Relatività del torto

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 9 mesi 10 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Isaac Asimov non ha bisogno di presentazioni.
L’UAAR, invece, ne ha probabilmente bisogno: l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nata nel 1987, si occupa, tra le altre cose, di promuovere la “conoscenza delle teorie atee e agnostiche”. Dal 1996 l’UAAR pubblica una rivista bimestrale, L’Ateo. Il numero 5/2006 di questa rivista è dedicato al relativismo e pubblica, tra gli altri interventi, un vecchio articolo di Isaac Asimov intitolato La relatività del torto.

In questo articolo Asimov difende una sua affermazione:

Pare che in uno dei miei innumerevoli scritti io abbia espresso qui e là una certa soddisfazione per il fatto di vivere in un secolo che ha raggiunto una corretta comprensione delle basi dell’universo. Senza entrare nel merito, mi limitavo a dire che oggi conosciamo le leggi fondamentali che regolano l’universo e le interrelazioni gravitazionali tra i suoi componenti più importanti […]. Conosciamo anche le leggi basilari che governano le particelle subatomiche e le loro interrelazioni […]. Tutte queste scoperte sono avvenute nel XX secolo.

L'ateo 5/2006In una lettera, un giovane laureando in letteratura inglese, che immaginiamo essersi oramai laureato da tempo, gli ricorda che «in ogni secolo la gente ha creduto di aver compreso definitivamente l’universo, e che ogni volta si è dimostrato che aveva torto». Pertanto, conclude lo studente, anche le nostre conoscenze attuali sono errate.

Asimov ha buon gioco a mostrare la inefficacia e l’inadeguatezza di una concezione rigida e assoluta di giusto e sbagliato:

Capirete quello che voglio dire ammettendo che giusto e sbagliato sono concetti relativi. Come si scrive “zucchero”? Alice risponde p-q-z-z-f, mentre Manuela risponde s-u-c-c-h-e-r-o. Hanno sbagliato entrambe, ma c’è qualche dubbio che Alice abbia sbagliato più di Manuela? Oppure supponete di scrivere “zucchero”: s-a-c-c-a-r-o-s-i-o o C12H22O11. Strettamente parlando, avete sbagliato entrambe le volte, ma avete dimostrato una conoscenza dell’argomento al di là della semplice scrittura.

Grazie a questa concezione relativa dell’errore, Asimov può tranquillamente confutare la conclusione dello studente impertinente: le nostre conoscenze attuali non si riveleranno mai completamente errate, al massimo verranno completate o migliorate, ma non radicalmente confutate.

Un tempo si credeva che la terra fosse piatta; già gli antichi greci migliorarono la loro conoscenza sostenendo che, in realtà, essa è sferica; Newton dimostrò che, a causa della forza centrifuga che agisce lungo l’equatore, la terra non può essere una sfera perfetta, bensì uno sferoide schiacciato; nel 1958, grazie alle misurazioni del satellite artificiale Vanguard I, si scoprì che la terra ha, grosso modo, la forma di una pera, per quanto la deformazione rispetto allo sferoide di Newton sia minima.
Sia gli antichi che i moderni, con la loro terra sferica e sferoidale, avevano torto, ma in una maniera diversa dalla terra piatta dei sumeri.

Isaac AsimovIl discorso di Asimov è corretto, però ha confutato unicamente la conclusione, non la premessa dello studente: per quanto in maniera relativa, anche le conoscenze del ventesimo secolo si mostreranno errate.
Se il concetto di sbagliato è relativo, lo è anche quello di giusto, e pertanto la convinzione di «vivere in un secolo che ha raggiunto una corretta comprensione delle basi dell’universo» è quantomeno problematica: anche Newton e Aristotele, molto probabilmente, ebbero questa convinzione.

Galileo, invece, non ebbe una simile convinzione, perché con Galileo, seguendo le vulgate storiografiche, è iniziata la scienza moderna: una rivoluzione scientifica, un cambiamento di paradigma sia per le conoscenze che per i metodi.
Asimov non sembra prendere in considerazione l’esistenza di simili rivoluzioni: la sua analisi presenta un andamento regolare e uniforme della scienza: «perfino le nuove teorie più rivoluzionarie scaturiscono di solito da piccoli aggiustamenti». Scaturiscono da piccoli aggiustamenti, ma non è detto che si riducano ad essi.

Bisogna comunque lodare Asimov quando difende la teoria della terra piatta:

Oggi c’insegnano che la teoria della Terra piatta è sbagliata: tutta sbagliata, terribilmente sbagliata, assolutamente sbagliata. Ma non è così. La curvatura terrestre è quasi 0 per chilometro, dunque, per quanto effettivamente sbagliata, la teoria della Terra piatta è casualmente quasi corretta. Per questo è durata a lungo.

Giusto e sbagliato sono relativi, e da questo passaggio si intuisce il riferimento di questa relatività: l’uomo. La terra piatta è una buona teoria, e quindi giusta, per alcuni scopi, cattiva, e quindi sbagliata, per altri.

13 pensieri su “Relatività del torto

  1. Quando pubblicherai, caro estinto, un libro di filosofia per la sopravvivenza? ^_^
    Se vuoi ti farò da beta-tester per scrutare la fruibilità ai non addetti ai lavori (quale io, per lo più, sono)…

    Bye bye

  2. “Scriverò un libro di filosofia per la sopravvivenza quando la filosofia servirà a sopravvivere.”

    Ora capisco perché sei estinto 🙂

    Ma per caso sei iscritto alla mailing list “ateismo”?

  3. Sono estinto perché il dodo è il “mio” animale e perché quasi tutto quello che mi piace o mi interessa piace o interessa a poche altre persone (e quindi è destinato all’estinzione).
    L’ateismo è la mailing list dell’UAAR?
    Il problema è che io sono ateo e agnostico, ma non nel senso del termine che, credo, vi attribuisce l’UAAR.

  4. “Il problema è che io sono ateo e agnostico, ma non nel senso del termine che, credo, vi attribuisce l’UAAR.”

    In che senso,allora? (giusto per curiosità).

  5. Se questo commento fosse un articolo, lo intitolerei “Perché non sono cristiano”, vergognandomi per il paragone con Russell.
    Ad ogni modo, tendo a pensare all’esistenza di Dio
    non come all’esistenza di un ente.
    Un frigorifero esiste o non esiste, e se esiste per me e non esiste per te, uno dei due sbaglia.
    Dio invece è oggetto di fede, riguarda il mio modo di vedere il mondo, e può esistere per te (tu hai fede in Dio, ti rivolgi a lui) ma non per me. Io sono ateo o agnostico nel senso che per me Dio non esiste. Per un membro dell’UAAR, Dio non esiste, senza aggiungere “per me”. Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

    Come ho già detto altrove, politicamente e socialmente, più UAAR e meno CEI 😉

  6. “Dio invece è oggetto di fede, riguarda il mio modo di vedere il mondo, e può esistere per te (tu hai fede in Dio, ti rivolgi a lui) ma non per me.”

    Questo discorso non ha molto senso. Se io credessi al Mostro di Loch Ness, se mi rivolgessi a lui, se la mia vita fosse guidata dalla fede nel Mostro, non per questo il Mostro esisterebbe.

    Per quale strana ragione per un presunto essere intelligente creatore dell’universo questo discorso non vale?

  7. Questo discorso non ha molto senso.

    Sono d’accordo: se pensi a Dio come pensi al Mostro di Loch Ness, non ha senso. Se pensi che Dio è, per esprimersi alla buona, trascendente e che affermare “Dio esiste” è una bestemmia quanto affermare “Dio non esiste”, forse un senso c’è.
    Forse.

  8. “Se pensi che Dio è, per esprimersi alla buona, trascendente e che affermare “Dio esiste” è una bestemmia quanto affermare “Dio non esiste”, forse un senso c’è”

    Perdonami, ma non riesco a capire. Cosa significa trascendente in questo contesto? Il “Dio” che immagini sarebbeun principio acui ci ispira, una “regola del guoco” della vita, o che altro?

    Se “Dio esiste” e “Dio non esiste” sono entrambi ugualente falsi (o ugualente validi) , l’enciato “Dio esiste” non diventerebbe privo di senso?

    E cosa stabilisce che esista il trascendente?

    (Scusa le troppe domande in un solo post)

  9. “e può esistere per te (tu hai fede in Dio, ti rivolgi a lui) ma non per me”
    E’ un ragionamento che un po’ mi ricorda l’esplicarsi del “Piano” nel ciclo della Fondazione del citato Asimov.
    Se le nostre capacità intellettive (la mia senz’altro!) non fossero limitate dal contesto quadridimensionale in cui viviamo e che dobbiamo addirittura linearizzare per tentare di comprendere, quello che affermi potrebbe avere più fondamento tangibile di ciò che in apparenza saremmo portati a credere. Accidenti alle nostre piccole menti (la mia senz’altro!) che devono sempre prima ordinare tutto in un sistema banale e non intelligono la complessità ed il caos così come sono e come potrebbero essere in un multiverso! 🙂

  10. Kirbmarc: non solo le domande sono troppe, ma sono anche troppo grosse. Prima o poi risponderò.

    lector in fabula: come fai ad essere così sicuro che le nostre facoltà mentali non siano più che sufficienti per comprendere il mondo?

  11. vi perdete dentro un bicchiere di vino senza l acqua in più trasparente e chiuso….le verità le realtà le conggetture la fisica, quanto la sua teoria..lascia il tempo che trova..chi cerca non trova ma lascia quello che ha trovato prima..la relazione è relativa..cominciate ha levare le parole più che aggiungerle.
    le regole sono i limiti delle regole…

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