L’origine delle specie in cento parole

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 7 mesi 29 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Posto che la consegna – riassumere il testo di Darwin in un centinaio, per quanto abbondante, di parole – è impossibile da rispettare, cosa ve ne pare di questo riassunto?

Come spiegare la varietà degli esseri viventi e il loro splendido adattamento all’ambiente? La tesi di Darwin è la famosa selezione naturale. Le risorse, in natura, sono limitate, e alcuni individui, per svariati motivi, risultano più avvantaggiati di altri: una pianta con delle radici che si spingono in profondità, una lumaca con il guscio più robusto, e così via. Questi individui avranno più discendenti degli altri, e questo porterà alla diffusione, all’interno della popolazione, di quelle caratteristiche. Tutto ciò, ovviamente, finché l’ambiente non muta e, ad esempio, le radici profonde e il guscio robusto diventano un inutile impiccio. Una spiegazione semplice, elegante e incredibilmente potente, talmente potente da modificare radicalmente la nostra visione del mondo.

Si accettano consigli, opinioni e anche insulti (se motivati).

26 pensieri su “L’origine delle specie in cento parole

  1. Purtroppo in cento parole è difficile fare di meglio. Per fortuna è un riassunto dell’Origine; comprimere in cento parole l’attuale teoria dell’evoluzione sarebbe stata più dura (penso in particolare al dover accennare che gli “impicci” vengono spesso “riciclati” — exattati, secondo la lezione di Gould — e all’aggiungere la discussione sulla variabilità genetica — gli “svariati motivi” da Darwin lontanamente immaginati).

    A limite potresti correggere questa accennando al fatto che le risorse aumentano in progressione aritmetica, gli individui invece in progressione geometrica (giusto per rendere meglio l’idea dell’automaticità — e dunque inevitabilità — della selezione naturale).

  2. Se proprio si deve trovare qualcosa: visto che “la variazione nello stato domestico” ha tanto spazio nell’opera, io per completezza ne farei menzione. Una frase tipo: “come l’uomo per millenni ha operato una selezione su certi animali creando numerose varietà, così la natura ecc. ecc.”

  3. Secondo me manca una cosa fondamentale: l’origine casuale della variabilità. Deve risultare più evidente la differenza con Lamarck, no?

  4. Condividendo tuttavia i consigli sopra espressi, non sono tanto esperto da suggerire un contributo.
    Tuttavia, ciò che più mi preme domandarti è come inserire, dentro questo riassunto, la variabile “homo”. E cioè: dato un essere che ha scoperto, più o meno, le leggi che lo hanno fatto “emergere” alla vita, quanto tale essere è ancora legato a tali leggi? Ovvero, il nostro (grazie a Darwin, grazie alla scienza) aver coscienza di ciò che ci regola e guida, non può dare adito a qualcosa di meta-evolutivo?

    P.S.
    Forse Dennett mi brontolerebbe per queste domande ingenue.
    😉

  5. Mi associo a hronir e spingo perchè tu inserisca alla trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti. Altrimenti, veramente, lo stesso riassunto andrebbe bene per Lamarck.

    PS: anche se sul “casuale” ci sarebbe da discutere: mica è un sistema quantistico! Forse più preciso sarebbe “sconosciuto” o “imprevedibile”.

  6. @hronir, luca e Stefano:
    però “L’origine delle specie” non rifiuta il lamarckismo né parla dell’uomo! 🙂

  7. Ho solo detto che se non si inserisce un riferimento alla ereditarietà (trasmissione ereditaria delle mutazioni, evidentemente, non so perchè ho fatto riferimento alla trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti nel mio intervento precedente, un rigurgito di Lamarckismo), è difficile distinguere Darwin da Lamarck.

  8. @ Ivo: Beh… mica male come pretesa.
    Sinceramente mi sembra forse anche troppo ambiziosa.
    Il punto principale è che non capisco il motivo di doversi limitare ad un centinaio di parole. Lo capirei se dichiarassi che ti stai preparando ad intervenire ad un convegno in cui ti sarà dato uno spazio estrememente limitato (o ad un testo).
    La cosa che non mi convince è che sembrerebbe una specie di messaggio in una bottiglia… e sinceramente non credo che tu sia un naufrago.
    Neppure un messaggio ad una futura umanità, che probabilmente riuscirebbe a capirlo soltanto se già possedesse tutta una serie di altri concetti.
    Sinceramente non la giudichereri una buona idea neanche che lo volessi mettere in un libro di testo per “ragazzi”. Per quel che in vita mia ho sviluppato come “didattico” la sintesi è un concetto che è apprezzato soltanto da chi non vede l’ora di passare ad altro argomento.

    Ovviamente oggi parlare di origine delle specie senza menzionare il DNA (oltre alla non finalistica deriva delle mutazioni come introdotto già da hronir) mi suonerebbe assurdo.
    Probabilmente non riuscirei neanche a rinunciare al concetto di fenotipo e alla selezione sessuale che ove applicabile è quella che può alfine dare maggiore vantaggio nella “lotta” alla riproduzione.

    P.S Grazie, al solito, Ivo, per i tuoi spunti di riflessione. Anche se quasi mai i nostri punti di vista sono “assimilabili” è la tua capacità di “promuovere” le discussioni che fa di questo uno dei blog darwinisticamente vincenti.

  9. @ Lopo : Ma quale edizione dell’origine delle specie hai letto 😉 … Dove avresti un Darwin che

    non rifiuta il lamarckismo

    … ovviamente ho compreso dove vuoi arrivare, ma io non ti ci porterò. 😉

    @ Luca : Giungere a ulteriori livelli di selezione è un pensiero che mi coinvolge già da anni. (ovviamente non sto cercando di imporre una primogenitura) Però vorrei capire quanto ciò che è già nelle precedenti sia sufficiente e cosa andrebbe invece aggiunto. Sul tema ho oltre al già citato ed immenso Dennett altri due importantissimi nomi da citare : Steven Pinker (in particolare nel magnifico Tabula Rasa) e Geoffrey Miller che sulla selezione sessuale è stato più illuminante per me di qualsiasi altro contemporaneo (mi riferisco al bellissimo Uomini, Donne e code di Pavone).

    @ Ivo : Non mi piace la frase

    La tesi di Darwin è la famosa selezione naturale

    per due motivi :
    1) userei il termine teoria e non tesi
    2) se è famosa perchè descriverla? Soprattutto in poche frasi? Forse andrebbe anche aggiunto anche il concetto di selezione dell’individuo rispetto a quella di gruppo…
    Continuo ad avere seri dubbi che quello che Darwin con le sue conoscenze, assolutamente non confrontabili con quelle di oggi, ha descritto in almeno due volumoni, possano essere “riassunte” significativamente.

    Ho una intuizione tua “nipote” deve fare un tema e gli volevi fare inserire una frase su Darwin 😀 … attenzione che con l’aria che gira è auspicabile che ella studi in Svizzera….

  10. @il più Cattivo:
    guarda che non me lo invento io (che ho finito da poco di leggere I e VI edizione “in parallelo”), è cosa nota.

    “From the facts alluded to in the first chapter, I think there can be no doubt that use in our domestic animals has strengthened and enlarged certain parts, and disuse diminished them; and that such modifications are inherited. Under free nature we have no standard of comparison by which to judge of the effects of long-continued use or disuse, for we know not the parent-forms; but many animals possess structures which can be best explained by the effects of disuse.[…] The evidence that accidental mutilations can be inherited is at present not decisive; but the remarkable cases observed by Brown-Sequard in guinea-pigs, of the inherited effects of operations, should make us cautious in denying this tendency.” (VI edizione, capitolo V)

    Dove vorrei arrivare, secondo te?

  11. @ Lopo: Esattamente dove sei ora… (Se ti sono sembrato eccessivo, ti chiedo scusa non era mia intenzione scatenare polemiche… io non sono cattivo è che mi disegnano così)

    Ovvero l’utilizzo di una lettura letterale (quasi biblica) per farne un esegesi… Per quanto ami e rispetti Darwin non ne farei mai un mito o peggio ancora una divinità…

    Sul punto non sono prettamente convinto che si possa dedurne che “non rifiutasse” il lamarkismo, quanto piuttosto che prestasse attenzione ad indizi che potevano richiedere giustificazioni non già espresse.

    Comunque non vorrei farne una questione personale…

  12. Scusa, dov’è che ne farei un mito o una divinità?
    Se si parla de “L’origine della specie”, inteso come libro e non come elementi della teoria di Darwin che sono rimasti nella sintesi evoluzionistica moderna, il non rifiuto dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti c’è, non si può negare.

    Una delle spiegazioni è che quello “di Lamarck” era un meccanismo che per lo meno tentava di illustrare, in assenza di geni, DNA, ecc., come si potesse tramandare l’eredità:
    “Darwin himself, notoriously, included Lamarckian inheritance as a booster process (in addition to natural selection) in his own version of evolution. He could entertain this idea because he had such a foggy sense of the mechanics of heredity” (Dennett, “Darwin’s dangerous idea”, Simon & Schuster Paperbacks 1995, pag 321).

    Il fatto che la ritenesse possibile non significa che non abbia toppato riguardo a ciò (anche se ha delle giustificazioni storiche). Pace, mica per questo la sua teoria è da buttare.
    Tacerlo per non “rovinare” l’immagine di Darwin, questo sì sarebbe farne un mito (e infatti spesso i creazionisti ci si buttano a pesce: “Darwin era lamarckiano e razzista! Quindi diceva cazzate” – spesso sono proprio criptolamarckiani e non-così-criptorazzisti a usare questo argomento)

    La potenza della sua idea sta anche nel fatto sia valida, per la sua natura algoritmica, nonostante nella sua esposizione ci fossero scorie del passato, ignoranza dei meccanismi biochimici dell’eredità, persino visioni oggigiorno desuete dello scenario geologico (spende ben due lunghi capitoli in merito supponendo che la crosta terrestre si sia solo alzata e abbassata, quindi senza alcun riferimento alla deriva dei continenti “scoperta” nel ‘900).

  13. @Lapo: Carissimo.
    Se stai cercando di convincermi che il non rifiuto possa essere confuso con un “non distinguibile”, allora c’è qualcosa che non capisco. Quello che mi pregio di farti notare è l’avversativo che hai usato nel tuo intervento. Se ho compreso correttamente, era rivolto a chi invitata a rendere distinguibile nel riassunto di Ivo le teorie di Darwin da quelle di Lamarck. Ora ripeto che Darwin era un uomo e quindi nei suoi testi per quanto curati e ripensati vi possono essere degli errori e delle cantonate. Assumerei però che neanche il buon Dennett abbia mai pensato che la frase da te riportata potesse essere usata per sostenere che l’origine delle specie per selezione naturale non sia distinguibile dall’origine delle specie mediante acquisizione di caratteristiche sviluppate durante la vita (che è la mia forse imprecisa definizione di lamarckismo).
    La stessa necessità di una “giustificazione” riportata dal buon Dennett per me è una prova lampante che Darwin da buon scienziato non usasse che i metodi a sua disposizione per costruire la sua teoria e quindi potesse supporre che elementi contributivi potessero “non essere negabili”.

    Concludo con un osservazione personale: dei cripto-ecc non mi interessa un granche e la grandezza dell’idea di Darwin non rischia, a mio modo di vedere, di poter essere intaccata da errori (spesso fuori scopo) sia suoi che dei suoi sostenitori. Per quanto alcuni cerchino di alzare la bagarre il rischio che parte o tutta la teoria darwiniana possa essere confutata, non aumenterebbe, a mio modo di vedere, di un sol punto la valutazione delle fe..erie creazionistiche mettono sul piatto.

  14. Se stai cercando di convincermi che il non rifiuto possa essere confuso con un “non distinguibile”

    Manco per sogno.
    Non sto cercando di fare nient’altro che rispondere alla tua obiezione con citazioni precise e verificabili.

    Quello che mi pregio di farti notare è l’avversativo che hai usato nel tuo intervento.

    Mi pregio di farti notare che c’era anche una faccina, allora.

    Tutto il resto del tuo discorso discende solo dal fatto che ti stai facendo dei film sulle mie intenzioni, fin dalla tua prima osservazione (ad un’osservazione semiseria!), che contestava l’unica cosa incontestabile: Darwin in TOoS non rifiutava quello noi chiamiamo oggi “lamarckismo”, ovvero l’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Stop. Carta canta.

    Che io voglia andare “da qualche parte” che tu sai, che voglia fare dell’esegesi biblica su Darwin, che voglia contestare la distinguibilità di Darwin e Lamarck, ecc. ecc., sono tutte cose che dici tu e che io non ho affermato.
    Quel punto è stato contestato, a quel punto ho risposto, il resto rischia solo di essere una discussione che inclina pericolosamente alla flame.

    Ciao.

  15. @Lapo: Se sei contento tu… io rileggo nella tua citazione

    should make us cautious in denying this tendency

    e nella miseria della mia interpretazione non giungerei a definirlo un “non rifiuta il lamarckismo” evidentemente la mia “esegesi” 😉 non è da te condivisa. Me ne farò una ragione.
    Scherzi a parte apprezzo sinceramente la tua conoscenza di testi che ammiro e sono ben lieto di potermi confrontare con persone come te.
    Sono spiaciuto che le mie di faccette non siano considerate e che ti senta oggetto di peripezie e travisamenti (non ne comprenderei il motivo). Solo nel tentativo di essere più chiaro proverò ad esplicitare la frase che temo ti abbia offeso (o trova tu il termine più adatto):
    Non ho mai assegnato poteri magici a nessun testo ed il cercare delle formule come tu indichi precise e verificabili rischia di trasformare, a mio modesto modo di vedere, l’opera eccelsa di un innovatore in qualcosa che sia oggetto di spulciatura . Il fatto che Darwin abbia atteso per pubblicare il suo volume l’ultimo momento utile prima di rischiare di vedersi bruciare sul tempo e che ne sia giunto a sei (se non mi sbaglio) edizioni mi conforta sul sospetto che anche lui temesse una condizione del genere. In fin dei conti il rischio di essere letto è certamente non recente (la bibbia solo per citare un esempio) e la speranza che quello che sia tenuto in conto sia l’idea e non il dettaglio spero non sia solo mia.

    Spero che questo mio intervento possa contribuire a “svelenire” animi che io non volevo di certo aizzare e che sia possibile tornare a contribuire costruttivamente a questo blog e a questo post che ci ha cortesemente ospitato.

    Ovviamente resto a disposizione per qualsiasi chiarimento (anche su aNobii)

    Ciao

    P.S: essendo sul sito di un filosofo, chido conferma era Socrate quello che avrebbe detto di non voler lasciare nulla di scritto per evitare il rischio che qualcuno ne facesse lettura ? Perdonatermi ma l’ultimo corso di filosofia cui ho partecipato si è svolto nel 1983 e vado assolutamente a memoria

  16. Ringrazio tutti per le osservazioni.
    Rispondo brevemente per tema.

    Necessità di un simile riassunto.
    ll passaggio andrà inserito in un testo più lungo e non dedicato esclusivamente a Darwin. Potrei limitarmi a citare la teoria della selezione naturale, dandola per acquisita. Il problema è che sarebbe una illusione: questa teoria non è conosciuta o, meglio, è più fraintesa che conosciuta.

    Tesi o teoria
    In una prima stesura avevo scritto teoria. Poi mi son ricordato del “è solo una teoria” e l’ho cambiata in tesi. Penso che rimetterò teoria. O soluzione: «Come spiegare la varietà degli esseri viventi e il loro splendido adattamento all’ambiente? La soluzione di Darwin è …»

    Casuale o non casuale, questo è il problema
    Come ho già detto, al termine casuale preferisco il termine contingente. Il problema è che in poche righe non posso introdurre la differenza, e la mia soluzione è stata quel maldestro “per svariati motivi”. Metterò casuale.

    Darwin vs darwinismo
    In 100 parole non si può neppure pensare agli sviluppi dell’evoluzionismo, figuriamoci i limiti (e gli errori) di Darwin.
    Questo brano vuole più che altro esporre l’idea dell’evoluzionismo.

  17. @ivo: Innanzitutto un chiarimento quello che segue non è farina del miop sacco però mi sembra molto scritto bene:

    La teoria di Darwin ha cambiato la concezione sull’origine della vita animale e vegetale con la tesi che l’evoluzione delle specie avviene secondo un processo di selezione naturale di mutazioni genetiche ereditarie. Il concetto di evoluzione costituisce oggi una base teorica per tutte le conquiste scientifiche della biologia moderna. La teoria continua ad essere uno dei temi più dibattuti del nostro tempo anche per le sue implicazione sociali, politiche e religiose.

    La fonte ? Ovviamente tramite Pikaia
    nel sito della università di Sassari
    http://www.uniss.it/php/proiettoreTesti.php?cat=204&xml=/xml/bacheca/bacheca2680.xml&item=0

    Ciao

  18. @filippo: Tutto quello che so è che una specie è definita dall’avere figli fertili. Insomma, asini e cavalli sono specie diverse perché muli e bardotti non sono fertili.
    Due animali appartenenti a varietà diverse, immagino, hanno caratteristiche diverse ma possono generare figli fertili.
    Quanto di ciò c’è in Darwin lo ignoro.

  19. @Stefano: Temevo che qualche insopportabile pignolo attento lettore avrebbe tirato fuori quel link…
    Scherzi a parte, la questione è affascinante, soprattutto per chi, come me, si interessa di problemi ontologici.
    Sai per Darwin la questione com’era? (Dalla pagina di Wikipedia non si capisce – o almeno io non l’ho capito).

  20. Per Darwin la speciazione era sempre graduale e continua, tanto da mettere in crisi l’idea stessa di “specie” come esistente al di là delle classificazioni tassonomiche umane.

    In un certo senso Darwin, pur beneficiando della mole di dati di Linneo, è stato l’anti-Linneo per eccellenza. Un po’ come Keplero e l’immensa mole di dati di Tycho Brahe. 😉

  21. @Kirbmarc: Il fatto che da esista il processo graduale di speciazione non mi sembra inficiare l’esistenza delle specie.
    Non esistono confini netti tra ricco e povero ed è possibile passare da uno stato all’altro (un passaggio è più semplice dell’altro, ovviamente), eppure i ricchi esistono (una volta ne ho visto uno). 😉

  22. Secondo me le specie è una sfera nella quale vivono animali o insetti o piante,con caratteristiche simili.Esempio: esistono tante razze di cani,di gatti, di cavalli ecc…- La varietà è una differenza nella stessa specie,inclusa nella stessa razza.Non risulta assolutamente che una specie possa incrociarsi con un’altra e generare esseri riproducibili.Sarei lieto di essere informato del contrario.

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