Quante cose da sapere

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 11 mesi 6 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Giorni fa qualcuno mi sono imbattuto in una gustosa immagine: un invitante pezzo di prosciutto sullo scaffale di un supermercato, consigliato come leccornia per Hanukkah.

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Un errore madornale, così madornale da far pensare a un fotomontaggio; come magari in effetti è. Però, a rifletterci, non è così impensabile, come errrore. Non sono poche le conoscenze necessarie a cogliere l’inadeguatezza del prosciutto per Hanukkah.

Innanzitutto, bisogna sapere che ham è carne di maiale. Un qualsiasi parlante competente dovrebbe saperlo, ma non è detto che l’addetto alle confezioni di un supermercato lo sia: la sua lingua madre potrebbe non essere l’inglese, potrebbe essere convinto che la parola ham indica la carne essiccatata in generale (io, quando al supermercato dico a mia moglie di gradire del prosciutto, spesso intendo riferirmi agli affettati in generale: mortadella, bresaola eccetera).
Poi, bisogna sapere che Hanukkah è una festa ebraica. E che gli ebrei non mangiano carne di maiale. Conoscenze forse banali per chi ha avuto qualche contatto con le comunità ebraiche, ma che mi sembra perfettamente lecito ignorare se non si vive vicini a una sinagoga e non si leggono romanzi o guardano film ambientati in contesti ebraici.

Del resto, a me non viene in mente il nome di nessuna festività indù, e non so neppure se i fedeli di questa religione possano mangiare la bresaola.
Ed è sconfortante constatare quante cose occorra sapere, oggi, per evitare gaffe imbarazzanti.

13 pensieri su “Quante cose da sapere

  1. Be’, dài, fa il paio con quelli che a un vegetariano (o peggio ancora vegano) preparano un bel piatto di pesce “tu non mangi la carne, mangerai il pesce, no?”. Alle mie figlie capita di frequente.

  2. Non tante; per esempio, non parlare – o scrivere – di ciò che non si conosce, potrebbe essere una regola minima di prudenza che salva da molte gaffes.
    Non pensi?

  3. In fin dei conti sono tutti emuli de “Il mio grasso grosso matrimonio greco” …..

    Un Sorriso

    P.S. Ma in che supermercato l’hai trovato… il prezzo è in dollari?
    P.P.S: la brasaola non è manzo (qui secondo me si trova anche di cavallo… ma qui ti danno anche il roast-beef di cavallo, per cui contiamo poco come riferimento)

  4. “è sconfortante constatare quante cose occorra sapere, oggi, per evitare gaffe imbarazzanti”.
    In verità, siamo troppo condizionati dal c.d. “politically correct”.
    Non è perché chiamo “operatore ecologico” lo “spazzino”, che lo trasformo in un tycoon di Wall Street; non restituisco l’uso degli arti a uno “zoppo”, solo perché mi riferisco a lui come “diversamente abile”.
    Se offro carne di mucca a un sik, non necessariamente volevo turbarlo nelle sue convinzioni religiose. Come io dovrei sapere che per lui il bovide è sacro, lui altrettanto dovrebbe sapere che, per me, si tratta solo d’una bella montagna di bistecche.
    Bisogna dare a queste cose il loro giusto peso.
    Penso che, se non c’è cattiveria, malafede o intenzione d’offendere, chi viene fatto oggetto d’un riferimento inappropriato dovrebbe solo limitarsi a farci osservare qual è il comportamento corretto, consentendoci così una nuova conoscenza antropologica.
    Se, al contrario, ne volesse fare a tutti i costi un “casus belli”, allora non sarebbe degno di alcuna delicatezza.

  5. gli indù iniziati al tantra mangiano carne (anche umana, in alcune correnti che probabilmente non sono più praticate). e mangiano anche, in determinati riti e occasioni, quello che esce dal corpo della loro compagna.
    così sai cosa mettere in tavola quando hai degli indù (tantrici).

  6. lector, tutto. anche quello che si produce solo in certe occasioni e non è il semplice scarto della digestione (e anzi i riti tantrici che prevedono accoppiamenti li prevedono per produrre proprio quei fluidi che poi andranno “sacrificati” alla divinità). non rendo il blog di ivo troppo nsfw 😀 ma chi ha orecchie ecc.

    (la ratio sarebbe che tutto questo è impuro, ma la distinzione tra puro e impuro è falsa perché la realtà non ha distinzioni, quindi ci si comporta da impuri per superare le distinzioni – quindi alcol, sesso, sesso estremo… ecc)

  7. @laperfidanera: Con i vegani, comunque, è un casino: pure i dolci, se son fatti col burro, non puoi offrire…

    @ugolino: Potrei anche essere d’accordo, ma mica è facile: il commesso di un supermercato mica se l’immagina che per fare bene il suo lavoro deve farsi un corso di storia della religione!

    @ilpiùcattivo: La bresaola non è manzo?

    @lector: Ma sì, dubito che anche un ultraortodosso metterebbe a ferro e fuoco il supermercato in questione… rimane una gaffe notevole!

    @alex: Quindi se invito un indù gli posso offrire il mio braccio?

  8. Si, ovvero mi è saltato un punto interrogativo. La mia domanda retorica era: La bresaola non è manzo?
    Cioè è per me chiaro che se per brasaola intendi quella che viene spacciata normalmente come bovina, la domanda per gli indù che si astengono dalle carni bovina, non dovrebbe porsi, nel senso che quello che conta è la provenienza non il taglio o il trattamento. Ma forse come a Chèrp (Carpi per chi non parla in Dialett ) esistono altre tipologie di bresaola che non essendo di origine bovina siano esentate.
    Un Sorriso

  9. Forse, per servire una cena ritualmente adatta servono molte conoscenze. Per evitare gaffes direi di no. Non è indelicato che qualcuno mi offra del prosciutto o un gamberone non sapendo che non li mangio. Piuttosto, se voglio mangiar qualcosa lontano da casa il problema diventa mio. Occorre informare chi cucina delle proprie necessità, per evitare di apparire indelicati rifiutando qualche specialità.

    Tornando all’articolo, per evitare gaffes, sarebbe bastato che l’autore del cartello si fosse astenuto dal lanciarsi a capofitto in campi ignoti. Se scrivi “specialità di Hannukkah”, aspettarsi che tu sappia cos’è Hannukah e quali sono le sue specialità mi sembra proprio il minimo sindacale per un essere normalmente pensante

  10. @baruch: tieni presente che il cartello in questione è apparso, almeno così appare, in un supermercato degli USA. Probabilmente il manager ha deciso di fare una campagna per Hannukah, il direttore del supermercato ha deciso di mettere in offerta duecento prodotti, il responsabile del settore alimentari ha dato i cartelli con il logo a tre o quattro impiegati sottopagati e con scarsa conoscenza dell’inglese…

  11. Sì, sì… infatti, intuisco perfettamente il meccanismo.

    Ma il livello di conoscenze richieste non è molto diverso da quello che serve per scrivere “pesche” sulle pesche e non sugli asparagi. La multiculturalità talvolta causa complicazioni anche buffe. Offre anche le sue opportunità. Fare un’offerta di Hannukkah non è obbligatorio, né richiesto. Se la fai, spiegherai ai tuoi dipendenti dove mettere i cartelli. Come quando metti le pesche a 3×2.

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