Vedere l’invisibile

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 2 mesi 20 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Si può vedere l’invisibile? O si può solo interpretare la sua presenza?
La mia tesi di laurea riguardava il vedere-come in Ludwig Wittgenstein; un fenomeno che, linguisticamente, si trova a metà strada tra il passivo vedere e l’attivo interpretare: quando vediamo un aspetto, vediamo e interpretiamo, nel senso che usiamo una grammatica che vale un po’ per il vedere e un po’ per l’interpretare.1

Parlo di tutto questo semplicemente per dare una cornice filosofica a questa bellissima immagine2 e dire che d’ora in poi, guardando il famoso dipinto di Raffaello, non riuscirò più a vedere nei gesti di Platone e Aristotele la diversa attitudine filosofica dei due autori.

  1. Dovessi scrivere oggi la tesi, cercherei delle fMRI di qualcuno che cerca di vedere la famosa figura ambigua di Jastrow ora come un coniglio ora come un’anatra. []
  2. via Phonkmeister. []

5 pensieri su “Vedere l’invisibile

  1. Non credo si possa parlare sempre di interpretazione, ma di una componente intrinseca della percezione. Vedere è sempre vedere (si presume) correttamente.

    Non vediamo mai tutti i lati d’un oggetto ma lo cogliamo come tridimensionale, non vediamo macchie di colore da comporre ma cogliamo limiti e oggetti definiti.

    Trovo diverso sbirciare per cercare un amico vedendo che Carlo non c’è e segmentare spontaneamente il campo visivo in oggetti, includendovi anche cose negative come i buchi e i profili delle ombre.
    Ad essi riconosciamo identità e oggettività, poiché possono spostarsi o mutare, diversamente dall’assenza di Carlo.

    Basti pensare alle discrepanze tra scienze matematizzate e realtà sul negativo. I debiti non esistono, anche se esistono le pretese dei creditori, eppure i numeri relativi li descrivono. Le ombre sono solo carenze di luce, eppure possiamo disegnarci personaggi animati nei teatrini cinesi.

  2. @eno: E infatti il vedere-come è un vedere, non un interpretare.
    Però io posso chiederti di vedere la mano di Aristotele “come se” ci fosse una palla da basket oppure “come se” stesse sottolineando che la filosofia si deve occupare di cose terrene. Non posso chiederti di vedere la sua veste gialla o verde: non la puoi che vedere azzurra, e se la vuoi vedere di un altro colore la devi colorare (possibilmente non l’originale, che i custodi dei musei vaticani potrebbero non essere d’accordo). In questo senso vedere gli aspetti non è un vedere normale.

  3. E interessante ricordare il contributo di Merlau-Ponty al dibattito sulla percezione, e specificamente sul ruolo giocato dal corpo nel relazionarsi con ciò che ci circonda. Il modo che ha il nostro corpo di cogliere immediatamente il mondo che ci circonda senza la mediazione della ragione ma semplicemente della coscienza, una coscienza che diventa corporea nell’immediatezza della percezione.

  4. @Inside The Moral Kiosk: Merleau-Ponty è essenziale. E infatti non l’ho inserito nella tesi perché se no avrei dovuto scrivere troppo…

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