L’estintore di Feyerabend

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 5 mesi 7 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Riassunto. Il mondo è una gigantesca Biblioteca di Babele. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare.
La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: Socrate e Cartesio non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri importanti filosofi, un curioso individuo si è introdotto nella discussione: Paul Karl Feyerabend.

In molti testi, Feyerabend è definito un filosofo. Qui si preferisce chiamarlo persona o, appunto, individuo. Il motivo è presto detto:

Io non sono un filosofo, non lo sono mai stato e non ho nessun desiderio di essere oppresso da quel genere di condizione. (…) Può darsi che abbia avuto qualcosa che assomigliava ad una posizione filosofica da studente e all’inizio della mia carriera. (…) Quello cui miravo non era una posizione o una dottrina che potesse diventare la pietra d’angolo di qualche disciplina accademica, bensì un modo di pensare e vivere indipendente dalla disciplina.

Al termine di una passeggiata non filosofica tra i boschi, in Dialoghi sulla conoscenza (trad. it. di R. Corvi); Roma-Bari, Laterza, 1991.

Il filosofo al lavoro (Paul Karl Feyerabend)Il più famoso scritto di Feyerabend è Contro il Metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, scritto nel 1975.
Due anni prima scrisse, in preparazione ad una conferenza, Tesi sull’anarchismo (disponibile in italiano in Sull’orlo della scienza. Pro e contro il metodo (a cura di M. Motterlini); Milano, Raffaello Cortina, 1995).
La posizione (se così si può definire) di Feyerabend è l’anarchismo epistemologico, profondamente differente sia dallo scetticismo che dall’anarchismo politico e religioso. Lo scettico considera ogni punto di vista ugualmente buono o cattivo oppure, il che è alla fine lo stesso, si astiene da formulare giudizi di valore. L’anarchico politico vuole distruggere, o comunque eludere, disinnescare, un certo stile di vita.
L’anarchico epistemologico non si astiene dal giudicare, ma non è neppure necessariamente avverso o favorevole a nulla: può ritrovarsi a difendere le posizioni più trite ed oltraggiose, sarà il più rumoroso difensore dello status quo, ma sarà anche oppositore dello status quo.

Non c’è punto di vista, per quanto assurdo o immorale, che egli si rifiuti di prendere in considerazione, o di tradurre in pratica., né c’è metodo che egli ritenga indispensabile. L’unica cosa a cui si oppone decisamente, e assolutamente, sono i criteri universali, le leggi universali, le idee universali come Verità, Giustizia, Onestà, Ragione e i comportamenti che esse generano, anche se egli non nega che spesso sia una buona politica agire come se tali leggi (criteri e idee) esistessero e come se vi si credesse.

L’unica regola è che non vi sono regole, o almeno non vi sono regole che vadano bene sempre e per tutti. Le scelte, anche quelle scientifiche, sono questione non di ragionamenti e di argomentazioni, ma di gusti.
Un bel problema: Feyerabend sequestra i fiammiferi e, al loro posto, ci porge un estintore, nel caso si sia già iniziato a giocare con il fuoco. Non ci obbliga a leggere tutto, ma ci priva dell’illusione di trovare la Regola: non esiste nessuna Guida Universale, ma tante, piccole guide locali, particolare e personali.

3 pensieri su “L’estintore di Feyerabend

  1. “Le scelte, anche quelle scientifiche, sono questione non di ragionamenti e di argomentazioni, ma di gusti.”

    Questa è una cialtronata, altrimenti sarebbe “questione di gusti” la scelta fra il creazionismo, o Fodor, o il cosiddetto “neodarwinismo”. In realtà ,come anche tu ben sai, le prove fanno pendere la bilancia decisamente a favore di quest’ultimo.

    Il metodo scientifico esiste. Esistono degli standard di controllo nella scienza. Questo non significa che questi sistemi siano perfetti, ovvio. Ma nemmeno che “tutto vada bene”.

  2. Matteo Motterlini, che, tra le altre cose, ha curato l’edizione italiana delle lettere di Lakatoš e Feyerabend, si occupa della razionalità delle scelte umane, soprattutto in ambito economico e finanziario.
    In una conferenza ha mostrato le immagini di Mister Spock di Star Trek (anche se l’ha chiamato dottor Spock, come il pedagogista) e di Charlie Brown (definito personaggio dei cartoni animati, e non dei fumetti): il primo rappresenta la razionalità pura, come dovremmo agire, il secondo, con la sua stupida testa calda, come in realtà agiamo. Come noi tutti agiamo: anche, e soprattutto, gli esperti.
    Penso che Motterlini sottoscriverebbe la frase da te citata (Le scelte sono questione di gusti).

    Ovviamente cambia completamente il contesto: lo scopo di Motterlini è metterci in guardia e invitarci a compiere scelte razionali, soprattutto quando si tratta di questioni economiche, Feyerabend è invece un nemico della razionalità (una critica dadaista, la sua, non romantica).
    Una critica che avveniva in altri tempi. Oggi, almeno in Italia, il contesto mi sembra molto diverso ed è forse il caso di difendere la scienza e la razionalità, non di criticarla.

    Sull’evoluzionismo: alcuni sostenitori dell’Intelligent Design hanno effettivamente ripreso Feyerabend e il suo “anything goes”.
    Secondo me, davvero per molti è questione di gusti, o comunque di questioni non scientifiche e non razionali.

    In conclusione: non penso che Feyerabend sia un cialtrone, anzi: secondo me ha colto molti aspetti interessanti sulla razionalità dell’impresa scientifica e dell’uomo in generale. Tutto questo senza assolutamente pensare che “tutto vada bene”, per capirci: senza sostenere che l’omeopatia funzioni quanto l’aspirina…

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