Severino, l’embrione e l’occidente

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 2 mesi 26 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Emanuele Severino, Sull’embrione, Rizzoli, 2005.

Il primo dicembre del 2004 il Corriere della Sera pubblicò un articolo di Emanuele Severino intitolato La potenza e l’embrione: un intenso distillato di filosofia risultato indigesto a molti lettori, nonostante la bravura espositiva dell’autore.
Il corriere pubblicò altri interventi di Severino in risposta ad alcune critiche ed obiezioni. Gli articoli di Severino sono adesso pubblicati, insieme ad altri testi, in Sull’embrione (Rizzoli 2006), un agile libretto di un centinaio di pagine circa.

Emanuele Severino, Sull'embrioneNon è semplice dire quali sono i temi affrontati da Severino: il suo discorso affronta l’etica, la teologia, l’ontologia, la filosofia della conoscenza e molti altri temi. Uno di questi è la politica, anche se, è bene evidenziarlo, il testo è solo occasionalmente politico, nel senso che inizia dall’occasione dei referendum sulla parziale abrogazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, ma non si perde nei particolari della legislazione, preferendo affrontare la domanda fondamentale di tutte queste discussioni: lo statuto dell’embrione.

Prima obiezione a Severino: scienza e filosofia

Qui si inserisce una prima obiezione a Severino: si è laureato in filosofia nel 1950 (tre anni prima della scoperta del DNA da parte di Watson e Crick). Non si pretende una specializzazione in embriologia, ma almeno una laurea in biologia sarebbe lecito pretenderla da chi vuole disquisire sull’embrione.
L’osservazione è sostanzialmente corretta: è meglio che siano gli esperti a parlare, soprattutto quando si affrontano tematiche legate al discorso scientifico come la bioetica. Meglio Chiara Lalli e Giuseppe Regalzi che Severino, dunque?
Dipende: il tema che affronta Severino non è l’embrione in generale, bensì lo statuto dell’embrione o, meglio ancora, il concetto di embrione e il fatto che verosimilmente il filosofo non conosca la differenza tra morula e blastula (due fasi dello sviluppo dell’embrione) ha poca importanza: il problema affrontato non è di tipo scientifico, bensì filosofico e concettuale.
Per quanto labile possa rivelarsi questa differenza, Severino si mantiene fedele al suo ruolo di filosofo.

Come filosofo, Severino parte da Aristotele: il problema filosofico dell’embrione è infatti comprensibile solo a partire dal pensiero aristotelico dell’atto e della potenza. L’embrione è un uomo in potenza e non in atto: è un uomo potenziale, è un non uomo che ha la capacità di diventare uomo, e avere la capacità di diventare uomo significa che l’embrione può anche non diventare uomo. Poter diventare è diverso da diventerà:

L’embrione – si dice – è in potenza un esser-già-uomo. Ma, si è visto, proprio perché è in «in potenza» uomo, l’embrione è in potenza anche non-uomo. Pertanto è in potenza anche un esser-già-non-uomo. È già uomo e, anche, è già non-uomo. Nell’embrione questi due opposti sono uniti necessariamente. (pag. 46)

L’embrione, se è uomo in potenza, non è e non può essere già uomo.
D’altra parte, non è possibile che l’embrione non sia uomo in potenza. In risposta ad alcune obiezioni di monsignor Sgreccia, che purtroppo non sono state riportate nel testo, Severino approfondisce la sua analisi sul concetto di capacità:

Un uomo può nascere solo se, prima di esso, esiste qualcosa che ha la capacità di (o «potenza») di diventare unitario. Si badi: qualcosa di unitario. […]
Orbene, per la Chiesa l’embrione è, sin dal momento della fecondazione, uomo, persona […].
Se un uomo può nascere solo se prima di esso esiste un qualcosa di unitario che ha capacità di diventare un esser umano, e se sin dal momento della fecondazione l’embrione è essere umano «in atto», che cosa è e dove è mai il qualcosa di unitario che ha la capacità di diventare uomo e senza di cui nessun uomo potrebbe nascere? Dov’è l’uomo in potenza? (pagg. 89-91)

Seconda obiezione a Severino: il destino dell’Occidente.

UovaDalla lettura di queste osservazioni viene la seconda obiezione a Severino: non è tutto questo discorso inutile e nebuloso, vuoto esercizio retorico, aria fritta?

La risposta di Severino sembra essere, sorprendentemente, affermativa: sì, il discorso sulla potenza o capacità è inconcludente. Ma, prosegue il filosofo, il problema non riguarda semplicemente la filosofia, bensì il sapere occidentale tutto, sapere scientifico compreso.
L’errore della Chiesa non è il voler sostenere l’umanità dell’embrione, ma l’accettare il discorso aristotelico, da cui nasce la civiltà occidentale e oramai planetaria, della potenza e dell’atto.
Concetto da respingere in quanto (pagg. 78-79) fondamento del nichilismo autentico: ammettere che una cosa possa essere in potenza, ossia non essere, significa consegnare ogni cosa al nulla, non riconoscendone l’eternità.
la riflessione di Severino arriva dunque al suo obiettivo finale: mostrare la inadeguatezza delle categorie del pensiero occidentale e proporre il loro superamento.

Terza obiezione a Severino: costruzione di certezze

Emanuele SeverinoSuperare il concetto aristotelico di potenza appare arduo. Le cose mutano, ossia prima sono in una maniera e poi in un’altra maniera diversa dalla prima: negare questa semplice esperienza è una operazione priva di senso. Se tutte le cose (pagg. 78-79: “di ogni cosa, di ogni stato del mondo, ogni istante con il suo contenuto concreto, ogni essente”) sono eterne e mutano, quale significato ha dunque la parola eternità?

Severino ha perfettamente ragione nel mostrare la sostanziale inadeguatezza di tutti i concetti che la tradizione metafisica occidentale ci consegna in eredità. Proporre tuttavia la loro sostituzione o il loro superamento appare tuttavia una soluzione estrema, inappropriata e utopica.
Meglio studiare e comprendere questa inadeguatezza, per tracciare dei confini, per quanto labili, di validità dei concetti.
I concetti, per quanto inadeguati, possono essere comunque certi: basta saper costruire questa certezza (ed essere pronti a demolirla, quando occorre).

4 pensieri su “Severino, l’embrione e l’occidente

  1. Pingback: Cantor
  2. Uh, proprio oggi che ho postato su PG quel pezzo su severino 😉 (sarà poi un caso?

    Rileggo con calma appena ho un po’ di tempo.

Lascia un commento