A proposito di un editoriale

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 9 mesi 11 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Non leggo abitualmente Linkiesta. Tuttavia spesso qualcuno segnala un articolo apparso su questa testata, e così mi capita abbastanza regolarmente di leggere un loro testo o almeno qualche brano citato da chi ha fatto la segnalazione.

Giusto ieri qualcuno, non ricordo chi, ha segnalato un articolo, che poi ho scoperto essere un editoriale firmato da Jacopo Tondelli, il direttore responsabile.
L’editoriale ha come argomento i fondi all’editoria, e questa è la sintesi a inizio pagina:1

Centoventi milioni di euro finanzieranno il fondo per l’editoria. Dovevano essere 47 milioni, ma pressioni assai autorevoli hanno portato l’elargizione a ben più del doppio. La bandiera sventolata, come al solito, è quella del “pluralismo”. Un pluralismo che, anche quest’anno, viene contrattato col potere politico, senza che si prenda sul serio l’esigenza di ristrutturare seriamente un’industria che regge costi non più sostenibili. Così, per pareggiare i bilanci, servono soldi: e sono i nostri.

Al di là dell’opinione su questi contributi, che effettivamente sembrano essere più dannosi che benefici, trovo abbastanza populista e semplicistico scrivere che quei 120 milioni di euro «potevano e dovevano servire per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, le famiglie, le imprese e i consumatori quanto mai depressi». Quei centoventi milioni di euro avrebbero alleggerito il carico fiscale di lavoratori, famiglie, imprese e consumatori di non più di due-tre euro: il calcolo è semplice, basta fare 120, i milioni del fondo, diviso 60, i milioni di cittadini italiani.
Che quei soldi siano impiegati nella maniera sbagliata è  vero; che potrebbero alleviare la depressione di lavoratori, famiglie, imprese e consumatori è una semplificazione inutile e, secondo me, abbastanza populista.

  1. Bella idea quella di mettere una sintesi iniziale. []

16 pensieri su “A proposito di un editoriale

  1. Quei soldi come altri.
    (Quand’è che una quantità di denaro diventa un mucchio… eh, un “alleggerimento?) 😉

  2. @Davide: Avesse scritto qualcosa del tipo “in tempi di austerità e di sacrifici non si giustifica un simile investimento” non avrei avuto nulla da ridire.
    Non so quando una quantità di denaro diventa un mucchio, ma due-tre euro, facciamo anche cinque, l’anno non lo so di sicuro 😉

  3. Concordo sul fatto che pensare che basti sovvenzionare l’editoria per garantire il pluralismo è un segno della vecchiaia delle istituzioni italiane. Sarebbe più utile dotare di una connessione decente le scuole medie italiane, per i quali 120 milioni sono sicuramente un valido contributo.

  4. Smontare il populismo è sempre utile e tu lo fai bene. Il problema, infatti, non sono tanto i 120 milioni, ma quali credenziali bisogna avere per accedervi.

  5. Possibile che ogni volta che venga criticato un settore di spesa dello stato, ci sia qualcuno che obietti che comunque quel risparmio è irrisorio rispetto alle necessità?
    I politici lo fanno abitualmente per mantenere intatti i loro privilegi, ma i cittadini che vantaggio traggono da questo tipo di argomentazione?
    Ovviamente nessun singolo capitolo di spesa basta da solo a riassestare le finanze ma questo è un buon motivo per non iniziare mai da qualche parte?
    Saluti

  6. il calcolo è sbagliato. quei soldi andrebbero redistribuiti non tra tutti i cittadini, ma con criteri differenti.
    in primo luogo criteri politici: per abbassare le tasse sul lavoro, per esempio. che danneggiano l’operaio più dell’imprenditore (tanto l’imprenditore si limita a dare gli stipendi più bassi d’europa, e di molto. che gli frega se sul lordo le tasse sono del 50 o del 60%? il lordo che passa rimane uguale, il netto in tasca all’operaio no).
    oppure per finanziare progetti di ricerca.
    in secondo luogo, criteri “anagrafici”: nel conto di chi riceverebbe quei soldi, non possono rientrare i bambini, per cominciare. i bambini non pagano le tasse, non lavorano, quindi non è a loro che vengono sottratti. redistribuiti, finirebbero ai loro genitori. per esempio.
    non finirebbero agli evasori: gli evasori non risultano al fisco, quindi non riceverebbero uno sgravio sulle tasse, visto che non le pagano.
    insomma, questi 120 milioni non vanno divisi per 60 milioni, ma per meno. io direi meno di metà dei 60 milioni che hai preso a misura.
    sempre pochi, ok. diventerebbero una decina di euro a persona? pochi, non mi cambiano la vita. a meno che io non viva dove si percepisce un euro al giorno.

  7. @luca massaro: Il problema, temo, siano anche proprio i centoventi milioni: premesso che il pluralismo è un valore, per tutelarlo e incrementarlo servono aiuti di stato all’editoria?

    @Filopaolo: rileggi il post

    @alex: Se uno scrive di «lavoratori, famiglie,imprese e consumatori», non mi sembra lasci molto spazio a discorsi sulle priorità…

  8. Mah, mi sembra la stessa strategia comunicativa di quelle pubblicità che ti dicono: è solo per un caffè al giorno ti diamo…
    Un caffè molitplicato per tutti i caffè che ci fanno pagare si arriva al 50% del mio stipendio. Non so se rendo l’idea. E se proprio non vogliamo alleviare le pene di chi produce ricchezza (non mi pare populismo protestare contro l’esproprio forzato delle ricchezza frutto del lavoro; al massimo populismo quello di dare 120 milioni ai giornali con la sucsa del pluralismo) li investire in altro: coem diceva Alex in ricerca o nella ricostruzione de L’Aquila ecc.

  9. Esatto, quoto Fabristol. Singolarmente prese, le spese non sono mai un mucchio. Ma il totale, guarda caso, lo è sempre, inequivocabilmente.

  10. Sembra più o meno la stessa questione di qualche post fa sul compenso dei politici.
    Un buon termine di paragone sarebbe stato l’importo complessivo delle manovre di Monti, che credo di ricordare sia nell’ordine delle decine di miliardi.
    Se fossero 12 miliardi saremmo all’1%

  11. @fabristol:

    non mi pare populismo protestare contro l’esproprio forzato delle ricchezza frutto del lavoro; al massimo populismo quello di dare 120 milioni ai giornali con la sucsa del pluralismo

    A parte che l’esproprio avviene prima della decisione di destinare parte delle ricchezze sottratte all’editoria, non ho nulla contro la protesta o la denuncia di questa decisione, e mi sembra di averlo scritto abbastanza chiaramente. Visto che così forse lo è, lo scrivo qui in grassetto: la decisione di aiutare l’editoria con 120 milioni di euro è una porcata. Trovo populista e semplicistico lasciare intendere che senza quei 120 milioni si potrebbe alleggerire la difficile situazione di “lavoratori, famiglie, imprese e consumatori”.

    @Davide: Sì, tagliando questo e altre mille spese si potrebbero abbassare le tasse di un bel po’. Se poi penso a spese molto più sostanziose, tipo l’esercito, godo non poco. Ma nel testo citato non si dice “tagliando questo contributo e altri si potrebbe”, si dice quello che ho citato, che è una affermazione semplicistica e un po’ populista.

  12. “la decisione di aiutare l’editoria con 120 milioni di euro è una porcata. ”

    Questo l’avevamo capito Ivo. 😉

    Quello per cui io ed altri non siamo d’accordo è la parte successiva, quando dici che 120 milioni di euro ridistribuiti di nuovo alla popolazione equivalgono a pochi centesimi cadauno. 🙂

  13. @fabristol:

    Quello per cui io ed altri non siamo d’accordo è la parte successiva, quando dici che 120 milioni di euro ridistribuiti di nuovo alla popolazione equivalgono a pochi centesimi cadauno

    Attendo la tua dimostrazione che 120 milioni diviso 60 milioni faccia un risultato diverso da 2 🙂

  14. ma non vanno divisi tra 60 milioni, questo è il punto in questione.
    tu conti 60 milioni ma in quelli ci sono anche i bambini, che non pagano un cent di tasse quindi non vanno contati. con questo primo passo, vanno contate meno di 60 milioni di persone, quindi il risultato della divisione sarebbe già più altro.
    se poi togliamo dalla spartizione anche gente che non ne ha bisogno (e questo sarebbe un atto politico), allora la spartizione offre dividendi ancora maggiori. non sono solo i 2 euro.
    se diciamo che quei 120 milioni vanno poi divisi tra – 20 milioni di persone? nel 2011 i lavoratori in italia erano circa 22 milioni. con questa scelta si sono già tolti anche i pensionati, che ne avrebbero bisogno, ma il punto è: non vanno divisi tra 60 milioni di persone, ma tra meno.
    e se facciamo ancora una selezione, da quei 22 milioni di lavoratori togliamo quelli con redditi alti e gli statali, per dire quelli che non hanno problemi ad affrontare la recessione. diciamo che leviamo 5 milioni di persone, i 120 milioni dell’editoria andrebbero divisi tra 17 milioni di persone. fanno un po’ più di 7 euro.
    non ci fai niente lo stesso, ma la questione è solo che non vanno contati 60 milioni di “azionisti”.
    se poi vuoi fare il rawlsiano puoi anche chiederti se sia meglio dividere la somma in meno parti possibili e finanziare interventi capaci di sollevare il livello generale pur senza cambiare di molto la vita dei meno fortunati: se investo nell’editoria, mantengo dei posti di lavoro. pagati poco e male, gestiti in modo mafioso, e che producono un’informazione distorta. ma forse meglio quelli che altri disoccupati. forse.

    poi anch’io sono dell’idea che il finanziamento pubblico all’editoria sia un errore. lo è in primo luogo perché è una forma di economia ormai morta. spendessero quei 120 milioni per costruire una rete che sostenga la pubblicazione su internet, sarebbe meglio.

  15. @Alex: D’accordissimo. Se però l’editorialista – e il tema di discussione è appunto quanto questo signore ha scritto, se sia in quel passaggio populista o no – parla di “lavoratori, le famiglie, le imprese e i consumatori”, la base tanto ristretta non può essere! E consumatori sono anche i bambini…

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