Tette contro la scienza

closeQuesto articolo è stato pubblicato 1 anno 9 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.
Breastfeeding_baby
By Irene – original work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17002318

Potrei iniziare citando Agostino d’Ippona, ma meglio invece mettere in chiaro che nessuno, qui, è contrario all’allattamento, né io né le due autrici di “Unintended Consequences of Invoking the ‘Natural’ in Breastfeeding Promotion“, Jessica Martucci e Anne Barnhill.

Certo, sembra che i benefici effettivi e “scientificamente dimostrati” siano esagerati (le due autrici citano in proposito questo articolo) e l’esaltazione dell’allattamento può portare a uno stigma sociale verso le donne che non vogliono o non possono allattare, ma non è questo il punto. Semplicemente, le due autrici invitano le autorità a non far più propaganda insistendo sul fatto che l’allattamento sia naturale.
Confesso di aver scosso la testa la prima volta che ho letto questa proposta, segnalata da qualcuno su qualche social network. Dopotutto, se c’è qualcosa che ha senso chiamare naturale, oltre naturalmente all’acqua minerale senza gas, è proprio l’allattamento. Poi ho letto il loro articolo e ho cambiato idea.

Non perché adesso creda che attaccare un neonato al seno sia artificiale, innaturale o contro natura: per quanto vago e impreciso possa essere il concetto di naturale, è certo che l’allattamento rientri in questa categoria (il che non significa che un biberon sia “contro natura”, ovviamente). Il problema sono i “concetti collaterali”,  che in questo caso diventano danni collaterali: il concetto di naturale è associato, almeno in questo periodo e in questa parte del mondo, alla purezza, alla bontà, all’essere innocuo. E qui conviene ricordare che nel mirino delle due autrici non ci sono saggi di filosofia o di pediatria – contesti dove questi concetti collaterali possono essere tenuti sotto controllo –, ma campagne di comunicazione portate avanti da istituzioni pubbliche.
Tra i vari esempi citati nell’articolo, mi ha colpito un poster realizzato dal New York City Department of Health and Mental Hygiene che vale la pena riprodurre qui:

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Quale è il problema di questa campagna? Non tanto l’elenco dei vantaggi dell’allattamento – per quanto, come accennato, andrebbe valutato anche l’implicita accusa alle madri che non allattano di mettere a rischio la vita di loro figlio –, ma la contrapposizione tra il verde e rassicurante “mom-made” e il rosso inquietante “factory-made”, perché suggerisce che ciò che non è naturale sia pericoloso per la salute e vada evitato. Ad esempio – ma l’elenco può essere molto più lungo – i vaccini: perché ricorrere a qualcosa di artificiale e “factory-made” come i vaccini se possiamo affidarci alla natura?

Non viene citato, è bene precisarlo, nessun dato a proposito di questi danni collaterali, neppure indiretto come una correlazione tra queste campagne e il numero di bambini non vaccinati.

Qualche perplessità residua

Ho scritto all’inizio che le due autrici mi hanno convinto. Ma c’è un ma. E non è tanto la parte in cui sostengono che l’appello alla naturalità dell’allattamento possa portare a una visione biologicamente determinata dei ruoli all’interno della famiglia di maschi e femmine.

No, le mie perplessità riguardano la conclusione:

If doing what is “natural” is “best” in the case of breastfeeding, how can we expect mothers to ignore that powerful and deeply persuasive worldview when making choices about vaccination? If breastfeeding promotion frames the “factory-made” option as risky or unhealthy, what should parents conclude when choosing between factory-made vaccines and boosting immunity “naturally”?

Mi sembra che si dia per scontato che i genitori siano incapaci di capire che se una cosa è naturale e buona un’altra può essere naturale e cattiva e un’altra ancora artificiale e buona. È vero che una volta che sei all’interno della cornice concettuale del naturale=buono è difficile uscirne, ma questo non significa che è impossibile e che mamme e papà siano incapaci di mettere in prospettiva i messaggi che arrivano da un manifesto a favore dell’allattamento, soprattutto quando si tratta di scelte importanti e prese consapevolmente come la vaccinazione del proprio figlio.
L’atteggiamento paternalista del “non ti dico naturale perché potresti non capire e fare scelte sbagliate” non ha forse implicazioni altrettanto negative?

Detto questo, naturale rimane indubbiamente un termine pericoloso e il consiglio di Martucci e Barnhill – che poi è il consiglio del Nuffield Center on Bioethics da loro citato – è sicuramente valido: se non c’è modo di chiarirne i contorni, meglio evitarlo.

Che c’entra Agostino?

Nel caso vi steste chiedendo perché avrei potuto iniziare questo testo citando Agostino, ecco la risposta.
Nelle Confessioni, il non ancora santo a un certo punto scrive di aver succhiato la fede in Cristo insieme al latte materno. I neonati d’oggi rischiano invece di succhiarsi la fede in una natura benevola e sana. Tutto qui.

Un pensiero su “Tette contro la scienza

  1. magari un lettore distratto pensava che volevi accusare il sant’uomo dicendo “a sant’Agostino piacciono le tette”.

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