Strangolamenti su commissione

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 4 mesi 13 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Dovremmo togliere il tabù sulla violenza?
No, dobbiamo piuttosto redistribuirla, incanalarla. Un’invenzione geniale dello Stato moderno sono l’esercito e la polizia, a cui possiamo delegare il nostro bisogno di giustizia, in qualche modo i nostri sentimenti violenti. Invece di strozzare il mio vicino, chiamo la polizia: è tutta un’altra cosa.

Hans Magnus Enzensberger intervistato da  Paola Springhetti per Avvenire.
Il resto dell’intervista è un raffinato florilegio di banalità, ma l’affermazione finale fa dimenticare la delusione iniziale.

Per mio imperdonabile errore di distrazione, il post si intitolava “Strangolamenti su commisione”. In perfetto stile Pravda ho corretto, ma, in nome della glasnost, aggiungo questa nota.

7 pensieri su “Strangolamenti su commissione

  1. Sei un po’ duro con Enzensberger…
    E di lui condivido una vecchia affermazione.
    Affermava che una volta stabiliti limiti agli esperimenti della ricerca ( ovviamente-differenza non da poco- non alla ricerca ) non si dovesse concedere ad un eventuale biologo o similia la chance di emigrare in paradisi di lassismo giuridico.
    Se capivo bene, proponeva di applicare lo stesso principio che applicato a chi afa turismo sessuale: punibile per atti commessi all’estero.
    Sono assolutamtente d’accordo, anzi era frase troppo mollacciona… questioni “bioetiche” ovvero di fondamenti-del diritto-su-che-cosa-sia-un-essere-umano-tutelato non ammettono limiti di sovranità o territorio.

    C’era solo un piccolissimo groppo nella sua affermazione: quel “una volta stabiliti“.
    Stabiliti come? Da chi? Forse intendeva: “sanciti” o “rilevati”…
    Ma da un parlamento o da commissioni di controllo? Da commissioni di controllo bioetiche o da commissioni di autocontrollo degli stessi ricercatori?
    Lo so, questo commento non c’entra molto.
    Ma il tuo spillo mi ha punto sull’Enzensberger… bye bye… 🙂

  2. ( Commissione, non commisione. Non cambiare facendo finta di niente stile pravda, ho le prove! POSSO RICATTARTI! 😉 )

  3. Sono troppo duro con Enzensberger?
    Non so, l’argomentazione che sostieni è interessante: su temi bioetici vale globalmente la legislazione locale. Credo che funzioni così, oltre che per il turismo sessuale, anche per il diritto d’autore (un autore russo è disciplinato dalla legislazione russa anche in Italia).
    Mi chiedo solo come applicarla in un ambito internazionale come la ricerca scientifica: un ricercatore nato in Italia, che ha studiato in Svizzera e poi in Francia, fa ricerca negli Stati Uniti e si trasferisce in Corea per clonare bambini dagli occhi azzurri, in base a quale legge andrebbe giudicato?

    Comunque, di questa proposta non vi è traccia nell’articolo citato. Solo banalità sugli scienziati che non sono dei guru e non possono spiegare il senso della vita, eccetera.
    Il fatto che siano banalità non significa che siano discorsi sbagliati o stupidi (ho anche scritto un elogio della banalità). Solo mi sarebbe piaciuto qualcosa di più: ad esempio sapere chi può spiegarci il senso della vita, o come fare a far sì che la società non si rivolga a un determinato gruppo come a dei “guru”…

  4. Rispondo in ritardo…

    E’ vero, ci sarebbero difficoltà tecniche in una quella proposta.
    Ma ammettiamo che il principio di universalità venga riconosciuto, pur con una pluralità di legislazioni.
    Non potremmo, di necessità, considerare illecito un esperimento condotto all’estero… Eccezione ne siano casi particolari: un biologo che riceve finanziamenti pubblici in Italia ma svolge apposta gli esperimenti in Tailandia, beh, è un furbone!
    Ci potrebbero essere diverse legislazioni, ma sarebbe in ogni caso nulla una decisione basata non solo su una legge diversa, ma su un preteso diritto di arbitrarietà legislativa.
    Poco, ma già qualcosa.

    Non sono invece d’accordo che il consenso sia la chiave della bioetica, come mi pare di intuire dalle tue righe.
    Conoscere il “senso della vita”, ammettiamolo, non c’entra molto con la politica!
    Ma sapere che cosa è l’uomo- nel senso più forte del termine-, quando acquisisce diritti, quando è parte di una società, se davvero si è cittadini o non lo si è, senza vie intermedie, quando un uomo si distingue da una res… è ben più fondamentale di qualsiasi libertà civile: la legge presuppone l’uomo, ma non viceversa.
    Ed è facile svicolare dai diritti e dai doveri ridefinendo ad arte o lasciando nel vago quali ne sono i portatori.
    Ma se le libertà civili, a difesa del singolo e della minoranza, non sono nella libera disponibilità della maggioranza né nelle mani del consenso, tanto meno lo saranno i loro presupposti!
    Il consenso è quindi importante: ogni questione di principio, deve essere affermata ma poi anche condivisa.
    Non può però essere da solo il fondamento di una normativa bioetica.
    ciao! eno

  5. Non sono invece d’accordo che il consenso sia la chiave della bioetica, come mi pare di intuire dalle tue righe.

    Da quali righe, di preciso?

    Ma sapere che cosa è l’uomo- nel senso più forte del termine-, quando acquisisce diritti, […] è ben più fondamentale di qualsiasi libertà civile: la legge presuppone l’uomo, ma non viceversa.

    Sono d’accordo, a parte una sottile diffidenza verso domande così aperte e generiche. “Che cosa è l’uomo” è una domanda che tollera solo alcuni tipi di risposte, molto concettuali e poco pratiche.

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