Complicità

Non ho letto il rapporto di Amnesty International From words to deeds1 ma se Amnesty afferma di avere prove che alcune aziende europee, nonostante i divieti, facciano commercio di strumenti di tortura, io mi fido anche senza una verifica approfondita.

Amnesty parla di “scappatoie legali”, quindi non si tratterebbe di vere e proprie violazioni della legge – in altre parole: la legge viene rispettata, per quanto probabilmente ricorrendo a qualche buco interpretativo e sicuramente calpestando lo spirito della legge.
Il problema non è quindi giuridico, ma meta-giuridico o, anche se non sono affatto sicuro che sia la stessa cosa, etico. Continua a leggere Complicità

  1. Dalle parole ai fatti, ma forse sarebbe più indicato Dalle parole agli atti, visto che deed in inglese è, credo, qualcosa di corrispondente all’atto giuridico[]

Dei delitti e delle pene

Grazie all’amico Cantor apprendo che i servizi segreti americani, quando interrogano i probabili terroristi, utilizzano un particolare tipo di tortura chiamato waterboard.

Il Waterboard, o Waterboarding, è in realtà la versione moderna di una tecnica molto antica, talvolta indicata con l’espressione cura dell’acqua, già usata dall’inquisizione per estorcere confessioni.
L’idea di base è indurre una sensazione di annegamento senza tuttavia annegare effettivamente il torturato. Per fare ciò, gli inquisitori versavano acqua o altri liquidi direttamente nella gola dello sfortunato, tramite un imbuto. Gli agenti della CIA, invece, fanno ricorso ad un sistema leggermente più elaborato:il prigioniero viene legato, con la testa in basso, ad un piano reclinato, sul suo volto viene posto un asciugamano bagnato o un telo di plastica e vi si versa sopra dell’acqua.

I risultati sono decisamente soddisfacenti: in meno di un minuto quasi tutti decidono di confessare. Continua a leggere Dei delitti e delle pene