Scrivere per scrivere

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 10 mesi 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Una delle tesi sviluppate da Ferraris in Dove sei? riguarda il rapporto tra scrittura e comunicazione.
Indubbiamente la scrittura serve a comunicare: una lettera, uno sms, un appunto lasciato al partner sul frigorifero sono indubbiamente tutte comunicazioni scritte. E tutte comunicazioni che potrebbero più o meno agevolmente avvenire oralmente: una telefonata, un messaggio sulla segreteria telefonica.
Tuttavia, argomenta Ferraris, la scrittura non serve solo a comunicare e, soprattutto, la sua funzione principale non è la comunicazione.
La scrittura è nata qualche millennio fa come registrazione, iscrizione ed è appunto questa la sua funzione principale: effettuare registrazioni. La scrittura non è quindi riconducibile alla dimensione orale, non è una riproduzione imperfetta e limitata del parlato. È un pregiudizio dovuto alla scrittura alfabetica, dove le letture riproducono i suoni, ma che mostra la sua inadeguatezza appena si considera l’origine pittografica della scrittura.
La scrittura nasce per registrare ed è un ottimo mezzo di registrazione. La comunicazione per iscritto è successiva e meno adeguata (le critiche del Fedro di Platone sono perfettamente adeguate alla scrittura come comunicazione, un po’ meno come registrazione).

Il ragionamento di Ferraris è essenzialmente corretto. Tuttavia vi sono due osservazioni che è probabilmente necessario esporre.
La prima riguarda la differenza tra comunicazione e registrazione; la seconda il rapporto tra scritto e parlato.

Cosa distingue una comunicazione da una registrazione?
Come esempi di registrazione Ferraris propone, tra gli altri, gli scontrini fiscali e gli attestati. Effettivamente è difficile sostenere che il commerciante comunichi qualcosa tramite lo scontrino: quando viene consegnato, il pagamento è già avvenuto! Similmente avviene con i certificati.
Pensiamo tuttavia al conto di un ristorante: contrariamente allo scontrino, viene consegnato prima del pagamento, ed è indubbiamente una comunicazione: è con il conto che il cameriere comunica, con discrezione, l’importo.
Perché il conto è (anche) una comunicazione mentre lo scontrino no?
Fisicamente, sono lo stesso oggetto: un foglio di carta. Anche il contenuto è lo stesso: un elenco di voci con dei prezzi e un totale. Cosa cambia?
L’unica risposta possibile è l’uso, la prassi. Il conto è comunicazione perché la prassi prevede che è attraverso quel pezzetto di carta che il cameriere comunica l’importo da pagare. Lo scontrino viceversa è registrazione perché serve come prova dell’avvenuto pagamento per una nota spese, in caso di controllo della guardia di finanza, per far valere la garanzia sul prodotto eccetera.
Nel caso della comunicazione la prassi non va oltre l’informazione, si ferma lì. Per la registrazione invece si aprono nuovi usi: c’è lo scontrino quindi può avere il rimborso, non ci sono frodi fiscali, ha diritto alla riparazione gratuita del prodotto.
Forse si tratta di una schematizzazione eccessiva, ma si potrebbe dire che la comunicazione viene letta e compresa immediatamente, mentre la registrazione necessita di una interpretazione, di un ragionamento.

La seconda osservazione riguarda lo scritto e il parlato.
In alcuni passaggi del testo di Ferraris sembra valere la relazione scrittura = registrazione e oralità = comunicazione.
Della prima uguaglianza si è già detto. La seconda presenta tuttavia alcuni problemi. Il parlato nasce come espressione, manifestazione orale e spontanea che non ha nulla a che vedere con la comunicazione. Molti atti linguistici, come le imprecazioni, avvengono spesso in assenza di ascoltatori.
La relazione tra comunicazione e oralità rimane, perché è comunque vero che si comunica soprattutto a voce. Probabilmente è questa tesi più debole che Ferraris intende sostenere, ma un po’ di ambiguità in meno su questo punto, anche se non è l’argomento principale del suo lavoro, non avrebbe fatto male.

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