Ontologia in movimento

closeQuesto articolo è stato pubblicato 12 anni 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Copertina_Ferraris_Dove_SeiMaurizio Ferraris; Dove sei? Ontologia del telefonino; Milano, Bompiani, 2005

Il titolo dell’ultimo lavoro di Maurizio Ferraris è parziale: non si tratta soltanto di una ontologia del telefonino ma anche, e soprattutto, una ontologia a partire dal telefonino.
L’ontologia si occupa di ordinare e descrivere tutto quello che c’è o, per usare un linguaggio più filosofico, che esiste.
Iniziamo dalla prima questione: che tipo di oggetto è il telefonino? L’intuizione di Ferraris, debitore in questo a Derrida, è che il telefonino non è una semplice estensione del telefono, non è uno strumento legato esclusivamente alla dimensione orale: il telefonino è essenzialmente una macchina da scrivere. Non solo gli sms, ma anche rubrica, agenda e brevi appunti oltre ad internet e email; verosimilmente, in futuro il telefonino accentrerà le funzioni di carte di credito, tessere sanitarie e patenti.
Per comprendere meglio l’importanza di questo passaggio, bisogna superare due miti della scrittura. Il primo è la presunta subordinazione alla dimensione orale, quasi lo scritto fosse uno scadimento del parlato: falso innanzitutto perché in molti casi la scrittura è preferibile all’orale (vedi i già citati sms), e soprattutto perché per molti aspetti lo scritto è fenomeno originario e autonomo.
Il secondo mito da superare riguarda la comunicazione: la scrittura non serve tanto alla comunicazione tra persone, funzione indubbiamente utile ed evidente, ma non fondamentale. Uno scritto essenzialmente serve a registrare.

È a partire dal tema delle iscrizioni che si arriva al secondo tema del lavoro di Ferraris: l’ontologia a partire dal telefonino.
Le iscrizioni, il cui supporto assoluto diverrà e in parte già è il telefonino, sono infatti componente costitutiva degli oggetti sociali come una promessa oppure l’obbligo di guidare a destra.
L’ultima parte del saggio è appunto dedicata all’ontologia di questi particolari oggetti. Al pari degli oggetti fisici, non dipendono dalla volontà umana (per rendersene conto è sufficiente provare a non pagare una consumazione al bar) eppure sono inconcepibili senza l’uomo (non esistono bar, consumazioni e conti da pagare per i lombrichi). Ferraris riconduce questi oggetti sociali alle iscrizioni, e la sua soluzione è sicuramente più convincente di quelle basate su una risoluzione agli oggetti fisici o ad una non meglio definita intenzionalità collettiva.

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