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I pericoli del lamarckismo culturale

"Allungati! Fallo per i figli!" (Beatrice the Biologist)
“Allungati! Fallo per i figli!” (Beatrice the Biologist)

Se è vero, come ho già sottolineato, che l’evoluzione culturale si svolge in base a meccanismi che non sono solo di tipo darwiniano (mutazione e selezione), ma anche, e soprattutto, di tipo lamarckiano (eredità dei caratteri acquisiti, cioè imitazione e diffusione), allora non si possono ignorare le ragioni per cui in biologia il lamarckismo non può funzionare. Infatti esso porterebbe a una perdita irreversibile e fatale di flessibilità, perdita che nella realtà biologica non si osserva.
Ma se il meccanismo primo dell’evoluzione culturale è l’eredità dei caratteri acquisiti, l’argomentazione precedente porta a concludere che, a causa della globalizzazione, la cultura è soggetta a una perdita nefasta di flessibilità: e di fatto si osservano oggi i segni di una preoccupante tendenza all’uniformità culturale su scala mondiale.

Giuseppe O. Longo, “La Creatura Planetaria ovvero l’immortalità virtuale” in Homo immortalis. Una vita (quasi) infinita, Springer 2012 Continua la lettura di I pericoli del lamarckismo culturale

Condominio globale

Con il buon senso si potrebbe convivere ciascuno a casa sua con le proprie regole o ospiti in casa altrui con le regole del padrone di casa… principio valido ovunque nel mondo.

Così un commento ad un articolo dedicato ai rapporti tra le diverse culture.

Non sono sicuro che il principio sia, almeno in questi termini, valido ovunque: ospitare significa accogliere, e questo implica rispetto: infatti non si offre un piatto di affettati ad un vegetariano, anche se questo è ospite di un macellaio.
Ma l’obiezione che mi sento di avanzare è un’altra.
I confini nazionali sono continuamente scavalcati dalla globalizzazione, che di fatto, nel bene e nel male, accorcia le distanze. Non si vive più in case isolate, ma in diversi appartamenti di uno stesso condominio. Il confronto è quindi irrinunciabile, è necessario incontrarsi per mettersi d’accordo.

Sulla necessità di questo incontro, e sulle difficoltà di trasformare l’incontro in accordo, c’è un bell’articolo di Habermas segnalato da Massimo Adinolfi (Azioneparallela).