Le elezioni

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 6 mesi 24 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.
Scheda elettorale (foto di Lord Gordon)Scheda elettorale (foto di Lord Gordon)

Come cantava Giorgio Gaber, le elezioni sono il momento magico della democrazia:

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c’è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d’ordine e di pulizia.
Democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina,
perfettamente temperata

e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

Gaber e Luporini la fanno facile: io ho certe idee politiche, trovo un partito che si avvicina il più possibile a queste idee, cerco il simbolo di questo partito e ci faccio una croce sopra.

Già il fatto di cercare un simbolo è una cosa originale: altrove scrivono il nome del partito, non ne mettono un simbolo grafico. Sospetto che sia così perché un simbolo può essere riconosciuto anche da un analfabeta. Non so se essere felice perché sono cittadino di una nazione che si preoccupa che anche un analfabeta possa votare o se sentirmi preoccuparmi perché sono cittadino di una nazione che preferisce inserire i simboli nelle schede elettorali invece di insegnare a tutti a leggere e scrivere, ma lasciamo perdere.

Un segno sul mio segno. E se il mio segno fosse quello di un partito di minoranza? Un partito che forse – forse! – riesce a far eleggere un rappresentante, che comunque conterà poco o niente. Meglio votare un partito più grande, anche se corrisponde meno alle mie idee politiche.
E se la mia principale preoccupazione politica fosse l’irresistibile ascesa al potere del partito a me politicamente più lontano, ascesa contenibile sostenendo il partito alleato?
È sbagliato ricorrere al voto tattico? Perché di questo si tratta: votare tenendo tatticamente conto del voto altrui. Ed è forse qui il problema del voto tattico: se modifico il mio comportamento in base al comportamento degli altri, devo tenere conto che anche gli altri modificheranno verosimilmente il proprio comportamento. Una profezia che si auto-avvera, falsando il risultato del voto.

Recentemente ho scoperto l’esistenza del voto singolo trasferibile, un sistema elettorale nel quale l’elettore indica più candidati o partiti, numerandoli in base alle preferenze. In fase di spoglio, le prime scelte che non influenzano il risultato vengono riassegnati in base alle seconde scelte, e così via.
Il voto tattico non è più necessario, e non c’è influenza nelle scelte degli elettori. Però il sistema di voto è complicato e meno passionale: non c’è più la semplicità e il fascino del «faccio un segno sul mio segno».

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