Il sapore del tè

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 9 mesi 6 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Tarsky, il logico e matematico polacco nato nel lontano 1901, per esemplificare il concetto di verità affermò che «’La neve è bianca’ è vera se e solo se la neve è bianca».
L’idea di base è molto semplice: una affermazione, come “La neve è bianca” (si notino le virgolette), è vera se e solo se corrisponde alla realtà, cioè se la neve è bianca (si noti l’assenza delle virgolette). La verità riguarda quindi il linguaggio, e consiste semplicemente nel rimuovere le virgolette, ossia nel verificare. In una frase: la verità è aprire gli occhi e guardare.

Verifichiamo.
Prendiamo un enunciato ancora più semplice di quello sul colore della neve, che forse così banale non è, come una visita ad un museo impressionista può agevolmente mostrare: “una tazza di tè” è una tazza di tè. Cos’altro può essere, infatti?
Basta tuttavia una veloce visita al sito internet del più conosciuto produttore inglese di tè per uscirne confusi: Darjelling, Lady Grey, Queen Mary, Princes of Wales, Java Green Tea, Sencha Green Tea, Söder Te sono solo alcune delle varietà offerte. E questo senza tenere conto dei diversi modi di preparare e servire la bevanda, e soprattutto lasciando da parte tisane e infusi, spesso chiamate impropriamente tè.

Una tazza di tè verdeLa confusione non deve ingannare: “una tazza di tè” è una tazza di tè, non si può negare l’evidenza. Ma cosa dire del sapore? Lo Darjelling ha lo stesso sapore del Princes of Wales? E il tè verde al gelsomino?
La risposta qui è difficile: al bevitore occasionale, quello che beve il tè solo quando ha freddo e la cioccolata calda è finita, sicuramente le differenze, se vi sono, sono trascurabili. Per il consumatore abituale, invece, le differenze contano, e ci sarà il momento dell’Earl Grey e il momento del Lapsang. Per l’intenditore, infine, l’Earl Grey della Twinings sarà bevanda dozzinale dal sapore addomesticato, sicuramente inferiore del tè sfuso che procura l’importatore di fiducia.

L’essere “una tazza di tè” una tazza di tè può dipendere dal bevitore? Sicuramene no, ma anche sicuramente sì, tutto dipende da come si discute di tazze di tè.

Togliere le virgolette non è operazione semplice. Non c’è da stupirsi: la verità non è mai semplice.

2 pensieri su “Il sapore del tè

  1. Tarski non aveva una semantica deflazionista ma neanche faceva ontologia… Però dicono tutti che è importante nonostante una definizione generale (per ogni linguaggio possibile) della verità non ce l’ha data… mentre Varzi si diverte con tazze e tazzine di thè e caffè…

  2. Tarsky ha semplicemente aggiornato la vecchia definizione dell’adequatio alla logica del ‘900.
    In effetti, non faceva dell’ontologia. E neppure io facevo ontologia. Al massimo, la mia era fenomenologia, spero di quella buona o almeno discreta.
    Comunque, il mio breve articolo può tuttalpiù valere come timida difesa della ontologie contrapposte alla ontologia.

    Di preciso, in che testo Varzi si diverte con tè e caffè?

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