Scienza e filosofia: siamo uomini o persone?

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 7 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Orarel, acronimo di Ora di religione, non approva un commento di Chiara Lalli, apparso qualche giorno fa su Bioetica, incentrato sulla gradualità del concetto di vita. Orarel, riferendosi alla gradualità dell’alba e del tramonto, afferma: Eppure c’è notte!

Al centro della discussione vi è, ovviamente, il concetto di persona. Concetto filosofico, come affermano sia Chiara Lalli:

la differenza tra

vita biologica e vita personale e l’impossibilità di affidarsi alla biologia per dirimere la questione (filosofica, ahimè)
che Orarel:

Verissimo che il concetto di persona è filosofico e non biologico.

Lasciando da parte l’ahimè di Chiara Lalli, vediamo come prosegue il discorso di Orarel:

Ma la capacità di scoprire la verità mediante ragionamento filosofico è ben superiore alla lettura dei dati offerti da tutte le scienze empiriche. C’è sempre un ragionamento dietro a una teoria. I puri dati senza la filosofia e il ragionamento sono lettera morta.

Una teoria è un ragionamento. Forse Orarel intendeva “osservazione” o “risultato sperimentale”: «C’è sempre un ragionamento dietro a un risultato sperimentale» si accorda meglio con il contesto.
Ad ogni modo: è vero che i puri dati, senza un ragionamento, sono lettera morta. Bisogna però capire se il ragionamento viene prima oppure dopo i dati. E bisogna, soprattutto, capire se il ragionamento e la filosofia possono anche fare a meno dei dati, ossia discutere di uomini e persone senza neppure sapere, ad esempio, come si sviluppa il sistema nervoso centrale.

Ciò detto, è proprio il ragionamento a stabilire l’unitarietà di uomo e persona. Separare[?] Dire uomo riferito alla dimensione corporea dell’individuo, e persona per indicare certe condizioni psichiche significa tranciare l’unità psico-pneumo-corporea e discriminare inevitabilmente tra chi è uomo ma non persona da chi lo è.

Qui non si capisce proprio niente.
Orarel sembra attribuire un grande potere alle parole, tanto che parlare di uomo e di persona significa tranciare una unità. È come dire che riferirsi a me come figlio (rispetto a mio padre) e come marito (rispetto a mia moglie) trancia la mia unità. Le parole possono indicare aspetti di uno stesso oggetto, senza tranciare nulla.

Per persona si intendono chi è dotato di qualità come l’autodeterminazione e l’autocoscienza. Ci si rende conto che così facendo si escludono bambini, pazzi, distratti e dormienti? Se si è persona quando l’autocoscienza-determinazione è in atto ci si accorgerà che si sarà persona per particelle di tempo all’interno di un intera esistenza. Chi dorme o è distratto non è persona. Ma lo diventa appena si sveglia o appena si rende conto di sé, si obietta. Anche l’embrione lo diventa, basta aspettare il suo tempo di sviluppo.

Il concetto di persona è un concetto filosofico, però non serve una laurea in filosofia per accorgersi della fesseria scritta da Orarel: basta il buon senso. Le disposizioni non devono necessariamente essere in atto.
Lasciamo da parte gli embrioni e l’autodeterminazione. Prendiamo due persone adulte, Alfa e Beta. Alfa è perfettamente in grado di leggere un libro in francese, conversare in francese e così via. Beta no. Tutti quanti direbbero che Alfa sa parlare francese, Beta no. Arriva Orarel e ci dice: no, non è vero. Tanto per cominciare in questo momento Alfa sta leggendo un libro in italiano, non in francese. E poi se mandiamo Beta a studiare, tra qualche mese, se tutto va bene, sarà in grado di parlare francese.
Molto convincente, no?

L’essere umano è persona in quanto essere umano. È la peculiarità della sua natura ad avere la qualità personale. Perciò, appena siamo in presenza di un individuo della specie uomo lì c’è persona. Dove c’è uomo c’è persona, non viceversa. «La persona è una sostanza individuale di natura razionale», dice Boezio. Di natura razionale. Per natura siamo persone. Dove appare un individuo della specie umana c’è una persona. Altrimenti regna l’arbitrio delle attribuzioni e delle negazioni di questo attributo naturale.

Boezio aveva i suoi buoni motivi per affermare che la persona è una sostanza individuale; non sono però sicuro che oggi si possa sostenere tranquillamente questa tesi.
Più in generale, se vogliamo ricondurre il concetto di persona a quello di uomo, o si dice che i due concetti sono sinonimi completi, e questo mi sembra difficilmente sostenibile, oppure si spiega perché l’uomo è per natura persona, senza dimenticarsi di spiegare l’imprescindibilità di questa natura. Cosa ha l’uomo che le scimmie antropomorfe non hanno?

Per altri aspetti del testo di Orarel rimando alla risposta di Chiara Lalli: Ma il girino non è già una rana!

3 pensieri su “Scienza e filosofia: siamo uomini o persone?

  1. «Bisogna però capire se il ragionamento viene prima oppure dopo i dati. E bisogna, soprattutto, capire se il ragionamento e la filosofia possono anche fare a meno dei dati, ossia discutere di uomini e persone senza neppure sapere, ad esempio, come si sviluppa il sistema nervoso centrale.»

    Mi tiro dalla polemica, ma commento questa tua frase.
    Rovesciamo la questione su prima o dopo i dati con un parallelo con la fisica.
    Quando noi cominciamo a fare fisica, cioè a studiarla da zero, senza libri, senza antecedenti storici, dal nulla non partiamo mai da zero.
    Certo, ci sono delle credenza sulla realtà e il suo funzionamento, ma possiamo sospendere.
    Facciamolo.
    Ora restano comunque delle nostre “intuizioni” su causalità e legami da oggetti: è la cosiddetta “fisica ingenua”, che di ingenuo non ha nulla, se non nel senso etimologico di “spontaneo”.
    Quello è il punto di partenza per ogni nostro esperimento misurabile, per ogni raccolta di dati, per ogni teoria, per ogni teoria di fisica teorica etc.
    Per quanto si possa arrivare a nuove conoscenze sul mondo, cambierà solo l’intepretazione del mondo come ci appare, cioè sorretto dalla “fisica ingenua”, ma non in un mondo diverso.
    Di più, è scorretto dire che le nuove scoperte della fisica hanno confutato quella fisica ingenua, perché l’una regge il mondo fenomenico, l’altra lo spiega e sono in un ordine gerarchico: potremmo avere una percezione esatta del mondo fenomenico senza sapere leggi fisiche, ma non avremmo leggi fisiche senza la fisica ingenua.
    Dunque c’è qualcosa di immediato che è sia il putno di partenza sia il fondamento.

    Ora, il mondo della fisica è sullo stesso piano dell’uomo come tu lo intendi: ciò che Mario, Miriam, John, Uwe, Francois e Stojan hanno in comune tra di loro astratto per essere studiato e spiegato, non vissuto.
    L’uomo, insomma.

    Ora, che cosa ti fa credere che noi nei rapporti interumani abbiamo a che fare con l’ “uomo” e non con qualcosa di più primitivo e fenomenico, pari alla fisica ingenua che precede e fonda ogni tentativo di studio dello “uomo”?
    E per la risposta l’onere della prova, mi pare, sta dalla parte di vuole far precedere “i fatti” alla filosofia( intesa come studio di quel mondo fenomenico ), non viceversa.
    ciao! 🙂

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