Umanesimo scientifico

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 9 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Rudolf CarnapIl Circolo di Vienna non è passato alla storia per la sua riflessione etica e sociale. Ovviamente l’idea di fare piazza pulita della metafisica ha importanti implicazioni sulla vita, ma sono, per così dire, implicazioni negative: stabiliscono cosa non si può dire, ma non cosa di può, o si deve, dire.

Scopro, su Librescamente che, almeno Rudolf Carnap, aveva una visione indubbiamente positiva:

Penso che quasi tutti noi condividessimo come cosa ovvia, su cui non c’era pressoché bisogno di discutere, questi tre punti: in primo luogo, la concezione che l’uomo non ha protettori né nemici soprannaturali e che, pertanto, qualsiasi cosa si possa fare per migliorare la vita è compito dell’uomo stesso; in secondo luogo, la convinzione che l’umanità è in grado di cambiare le condizioni di vita in maniera tale che molte delle sofferenze attuali possono essere eliminate, e che la situazione esterna ed interna di vita dell’individuo, della comunità e, infine, dell’umanità sarà essenzialmente migliorata; in terzo luogo, la concezione che ogni azione deliberata presuppone conoscenza del mondo, che il metodo scientifico è il metodo migliore per acquistarla e che la scienza deve, pertanto, essere considerata uno degli argomenti più preziosi per il miglioramento della vita.

Il primo punto è ancora negativo, il secondo esprime un notevole ottimismo (sul quale si possono legittimamente avanzare molti dubbi, come effettivamente viene fatto nel breve commento sul sito) mentre il terzo e ultimo punto testimonia un approccio pratico e pragmatico ammirevole: se vuoi cambiare il mondo devi conoscerlo, e per conoscere il mondo non c’è niente di meglio del metodo scientifico (è bene evidenziare che Carnap non dice “la scienza”, bensì “il metodo scientifico).

Carnap chiama questo atteggiamento “umanesimo scientifico”, e vale la pena ricordarsi questi tre punti quando si sente dire che la conoscenza scientifica (dove con “conoscenza scientifica” va inteso qualcosa di diverso dalla semplice scienza) non aiuto l’uomo e pertanto va completata da qualcosa d’altro.

7 pensieri su “Umanesimo scientifico

  1. Ciao Ivo. Molto gentile da parte tua esserti ricordato di quel post.
    Su qualche tuo commento in questo blog, che non riesco più a rintracciare, ponevi un dubbio ragionato – che mi ha particolarmente colpito – sulle teorie dei c.d. “vantaggi competitivi” come meccanismo evolutivo.
    Te ne rammenti?

  2. sono approdato per la prima volta in questo blog e l’ho trovato sin da subito interessante. è raro trovare blogger che si cimentano in argomenti di questo genere. tuttavia sono un po’ scettico sulla chiusa… non credo che il metodo scientifico sia l’unica forma di conoscenza rilevante, l’unica strada percorribile per conoscere il mondo. anche perché la scienza e la tecnica forniscono strumenti, buoni o cattivi a seconda degli usi.

  3. Perchè il primo punto sarebbe ancora negativo?

    SI PUO’ DIRE che NON esistono protettori soprannaturali etc etc…

    non

    NON SI PUO’ DIRE CHE esistano protettori soprannaturali etc etc…

    o no?

  4. lector: quell’articolo mi aveva particolarmente colpito, ma avevi avuto la sfortuna di scriverlo in un momento nel quale non avevo tempo per commentarlo. Adesso ho rimediato.
    Dei miei dubbi ai vantaggi competitivi, onestamente, non ricordo nulla: hai qualche maggiore informazione?

    UQ: toh, un qualunquista che non si vergogna di esserlo! Benvenuto!
    Lo confesso: anche io sono scettico sulla chiusura!
    Diciamo che con metodo scientifico intendo (e probabilmente intendeva anche Carnap, che era un filosofo) qualcosa di più generale della scienza e della tecnica. Un atteggiamento sperimentale o, meglio, esperienziale: interrogare il mondo e ascoltare le sue risposte. Un atteggiamento pragmatico.

    hronir: È negativo perché non ci dice cosa fare o cosa non fare: non è un precetto del tipo “lavati i denti 3 volte al giorno” o “non indossare mutande rosa”; semplicemente dice che regole simili non possono venire da esseri soprannaturali.

  5. Per Ivo.
    “hai qualche maggiore informazione?”
    No, ma cercherò meglio. Era senz’altro successivo al mio post e m’aveva colpito perchè in quel commento utilizzavi un assunto che indirettamente confutava una mia argomentazione ivi riportata (limitatamente ai “vantaggi competitivi”).
    Ciao 🙂

  6. allora, nell’incipit:
    sono, per così dire, implicazioni negative: stabiliscono cosa non si può dire, ma non cosa di può, o si deve, dire.
    era:
    sono, per così dire, implicazioni negative: stabiliscono cosa non si può dire, ma non cosa si può, o si deve, fare.
    🙂

  7. hronir: dire nel senso di prescrivere: essendo tutto questo un discorso teorico, fare è sempre dire di fare… Comunque riconosco che, in effetti, non era molto chiaro.

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