandro Gilioli è molto chiaro, di una chiarezza che è da apprezzare:

Vogliamo la sanità pubblica gratuita e di qualità per tutti? Se la risposta è sì, un aumento delle imposte su tutto ciò che produce danni alla salute mi pare una strada ineludibile.

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Domani è un altro stato

Mappa politica del Sudan. Il Sud Sudan è colorato di rosso (sangue?) Fonte: Wikipedia

Domani nella regione del Sud Sudan si vota per diventare nazione autonoma separandosi dal governo centrale di Khartoum.
L’idea di un popolo che vota invece di combattere è di quelle che ti fa sentire bene. Risolvere i conflitti con le parole invece che con le spade. Poi però ti rendi conto che il voto, più che libera manifestazione di consenso, è un compromesso dovuto al fatto che le armi non hanno risolto nulla – e infatti a nord, nel Darfur, non ci si pensa proprio a votare: lì le armi per ora bastano. La politica come proseguimento della guerra con altri mezzi, con il rischio di tornare alle armi se il risultato non dovesse andare bene a qualcuno (e necessariamente il
risultato non andrà bene a qualcuno). Continua la lettura di Domani è un altro stato