Il senso morale

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 5 mesi 6 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Apprendo, grazie alla notevole opera di Maurizio Colucci, che uno dei capitoli del libro di Richard Dawikins The God Delusion è dedicato al senso morale, ossia alla capacità di giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Qual’è l’origine dei sentimenti di giusto e sbagliato?
È questa la domanda dalla quale prende inizio il discorso di Dawkins. La risposta, per chi conosce il personaggio, è abbastanza scontata: il senso morale è innato, iscritto nel nostro cervello dal corso dell’evoluzione che ha selezionato alcune attitudini morali eliminandone altre.

Pratica e grammatica

Marc HauserDawkins cita lo psicologo Marc Hauser, le cui ricerche lasciano effettivamente pochi dubbi: il senso morale è effettivamente innato. La maggior parte dei soggetti da lui intervistati fornisce risposte simili, a prescindere dalla cultura o religione di appartenenza e dal tipo di educazione ricevuto. È così possibile identificare alcuni principi morali universali, come la differenza tra intenzionalità e accidentalità e la maggiore gravità, a parità di conseguenze, di una azione rispetto ad una omissione (per ulteriori dettagli si possono leggere, oltre al già citato riassunto di Dawkins, una intervista a Hauser apparsa su American Scientist e il sempre interessante Psicocafè).

Richard Dawkins alla University of Virginia (novembre 2006) Difficile dire se questi principi morali universali siano stati effettivamente selezionati dall’evoluzione: la seleziona naturale interviene eliminando le alternative, ma non è da escludere che non vi siano stati principi morali alternativi, ad esempio perché quelli che abbiamo sono gli unici possibili oppure perché il caso non ne ha creati altri. Un’altra ipotesi secondo me accattivante è che la selezione sia intervenuta su altri fattori dai quali, casualmente, dipendono anche i principi morali: per misteriosi motivi di circonvoluzioni cerebrali, si distingue tra azione ed omissione solo se si è in grado di camminare eretti, l’evoluzione ha selezionato la postura eretta ma non il principio morale universale.
Rimane comunque il fatto che questi principi esistono e che sono innati.

Hauser, sulla scia di Noam Chomsky, interpreta tutto ciò come prova dell’esistenza di una “grammatica morale universale”.
Non è comunque necessario seguire Hauser in queste interpretazioni e limitarsi a quello che ha effettivamente dimostrato: una pratica morale universale.
Trattandosi di una pratica, non è compatibile con tutte le grammatiche, ma con alcune sì: sono insomma possibili più teorie morali che riassumano e mettano ordine nell’insieme dei giudizi morali intuitivi.
Le ricerche di Hauser non sono quindi sufficienti a liberarci dai discorsi morali, come Dawkins sembra auspicarsi

Evoluzione dell’evoluzione

Molto probabilmente i principi morali scoperti da Hauser sono stati selezionati dall’evoluzione. Questo tuttavia non significa che si debba semplicemente accettare questi principi, che non li si possa discutere, criticare o abbandonare, almeno ad un livello razionale.
La razionalità è anche questo: andare contro gli istinti e le intuizioni che l’evoluzione ci ha dato.

7 pensieri su “Il senso morale

  1. Ciao Ivo,

    C’è da dire che Dawkins non afferma che la morale è prodotta dall’evoluzione soltanto a causa di quegli esperimenti. Io ho solo tradotto una sezione sull’argomento, ma lui aveva già introdotto la questione nella sezione precedente. Inoltre, Dawknis ha scritto molti altri libri. Già il suo primo libro, Il gene egoista, è dedicato prevalentemente a far vedere questa cosa nel caso speciale dell’altruismo — fa vedere come il comportamento altruistico degli individui nasca per selezione naturale come risultato del comportamento egoistico dei geni. La cosa è molto affascinante, e tira in ballo concetti di teoria dei giochi. Un giorno la metterò sul blog.

    Ti saluto con un roboante “heil dir licht”, visto che ti piace Wagner (io ne sono dipendente).

  2. Ciao Maurizio,
    non era mia intenzione criticare Dawkins sull’origine evoluzionista della morale: le mie obiezioni su questo punto valgono ben poco e sono, più che altro, un esercizio di ginnastica mentale, immaginare inverosimili ma possibili ipotesi (e quella della morale derivata indiretta e casuale della postura eretta è forse ancora più eretica del gene egoista di Dawkins).
    Il punto che mi interessava era un altro: ok, Dawkins ha dimostrato che la morale non nasce dalla religione, che non è necessario credere in Dio per sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Questo non significa che, da questo punto di vista, la religione sia inutile o dannosa. Può aiutare a fare chiarezza, e può anche contraddire l’istinto morale errato: come la medicina contraddice l’evoluzione ad esempio togliendo l’appendice, così la religione potrebbe contraddire l’evoluzione contrapponendosi ad alcuni principi morali innati ma errati.
    Che poi questo non succeda e che la religione complichi le cose invece di chiarirle e tenda a ripetere, come un disco rotto, che Dio e la natura non vogliono… vabbè, è un altro discorso che però riguarda questa particolare teoria morale, non tutte le teorie morali, religiose o no.
    Wow: ho scritto un commento più lungo dell’articolo!

  3. Suggerisco la interessantissima lettura del libro “The moral animal. Why we are the way we are” di Robert Wright

  4. Bello il libro di Wright. Altri riferimenti:

    # The origins of virtue: Human Instincts and the Evolution of Cooperation, Matt Ridley

    # Why good is good, Robert Hinde

    # The science of good and evil, Michael Shermer

    # Can we be good without god? , Robert Buckman

    # Moral minds, Marc Hauser

    (più generali)

    # l’idea pericolosa di darwin, daniel dennett

    # come funziona la mente, steven pinker

  5. Gli attuali principi morali, trasversali, sembra, alle diverse cultureumane e, forse, anche animali, possono intendersi innati nel senso che le vicende dell’evoluzione umana, come per le caratteristiche fisiche, hanno premiato, salvaguardato e trasmesso quei comportamenti, poi, con l’evolversi delle culture, diventati anche principii, che favorivano la sopravvivenza della specie, del gruppo e dell’individuo?

    Un saluto. Neva

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