La fine del mondo

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 10 mesi 10 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Una noia mortale.
Non c’è altro modo di definire il suo lavoro: una noia mortale. Non che si aspettasse una vita avventurosa: quando, molti anni prima, aveva deciso di iscriversi a fisica, sapeva che non lo avrebbero atteso rocambolesche imprese. Non si aspettava, però, di dover passare la giornata a fissare il monitor di un computer, aspettando.
Questo, da alcune settimane, era il suo lavoro: aspettare. Aspettare lo scontro, se così si può dire, di due particelle infinitesimali. Una noia mortale.
Magari accadesse quello che alcuni paventavano: la creazione di un buco nero con conseguente fine del mondo. Un buco nero avrebbe movimentato un po’ la giornata, e la fine del mondo avrebbe risolto definitivamente il problema del mutuo.

L’unica cosa che riusciva a tenerlo sveglio era, oltre al pensiero del mutuo, la caffeina. Decise quindi di andare a prendere un altro caffè, l’ennesimo di quel lungo pomeriggio (o era mattina? non se lo ricordava).
Si alzò, si diresse verso la porta e cercò di aprirla, ma la porta non cedette di mezzo millimetro. Immobile. Cosa stava succedendo? Tornò alla scrivania e prese il telefono, per avvisare i colleghi: muto. Un email! Avrebbe mandato un email agli amici. Il computer risultava scollegato: non aveva accesso alla rete interna del CERN.
La fine del mondo?

“Non si preoccupi, è tutto sotto controllo”.
Il povero ricercatore rischiò l’infarto. Era solo, nel laboratorio, eppure adesso c’era un’altra persona. Una donna che indossava una specie di pigiama fuori moda.
“Mi scusi, devo averla spaventata. Mi spiace.”
Deve essere qualche scherzo dei colleghi. Uno degli svantaggi di un lavoro noioso è che lascia molto tempo per fare scherzi ai colleghi.
“Non…. non fa niente. Lei, scusi, chi è?”
“Puoi chiamarmi Laura. Vengo dal futuro e sono qui per salvare il vostro mondo.”
Certo che i suoi amici potevano impegnarsi un po’ di più e inventarsi qualcosa di più originale. E poi, quel ridicolo pigiama…
La donna interruppe i pensieri del povero ricercatore:
“Posso farti una domanda?”
“Sì, certo, dimmi.”
“Ma siete tutti vestiti così, nella vostra epoca?”
“…”
“No, è che quella camicia ricorda molto i nostri pigiami… per non parlare dei tuoi pantaloni!”
“…”
“Scusa, non volevo offenderti.”
“Non mi stavi spiegando che sei qui per salvare il nostro mondo?”
“Sì, esatto: tra pochi giorni, qui dentro si aprirà un varco dimensionale, e alcune creature provenienti da un’altra dimensione invaderanno il vostro mondo.”

Il povero ricercatore era un po’ deluso dalla deriva fantasy degli autori dello scherzo: l’invasione di creature extra-dimensionali è proprio banale!
“Immagino che queste creature distruggeranno, o hanno distrutto, il mio mondo.”
“Oh no, non distruggeranno praticamente nulla. Ci sarà solo qualche morto di paura.”
“Tutto qui? Cioè, tu hai affrontato un viaggio nel tempo per salvare la vita a qualche vecchietto morto di infarto?”
“Hai detto cioè!”
“…”
“Mi avevano avvisato che in questa epoca fate largo uso di questa parola, ma non ci credevo!”
“…”
“Comunque il problema non sono i morti, ma la perdita di fiducia nella scienza. Queste creature provenienti da un altra dimensione metteranno in crisi tutte le credenze attuali. Nessuno crederà più nella scienza, il metodo scientifico verrà considerato un inutile fardello del passato e le religioni positive perderanno completamente presa sul mondo. A dominare il mondo saranno l’irrazionalità, la magia, il sovrannaturale: tutto è possibile, niente è impossibile, e si sarà disposti a credere a tutto. Sarà la fine delle civiltà come voi la conoscete.”
Il povero ricercatore chiese mentalmente scusa agli architetti di questo geniale scherzo: altro che banale deriva fantasy, qui si è al thriller fantapolitico! Improvvisamente un fulmine lo colpì.

Mentre cadeva a terra, mezzo stordito, sentì una profonda voce maschile: “Fermati, donna!”
A pronunciare queste parole fu una sorta di santone ecumenico: capelli alla Sai Baba, tunica alla Panoramix, spada laser jedi in mano. “Le forze del bene sono arrivate appena in tempo, infedele seguace delle malvagie dottrine del lato oscuro della mente.”
Il povero ricercatore strisciò lentamente verso la donna, e le chiese chi fosse questo tizio dall’aspetto per nulla rassicurante.
“Un cavaliere dello zodiaco; non ne avevo mai incontrato uno, prima: sono molto potenti e intervengono solo in casi eccezionali. Di solito, per sistemare le cose, mandano i Power Rangers. Non posso affrontarlo: devo scappare. E fossi in te farei la stessa cosa.”
Il cavaliere lasciò cadere la tunica e, brandendo la spada laser, partì all’attacco della donna. Alcuni lampi illuminarono la stanza, stordendo definitivamente il povero ricercatore.

Le prime parole che il povero ricercatore pronunciò furono un banale “Dove sono?”. Anche la risposta fu terribilmente banale: nell’infermeria del laboratorio, amorevolmente accudito da un infermiere e dalla collega del turno successivo.
La versione ufficiale dell’incidente imputò l’accaduto a un cortocircuito del sistema di illuminazione, come se una lampadina fulminata potesse spiegare le bruciature sul pavimento e una ridicola tunica trovata per terra.
Per fortuna nessuna delle sofisticate apparecchiature del laboratorio riportò danni.

Il giorno dopo, il povero ricercatore era di nuovo al lavoro, osservando i monitor che, in continuazione, riportavano i dati dell’esperimento.
Nessuno dei suoi amici si era fatto avanti per rivendicare lo scherzo.

Il povero scienziato iniziò a temere che fosse tutto vero.

La fine del mondo.

11 pensieri su “La fine del mondo

  1. il “bene” potrebbe essere la donna del futuro, lo jedi panoramix, o i cavalieri dello zodiaco (nonché i potenti power rangers) – o nessuno di questi. potrebbe essere il fisico annoiato.

    dovresti pensare a un ministro della semplificazione – roba da fantascienza 😀

  2. @Marco: Invece i Power Rangers li incontri tutti i giorni, andando a fare la spesa, vero? 😉

    @Alex: Non c’è gusto a semplificare le storie: lasciando qualche buco nella storia far la figura del grande autore e far sentire stupidi i lettori che non capiscono (vedi ultimo Batman). 😉

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